I genitori sono preoccupati. Ansiosi come e forse più dei loro figli e delle loro figlie, per una scuola che “carica” di compiti troppo spesso e che non vede gli studenti e le studentesse nella loro complessità. Eppure a quella stessa scuola le famiglie chiedono aiuto, domandano un sostegno per accompagnare i giovani e le giovani lungo il percorso della formazione e della crescita.

I sondaggi di Donna Moderna e MyEdu

È questo che ci hanno detto le mamme e i papà nel sondaggio condotto da Donna Moderna e MyEdu nell’ambito del progetto Sportello MyEdu, il percorso dedicato ai/alle protagonisti/e del mondo dell’educazione e che vuole far emergere i bisogni autentici, suggerendo le possibili risposte.

Con le esperte di MyEdu, la casa editrice specializzata nella realizzazione di strumenti e contenuti digitali per la didattica, e partner del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nel primo sondaggio abbiamo indagato il mondo degli studenti e delle studentesse, e ora ci occupiamo dei genitori che, all’inaugurazione di questo anno scolastico, sono assaliti da molti timori.

Cosa rispondono i genitori

Una mamma e un papà su cinque dicono di sentirsi spesso sopraffatti dalle richieste della scuola. Prima di tutto, c’è da gestire un carico di lavoro che a volte non lascia spazio ad altro. Il 41,9% dichiara che la maggiore preoccupazione riguarda l’equilibrio tra scuola e attività extrascolastiche. Ma a questo pensiero si aggiunge l’ansia da prestazione del proprio figlio o della propria figlia: una condizione che incide sul suo benessere emotivo. A metterlo in evidenza è un quarto delle famiglie (25,8%) che hanno risposto al questionario.

Cosa chiedono i genitori alla scuola

«È proprio così» è il primo commento di Monica Bertelli, psicologa e coach impegnata nell’ambito dell’apprendimento e delle neurodiversità, e membro del Comitato Scientifico di MyEdu. «Quando uno studente o una studentessa vive costantemente nella paura del giudizio, dell’errore e di non essere abbastanza, fatica ad apprendere e a esprimere il proprio potenziale. Le famiglie lo percepiscono, ma spesso non dispongono degli strumenti necessari per comprendere cosa stia accadendo e come accompagnare i propri figli con serenità ed efficacia. I genitori» continua la dottoressa Bertelli «chiedono che in classe possa fiorire il talento, che questo non resti nascosto o addirittura bloccato da paure e vissuti di inadeguatezza che, nel tempo, possono trasformarsi in disagio.

E per l’83,4% delle famiglie, il modello educativo da trasmettere non ha a che fare solo con il raggiungimento di obiettivi, ma è basato anche sul benessere emotivo e sulla scoperta del talento personale. È come se i genitori avessero intuito quanto sia importante un ambiente emotivamente accogliente». Colpisce e quasi commuove la risposta di uno di loro alla domanda aperta: “Cosa chiederesti alla scuola?”. Sentite cosa ci ha scritto: «Di apprezzare gli studenti e le studentesse anche se non sufficienti nei voti e appassionarli/e al sapere, convincerli/e che il voto è solo uno strumento per misurare l’impegno e non l’intelligenza».

Famiglie e scuola devono collaborare

Della necessità di un’alleanza parla anche Barbara Urdanch, pedagogista e professoressa all’Università di Torino, esperta in processi dell’apprendimento e formatrice dell’Associazione Italiana Dislessia. L’impressione dell’esperta, che coordina lo Sportello MyEdu, è che la scuola venga percepita dalle famiglie come un’antagonista, non come partner educativo. «I dati lo dicono con chiarezza» spiega la professoressa.

«Il 71% considera fondamentale una collaborazione strutturata, ma dalle risposte libere emerge un quadro ben diverso: un dialogo spesso assente, parziale, lasciato all’iniziativa delle singole docenti e dei singoli docenti, e una fiducia reciproca che stenta a costruirsi. Ma quando scuola e famiglia parlano linguaggi diversi, quando i messaggi educativi si contraddicono invece di rinforzarsi, sono le studentesse e gli studenti a pagarne il prezzo. E lo fanno in termini di motivazione, di regolazione emotiva e di senso di appartenenza al proprio percorso formativo».

