Era il 16 luglio del 2010 quando venne postata la prima foto su Instagram. A farlo era stato il programmatore Kevin Systrom, una laurea a Stanford, che scelse per quel primo scatto social il suo cane (insieme al piede della sua ragazza con tanto di infradito) durante una vacanza in Messico. Da allora la storia della “fotografia condivisa” è cambiata per sempre: oggi il social media degli scatti conta oltre 1 miliardo di utenti attivi in tutto il mondo. I filtri sono diventati la vera caratteristica di questo canale di comunicazione per immagini, arricchito però di grafica, emoji, didascalie, hashtag e stories, che sono diventate le vere protagoniste. Ma quanto sappiamo usare le potenzialità di Instagram?

Il social amato dalle donne

Intanto va detto che Instagram piace e continua a piacere (mentre Facebook ha subito qualche rallentamento negli ultimi tempi) sia ai più giovani che al pubblico adulto. Quanto al genere, il 52% degli utenti è donna contro il 48% di uomini. Il 63% accede al social almeno una volta al giorno, dedicandogli complessivamente almeno 28 minuti al giorno, secondo le statistiche 2020 del team Hootsuite. Se i singoli iscritti spesso lo usano soprattutto per condividere momenti di vita, 1/3 delle stories più visualizzate proviene da profili aziendali. Particolare attenzione è dedicata poi dagli influencer a questo mezzo di comunicazione così immediato e diretto, come dimostra il “caso Chiara Ferragni” con le numerose polemiche legate al suo scatto dagli Uffizi di Firenze con un outfit ritenuto non adatto al luogo in cui si trovava.

Di certo la Blonde Salad continua a macinare numeri da record. Come si fa ad aumentare i propri follower? Ecco qualche semplice “trucco”.

Le stories: cosa e quante metterne

Le vere “regine” di Instagram sono diventate le stories, con oltre 500 milioni di utenti che ogni giorno vi caricano contenuti. Secondo gli esperti il primo consiglio per aumentare i propri follower è puntare su autenticità e semplicità. «Il vero protagonista delle stories siamo noi, perché si tratta di uno spazio molto personale quindi io consiglio di parlare e metterci la faccia. È dimostrato che mettendoci davanti allo schermo, si aumenta di un percentuale spropositata il numero di visualizzazioni. Alla gente piace sentire opinioni personali su quello che è il feed di maggiore uso, cioè proprio le stories. Funziona perché la prima forma di comunicazione è stata la radio, siamo abituati ad ascoltare anche senza guardare il video. Sentire qualcuno che parla, quindi, funziona sempre e anche su Instagram, nonostante sia nato come social delle foto. A favorire le stories, poi, è la possibilità di skippare più velocemente argomenti, persone, pagine, ecc.» spiega Alessandro Pozzetti, Instagram strategist ed esperto di social media.

Pensando poi a coloro che invece non usano (o non possono usare l’audio perché si trovano in posti nei quali lo smartphone deve essere silenziato) è consigliabile inserire una didascalia o qualche parola di testo. Quanto al numero ottimale, gli esperti non hanno dubbi: «Non bisogna esagerare: 4 o al massimo 6 è il numero oltre il quale l’attenzione dell’utente generalmente svanisce. Se si cambia argomento, meglio inserire un nuovo set di stories» spiega Pozzetti.

Gli hashtag su Instagram

Quali, quanti e come inserire gli hashtag? «Esistono molte scuole di pensiero, c’è chi consiglia di non metterli, chi invece ritiene che ne debbano essere inseriti molti, ma ormai si è capito che non c’è una regola universale. L’importante è seguire alcune indicazioni di massima: per esempio, andrebbero sempre messi quelli che localizzano il post. Se ci si trova al mare o si posta una foto di una persona in costume, si potrà indicare dove ci si trova, insieme ad hashtag sul mare, l’estate, il sole o la spiaggia. Attenzione: se si è in Italia è consigliabile inserire hashtag in italiano, evitando quelli in inglese. Un #summervibes ci può stare, ma se l’obiettivo è raggiungere un pubblico italiano è meglio prediligere la nostra lingua» – spiega l’esperto di Instagram – «Se invece si è un’azienda, la scelta dipende dai propri obiettivi. In questo caso evitiamo di mettere hashtag di #food se ci occupiamo di #moda, per esempio».

Ma quanti e come inserirli? «Se ne possono mettere fino a 30, ma io consiglio di non andare oltre i 5. Non è importante, invece, metterli in colonna o in fila: si tratta solo di una scelta personale, esattamente come è possibile inserirli nel commento o nella caption (nella descrizione): ai fini della resa e della visualizzazione non fa la differenza» spiega Pozzetti.

È sempre possibile, infine, seguire i consigli dell’algoritmo o salvarsi alcuni hashtag che potremo usare per i nostri prossimi post, che ci potranno «identificare».

Sì alla geolocalizzazione

Il social permette di inserire la geolocalizzazione: si tratta di uno strumento utile, che si aggiunge alla possibilità di ricorrere ad hashtag che indicano il luogo dello scatto o del video. Sono anche più precisi e puntuali, quindi il consiglio è arricchire il contenuto con la geolocalizzazione. Tra l’altro i nostri follower (e noi stessi seguendo altri profili) potrebbero ricevere informazioni su una località che incuriosisce.

IGTV

I video sono sempre più usati anche su Instagram, tramite la IGTV, l’ultima delle novità introdotte dal social che permette di caricare filmati più lunghi di 1 minuto (questo era il limite fino a qualche tempo fa). Adesso si può arrivare fino a 10 minuti, in alcuni casi anche a un’ora. Per poter usare IGTV occorre scaricare la App apposita, tramite gli store. Per accedere, quindi si utilizza la App (oppure il simbolo della tv in alto a destra della schermata Instagram del proprio feed, per vedere quelli di altri utenti). A questo punto si può realizzare un video (Built for Vertical) oppure creare un proprio canale (Create Channel) o condividere (Share Longer Video). «Che si tratti di post o di video, la cosa più importante è avere in mente il contenuto. Prima occorre pensare a cosa si vuole trasmettere, poi si procede con la pubblicazione» avverte Pizzetti. I video, quindi, andrebbero preparati con cura, pensando prima a cosa dire (ricorrendo anche a una scaletta).

Poi si procede al come: è consigliabile ricorrere a
un treppiede, che permette di posizionarsi a una giusta distanza evitando anche
l’effetto «mal di mare». Attenzione anche alla luce:
mai in controluce e, se è sera, scegliere un’illuminazione adeguata. Infine, controllare
la qualità audio e, se occorre, dotarsi di un microfono. «Per arricchire post e video
si può anche ricorrere a grafiche, emoji e caroselli, che funzionano molto bene» consiglia l’Instagram
strategist.

La didascalia su Instagram

Infine, non sottovalutiamo la didascalia: inserire foto e video non è sufficiente a catturare l’attenzione. È importante anche la didascalia. Il testo può arrivare a 2.800 battute e può essere corredato da un titolo che abbia l’effetto di incuriosire: «Funzionano molto bene quelli in maiuscolo e tra due emoticon, che attirano l’attenzione. Un altro consiglio è scrivere testi divulgativi, che diano informazioni in più a chi legge. Infine, non trascuriamo la cosiddetta call to action, la chiamata finale all’azione. È una domanda finale che dovrebbe indurre l’utente a commentare, a condividere o salvare il post o la storia» conclude Alessandro Pozzetti.