C’è un Abruzzo che non addomestica la natura, la ascolta. Respira tra le gole selvagge e i silenzi antichi di Pettorano sul Gizio, in provincia dell’Aquila. Borgo gioiello incastonato nel cuore dell’Appennino, dove la comunità locale ha scelto di stringere un patto con l’orso. Attorno al paese si estende la Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio, 3.000 ettari di natura protetta dal 1996. Faggete profonde, praterie d’altura, corridoi ecologici attraversati da cervi, caprioli e lupi. E poi lui, certo, l’orso bruno marsicano, simbolo potente di un equilibrio fragile e prezioso.
Qui, un gruppo di volontari, provenienti da più parti d’Italia e del mondo, lavora fianco a fianco con chi vive queste montagne da generazioni. Condividono un’idea semplice e radicale. Il futuro passa dal rewilding, dal ripristino degli equilibri naturali e dalla costruzione di una convivenza possibile tra persone e fauna selvatica. Sono i ragazzi di Rewilding Appenines, raccontano con orgoglio la bellezza ruvida di questa terra e si impegnano ogni giorno per custodirla (rewildingappenines.it).
C’è il museo per la coesistenza e il rewilding
Pettorano è il primo comune italiano “a misura d’orso”. E non è uno slogan: cassonetti anti-intrusione, recinzioni elettrificate per proteggere pollai e apiari, campagne di informazione rivolte a residenti e visitatori sono pratiche concrete di coesistenza. A gennaio, nel Castello Cantelmo, è stato inaugurato il Piccolo museo dell’orso e della coesistenza per meglio conoscere questa specie unica a rischio estinzione (salviamolorso.it).

Negli antichi palazzi puoi avvistare orsi e cervi
Dal rispetto del selvatico è nato un turismo lento e consapevole. Fatto di cammini nei boschi, di educazione ambientale e di piccoli borghi che resistono, dove antichi palazzi aprono le porte all’ospitalità. Come il settecentesco Palazzo Vitto Massei, dove si può soggiornare in tre belle camere che si aprono su un delizioso giardino pensile con vista sulla valle. Con le guide di Wild Life Adventures si parte per escursioni giornaliere o di più giorni per avvistare gli animali nel loro habitat.
Ogni stagione riserva meraviglie, ad aprile inizia il risveglio dell’orso e a settembre si raggiungono le cime per ascoltare il bramito dei cervi in amore. «Non si tratta solo di “vedere un animale”, ma di comprendere un ecosistema. Sono percorsi di connessione profonda con se stessi e la natura, di silenzio e attesa, pensati per conoscere e rispettare la fauna selvatica» racconta Umberto Esposito, guida di montagna da oltre vent’anni e leader di Wild Life Adventures.

A Pacentro degusti i formaggi dei piccoli produttori della Majella
A pochi chilometri, Pacentro si svela con le sue torri merlate del Castello Caldora, sentinelle di pietra affacciate sulla Valle Peligna, le vie strette e i balconi fioriti: è tra i borghi meglio conservati d’Abruzzo e tra i più belli d’Italia. Una cartolina medievale tra le montagne. La pastorizia ha scandito per secoli la vita del paese e ancora oggi è un baluardo vivo di identità culturale. Virginia Sciore, classe 1990, è tornata dopo gli studi a Bologna per occuparsi del gregge di papà Giocondo e fare formaggi, tra memoria contadina e nuove sperimentazioni. Le sue 150 capre pascolano ai piedi del monte Morrone e della Majella, dal latte profumato di erbe spontanee nascono piccole tome artigianali a latte crudo: caprini freschi e stagionati, con crosta fiorita, massaggiati nel miele, aromatizzati, impastati col polline.
Una tradizione che continua
Alla Casa Vecchia (allacasavecchia.com), il nome della sua azienda, tra una degustazione e l’altra Virginia racconta storie e antiche consuetudini, come “la morra delle pecore”, quando le famiglie di Pacentro affidavano a un unico pastore gli animali di casa, capre e pecore: «Un gregge della collettività, un sistema di cooperazione, dal pascolo alla mungitura, da cui nasceva il cacio della morra, formaggio di sussistenza di tutte le famiglie dei paesi della Majella».
Una tradizione che continua, tra stazzi e pascoli d’altura, con otto piccoli produttori che hanno ricevuto il marchio di qualità del Parco Nazionale della Majella. Paese che vai, usanze che trovi. A Pettorano tiene banco la polenta rognosa, il cibo dei carbonai, fatta con acqua e farina di granoturco macinata a pietra. Nel cuore del paese, mastro Michele del ristorante Il Torchio la prepara come tradizione comanda: nel grande paiolo di rame, mescolando per oltre un’ora. Si taglia con un filo di refe e viene servita con lardo e salsiccia, con pecorino o con i caratteristici mugnoli, i broccoli selvatici.
A Santo Stefano di Sessanio provi le ricette dello chef tramandate attraverso le generazioni
Si viaggia con il gusto tra queste montagne: i legumi, i grani antichi e le misticanze, le braci e i fagioli cotti alla pignata (un contenitore di terracotta) per cuocere lentamente raccontano una cucina essenziale e identitaria. Poco più a nord, nel cuore antico di Santo Stefano di Sessanio, ha aperto Sextantio Cucina dove lo chef Dino Como, abruzzese di Palena, propone con sguardo contemporaneo piatti che nascono da ricette mai scritte, tramandate da generazioni, raccolte dall’antropologa Nunzia Taraschi intervistando gli anziani del borgo. Un progetto che torna alle radici in un contesto dal fascino unico (sextantio.it).

