Rapporto madre figlia: perché si litiga e come superare i conflitti

Quello tra madre e figlia è un rapporto speciale e profondo, ma anche molto delicato che muta nel tempo: dal rapporto simbiotico post nascita, man mano che la figlia cresce il rapporto si caratterizza e si alterna da fasi di amore-odio: da un lato c’è il bisogno di identificazione della figlia nei confronti della madre, dall’altro la ricerca di indipendenza e di affermazione della propria identità femminile. Ed è proprio durante l’adolescenza che spesso il rapporto tra madre e figlia può entrare in crisi. Vediamo cosa accade nel rapporto e come affrontare e superare i conflitti, considerando le situazioni più comuni che spesso incrinano gli equilibri.

La rivalità

Si tratta di una situazione molto più comune di quel che si possa pensare: se la madre – anche col passare degli anni – è ancora un tipo giovanile, affascinante, e con un ego importante (per non dire “ingombrante”), la figlia rischia quasi di sentirsi “schiacciata”, incapace di esprimere pienamente la propria personalità e costretta in una sorta di competizione nei confronti di un genitore così esuberante.

Qui è fondamentale mettersi nell’ottica che non si è di fronte a nessuna gara, e soprattutto non sentirsi minacciate, ma al contrario sollevate, se la propria madre dimostra di tenere a se stessa tanto a livello fisico, quanto mentale. Meglio cercare di sdrammatizzare questo presunto antagonismo, anche in termini scherzosi, accogliendo le motivazioni di ambo le parti, può certamente aiutare a trovare un compromesso e ad evitare che il sentimento negativo si esprima in un’azione altrettanto negativa e dannosa.

L’invadenza

Erano così sin dai tempi dell’adolescenza, e il tempo non le ha di certo cambiate: alcune madri non riescono proprio ad accettare che nel rapporto con le loro figlie esistano delle “zone off limits” dalle quali sono escluse, e questo fa sì che continuino cocciutamente a ficcare il naso anche laddove non dovrebbero.

Il risultato? Tensione a mille, senso di oppressione e pazienza sul punto di esplodere da un momento all’altro. Parlarne e cercare di far valere le proprie ragioni non sempre funziona, e in alcuni casi vale la pena ricorrere alle maniere forti: molti psicologi americani suggeriscono di concordare da ambo le parti una parola chiave che definisca i “confini” dell’intromissione. Ogni volta in cui il limite nella conversazione rischia di venire valicato, l’atto di pronunciarla fungerà da “semaforo rosso”, decretando il punto da non oltrepassare, pena rientrare nel circolo vizioso dell’invadenza e del conseguente litigio. Provare per credere.

Il senso di colpa

In generale, le madri che tendono a far ruotare tutta la loro vita intorno a quella della loro figlia sortiscono un effetto negativo, poiché tutto ciò che può “minacciare” questo rapporto viene sistematicamente attaccato e allontanato con ogni mezzo a disposizione, tra cui il senso di colpa, che diviene l’arma principale del combattimento. Tentare di ribellarsi a tale meccanismo perverso spesso significa dover avere a che fare con sentimenti angosciosi destinati a riemergere ogni qual volta si prendono decisioni autonomamente, che per forza di cosa mettono la relazione genitoriale in secondo piano.

Non cadere più vittime del ricatto morale materno non è affatto semplice, ma un modo intelligente per opporvisi può essere costituito dal programmare sistematicamente un weekend, una cena o una qualsiasi attività in compagnia della propria madre. Così, da un lato lei verrà rassicurata in merito alla sua ansia da abbandono, ma al tempo stesso le sarà ribadita in maniera implicita l’indipendenza emotiva della propria figlia, che rappresenta un qualcosa di cui andare fiere e da non ostacolare.

La gelosia

Un altro problema che può guastare i rapporti fra madre e figlia è la gelosia: di solito, quando si parla di tale sentimento fra genitori e figli, si pensa subito al complesso di Edipo, mentre in realtà anche una madre può essere gelosa della propria figlia quando questa comincia a crescere. Non si tratta di una situazione di cui si parla ancora molto perché stride con l’immagine idealizzata e convenzionale della figura genitoriale in questione, ma più spesso di quanto si possa pensare, la madre può nutrire sentimenti ambivalenti soprattutto se non riesce ad affrontare con serenità il fatto di stare invecchiando. In tal caso, vedere nella figlia la giovinezza e la bellezza che non ha più può scatenare quella gelosia che con un figlio maschio è più rara, mancando la stessa identificazione.

Che fare quando ciò avviene? I sentimenti non vanno mai nascosti, per cui non bisogna aver paura di chiamare le cose con il proprio nome e di esplicitare il sentimento che si prova: parlarne aiuta a sdrammatizzare, nonché a prendere le distanze dalle sensazioni negative troppo a lungo represse.

L’assenza

Un rapporto molto problematico e conflittuale può crearsi anche quando la madre risulta assente, ovvero esageratamente presa dalla sua vita esterna, a scapito del suo ruolo materno. Il rischio è qui quello di apparire poco presente e poco interessata a ciò che accade nella quotidianità della proprie figlia, che finisce per abituarsi a tale distanza, così che entrambe le parti diano quasi per scontata la mancanza di un vero legame e di una vera relazione.

Impegnarsi a ricostruire una connessione dopo anni non è affatto semplice, ma l’unica soluzione per uscire da una situazione di questo tipo è che tanto la madre, quanto figlia, si sforzino di trovare le occasioni e la voglia per conoscersi nuovamente e trascorrere dei momenti insieme – quel famoso “quality time”, inteso come “tempo di qualità, importante” – in modo da cementare il loro legame.

Il peso delle aspettative

Spesso le figlie vengono caricate col peso delle aspettative delle proprie madri, senza essere in grado di vedere e far emergere la loro vera identità e rimanendo vittime di un rapporto ambivalente e assai problematico. Da un lato infatti, la figlia cercherà di assecondare la mamma il più possibile per essere da lei amata e accettata, dall’altro però proverà rabbia e frustrazione per non essere lasciata libera di esprimersi e credendo (erroneamente) di non essere accettata per quello che è.

È normale per un genitore desiderare il meglio per la propria figlia e cercare di indirizzarla nel modo che si ritiene più giusto, ma è necessario anche prendere coscienza del fatto che lei non è un prolungamento di sé, ma una persona con le proprie idee e la propria concezione della vita, che a volte può essere in netto contrasto con quanto ci si aspettava. Solo accettando tali (inevitabili) contrasti sarà possibile porre le basi per un rapporto nuovo e più sereno.

La libertà di sbagliare

Il detto “le vie per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni” la dice lunga a riguardo: è normale e naturale che un genitore tenda a voler evitare alla propria figlia sbagli ed errori che l’hanno portata a provare grosse sofferenze in prima persona in passato.

Il risultato? Rinchiuderla in una sorta di “campana di vetro”, dalla quale prima o poi uscirà senza la forza necessaria per affrontare le sfide e le inevitabili delusioni che la vita mette davanti a qualsiasi essere umano, caratterialmente impreparata a reagire ed esageratamente bisognosa del sostegno materno, anche in età adulta. Affinché il rapporto sia sereno ed equilibrato, una madre – per quanto possa apparire difficile – deve essere in grado di lasciare i figli liberi di commettere i loro passi falsi e di scontrarsi con le responsabilità derivanti da tali scelte, rimanendo però sempre pronte a perdonarli e a riaccoglierli quando si renderanno conto dell’accaduto, auto-imponendosi di non vestire i panni della moralizzatrice critica e severa.