«Faccio fatica a restare concentrato, ci sono troppe cose da ricordare e da ripetere». «Mi annoio!», «Non riesco a mantenere l’attenzione quando la prof spiega». «Non mi ricordo mai i nomi di laghi, fiumi e montagne». Sembra di vederli, questi ragazzini e queste ragazzine, seduti nei banchi mentre guardano spaesati gli insegnanti e le docenti. Un mese fa abbiamo chiesto loro di rispondere al nostro sondaggio, il primo del progetto Sportello MyEdu: a prepararlo sono state le esperte del Comitato Scientifico di MyEdu, la casa editrice specializzata in strumenti e contenuti digitali per la didattica e partner del Ministero dell’Istruzione e del Merito (myedu.it). Adesso, mentre scorriamo i risultati, maturiamo una certezza: questa è una generazione che sui banchi si sente poco compresa. E per la quale possiamo fare molto, moltissimo.
Un viaggio fatto di esperienze, idee e strumenti: dedicato a chi studia
Lo Sportello MyEdu è un percorso a tappe dedicato a coloro che studiano, ma anche al mondo degli adulti che li accompagnano: l’obiettivo è far emergere con chiarezza i bisogni di apprendimento delle nuove generazioni, e proporre strade e strumenti per rendere il percorso più a misura di studenti e studentesse. Siamo partiti a marzo con questo sondaggio rivolto agli alunni e alle alunne delle scuole primaria e secondaria di primo grado. Ora ci aspettano la seconda e la terza tappa rivolte rispettivamente a genitori e insegnanti. C’è un messaggio dentro la bottiglia delle confessioni scritte dai ragazzi e dalle ragazze nel sondaggio, e sta a noi adulti intercettarlo e agire. Quasi il 35% di chi ha risposto afferma di sentirsi un po’ o decisamente in difficoltà, quando è a scuola. Tra le cose che riescono più difficili c’è il concentrarsi (25%), seguito dalla capacità di organizzare il lavoro (18,8%), e uno su quattro vorrebbe sentirsi meno giudicato. «Ragazzi e ragazze non sono disinteressati, le loro risposte ce lo dicono in modo chiaro» premette Barbara Urdanch, pedagogista e professoressa all’Università di Torino, esperta in processi dell’apprendimento e formatrice dell’Associazione Italiana Dislessia, che coordina lo Sportello MyEdu.
Osservare, capire, crescere: la nuova bussola per aiutare gli studenti
Per indicarci la strada, la professoressa Urdanch ripete tre verbi chiave: osservare, riconoscere, potenziare. «Osservare per cogliere nei ragazzi e nelle ragazze i segnali reali di fatica, senza liquidarli come svogliatezza. Da qui riconoscere che ogni persona ha un proprio funzionamento e delle proprie caratteristiche, e sforzarsi di capire se dietro la disattenzione ci sono ansia, sovraccarico, scarsa motivazione o un metodo inefficace. Infine, potenziare e cioè dare strumenti concreti: tempi più sostenibili, obiettivi graduali e condivisi, pause, attività proattive e soprattutto molta attenzione alla cura e condivisione di un metodo di studio individualizzato sulle caratteristiche di ognuno/a».
C’è un dato che spicca più degli altri: la fatica a restare concentrati
Un tratto emerge prepotente dal sondaggio: la difficoltà a mantenere l’attenzione su un focus, cosa che spesso rinfacciamo ai nostri figli e alle nostre figlie come fosse una colpa. Invece, forse dovremmo solo prenderne atto, come spiega Elisabetta Geda, psicologa e psicoterapeuta area neuropsicologica e docente A/C presso IusTO-istituto universitario salesiano di Torino: «Non è una questione di mancanza di volontà, sono cambiate le modalità con cui i bambini e le bambine usano l’attenzione. Sin dai primi anni vengono iperstimolati da ogni direzione, hanno sempre meno occasioni per allenarsi a focalizzarsi su un solo tema o argomento. Il loro cervello, che sviluppa competenze sulla base dei bisogni, si “esercita” così a saltare da uno stimolo all’altro per poter rispondere a tutte le sollecitazioni esterne, e la loro attenzione è frammentata». Non è un caso che il 53,1% del campione riveli che con quiz, sfide ed esercizi interattivi impara meglio e ha più voglia di studiare: sono attività che richiedono sì applicazione, ma che spesso sono più in linea con il loro modo di ragionare, li alleggeriscono.