Serve una scuola inclusiva

Due mondi diversi che dovrebbero sedersi a un tavolo e imparare a dialogare, con competenze diverse e obiettivi comuni, e dove le famiglie devono e possono fare la loro parte, sottolinea Elisabetta Geda, psicologa e psicoterapeuta area neuropsicologica e docente A/C presso IusTO-istituto universitario salesiano di Torino, e membro del Comitato Scientifico di MyEdu. «Quello che consiglierei ai genitori è di non lasciarsi tentare, di non spostare tutte le responsabilità di ciò che non va sulla scuola. Quando leggo che il 53,3% delle persone che hanno risposto al sondaggio pensa che sarebbero utili metodi di studio personalizzati, ma il mondo dell’istruzione non è pronto, intravedo anche questo rischio. È vero che è nelle aule che vanno comprese e assecondate le caratteristiche di ciascuno/a, anche nel modo di imparare, ma è un percorso che si co-costruisce: la famiglia, e il ragazzo e la ragazza, devono creare tutti insieme un ambiente che possa favorire l’apprendimento, devono pensarsi parte di una squadra».

Studio alternativo non vuol dire più facile

E attenzione, avverte l’esperta, a non cadere nell’equivoco che un metodo di studio diverso dal “tradizionale” significhi anche più facile. «Alla domanda su come affrontare i mesi estivi, il 66,7% ha risposto: allenamento con metodi e strumenti che rendano il ripasso più piacevole. Lavorare in estate è già molto frustrante, ma per costruire e consolidare apprendimento non è la “facilità” che serve. Come ci insegna Dahene, neuroscienziato cognitivo di fama internazionale, le persone apprendono meglio quando si sentono ingaggiate, è allora che il nostro cervello mette in gioco pienamente le proprie risorse cognitive per risolvere il problema proposto e raccogliere il più possibile dall’esperienza». Lo studio diventa una sfida che il nostro cervello sente di dover superare. Ed è questa la magia.

Il terzo sondaggio sul rientro: ora tocca agli insegnanti

Siamo arrivati al terzo appuntamento con lo Sportello MyEdu. Dopo avere ascoltato studenti e studentesse, mamme e papà, ora è la volta degli insegnanti. Se desiderate parlarci di ciò che succede in classe e fuori dalle aule, e lasciarci il vostro punto di vista, partecipate al nostro sondaggio. Riceverete tre mesi di abbonamento digitale gratuito a Donna Moderna. Basta collegarsi qui: l1nk.dev/7ia3pb1

La piattaforma rivoluzionaria di MyEdu

Il rientro scolastico toglie serenità? Il consiglio di MyEdu è cercare di capire insieme al proprio figlio o figlia qual è il suo stile di apprendimento. C’è chi impara leggendo, chi ascoltando, chi prendendo appunti; scegliere l’approccio più idoneo permette di usare al meglio l’energia cognitiva. Si imposta da qui un metodo di studio e si individuano risorse e strumenti. Contenuti interattivi digitali, come video, mappe, colori, audio, collegamenti, possono aiutare a comprendere concetti complessi.

MyEdu propone un percorso costruito intorno alle esigenze di ogni famiglia, con risorse e contenuti multimediali, una piattaforma didattica con video lezioni, mappe, quiz, attività per il ripasso e l’autovalutazione, con un tutor dedicato. Il costo non supera i 79 euro al mese e include l’accesso ai contenuti didattici, il tutor dedicato e tutti i materiali e risorse multimediali per la scuola primaria e secondaria di I grado. Per conoscere un’offerta su misura sulle esigenze della propria famiglia è possibile prenotare una consulenza didattica gratuita con un consulente MyEdu su myedu.it