Imparare non è solo leggere e ripetere
Noi “nativi gutenberghiani”, per dirla con la professoressa Barbara Urdanch, siamo cresciuti con l’idea che l’apprendimento segua l’unico schema leggo-ripeto- memorizzo, e con il pregiudizio che ciò che è lineare, verbale, scritto e sequenziale abbia più valore. Non è così. «Gli strumenti interattivi» continua la professoressa Urdanch «sono mediatori dell’apprendimento, ma emotivamente intelligenti e più rispondenti al loro funzionamento. Un quiz ben progettato, una sfida, una mappa, un video, una canzone che veicola contenuti didattici riescono ad appassionare anche chi non ha gli strumenti per comprendere il linguaggio di un testo importante, e non è detto che usandoli si debba rinunciare a insegnare, per esempio, il piacere di leggere una cantica. Coinvolgere non significa banalizzare, ma rendere possibile l’accesso profondo al sapere. Sono le ragioni per cui la piattaforma MyEdu offre strumenti che accolgono e valorizzano il potenziale di tutti e tutte,dai 5 ai 15 anni: dai video didattici alle mappe concettuali, dai quiz interattivi alle attività digitali su tutte le discipline scolastiche, fino ai tutor online».
Gli strumenti sono fondamentali, ma da soli non risolvono tutto
Gli strumenti, da soli, non sono però sufficienti. Il 28,1% degli intervistati vorrebbe essere più organizzato, e se prende un voto basso pensa che sia perché non ha studiato nel modo giusto. Ma ognuno ha le sue chiavi di accesso alla conoscenza e per individuarle serve chi faccia da guida e accompagni ragazzi e ragazze a trovare il proprio metodo di studio. «Mi sento troppo giudicato» dice il 25 per cento degli intervistati e delle intervistate. «Questo aspetto incide non poco sull’apprendimento.
Un brutto voto non definisce chi sei
Lo studio è un’esperienza emotiva e quando il brutto voto o l’errore vengono percepiti come giudizio sulla persona, i ragazzi finiscono per demotivarsi » avverte Monica Bertelli, psicologa e coach impegnata nell’ambito dell’apprendimento e delle neurodiversità. «La scuola è per sua natura un contesto valutativo, ma noi adulti dovremmo imparare a spostare lo sguardo dal voto al processo. Dopo l’esito negativo di una verifica molti si lasciano sfuggire un: “Non hai studiato!”. Ma la cosa giusta sarebbe sedersi accanto alla persona e fare domande come: cosa è successo? Che strumenti hai utilizzato? Cosa non hai capito e cosa possiamo cambiare? Così l’errore diventa una bussola, non una sentenza, e non definisce chi sei ma indica dove andare. Sbagliare non è fallire, è imparare».
Genitori, c’è un coach per voi
C’è una risorsa preziosa per noi genitori che desiderano sostenere i propri figli e le proprie figlie nell’apprendimento. Si chiama MyEdu Coaching, portale a iscrizione gratuita di MyEdu pensato come uno “spazio genitori” con video, consigli, podcast e webinar tenuti da professionisti/e. Il 17 giugno, alle 18, ci sarà il webinar tenuto da Barbara Urdanch, dal titolo “Quando attenzione e memoria di lavoro faticano: come le fragilità delle funzioni esecutive incidono sugli apprendimenti”. L’esperta spiegherà come riconoscere i segnali di fragilità in questi ambiti, e attivare le giuste strategie educative. Info e iscrizioni sono su coaching.myedu.it.