Sul Gran Sasso fai mindtrek nella solennità delle montagne e di eremi millenari
Dal 19 aprile al 9 luglio, tra le cime e i pianori del Gran Sasso, il trekking incontra la meditazione con Guido Freddi, antropologo specializzato in culture tibeto-himalayane, guida escursionistica AIGAE e ideatore del Mindtrek (mindtrek.it). Si tratta di esperienze di cammino consapevole nel paesaggio aspro e solenne dell’Abruzzo che diventa specchio per un viaggio interiore. Si parte da Santo Stefano di Sessanio (Aq), si attraversano le antiche rotte della transumanza e i sentieri solcati dai monaci cistercensi, intervallando pratiche di meditazione guidata. La sera si rientra tra le mura di Sextantio Albergo Diffuso dove l’ospitalità nasce dal restauro conservativo dell’antico borgo e dove il lusso è sottrazione, silenzio e cieli stellati. Al risveglio la prima colazione schiude sapori dimenticati prima di ripartire per una seconda esperienza.
Tra pascoli in risveglio, antiche mulattiere ed eremi millenari, il passo lento si accorda al respiro e la natura torna a essere spazio di ascolto profondo. Il movimento integrato con pratiche contemplative antiche, supportate dalle neuroscienze moderne, favorisce un ritorno alla pace interiore. Le date sono 19 aprile, 14 maggio, 21 giugno e 9 luglio (prezzo 310 euro a persona con notte a Sextantio, prima colazione e una cena). «Il Mindtrek è una pausa per riprendere fiato, per rallentare il ritmo in un mondo inutilmente ansiogeno, un modo per ritrovare un benessere assopito ma mai completamente perduto» dice Freddi.
Qui dormi nei borghi storici
La Fantesca, in via Vecchiarelli, a Pettorano sul Gizio, offre 2 appartamenti indipendenti con balconie terrazze panoramiche. Accoglienza e prima colazione curata dai padroni di casa, Patricia e Stefano (da 20/30 euro a persona al giorno, lafantesca.com). Il Giardinetto di Pettorano, in un’ala di Palazzo Vitto Massei, dispone di 3 belle camere. Da visitare assolutamente con il padrone di casa le cantine storiche e altre meraviglie del palazzo. Doppia 115 euro (tel. 3483211345). Immerso in un paesaggio mozzafiato con 3 camere (da 2 a 6 posti) con vista sulla Valle del Sagittario e Castrovalva, c’è Otium Casa degli Escursionisti (tel. 3279515796) punto di partenza ideale per fare bellissime camminate e trekking nella natura.
Qui assaggi le ricette della tradizione
Al ristorante Il Torchio, nelle cantine del Palazzo Ducale a Pettorano sul Gizio, la domenica a pranzo si assiste al rito di preparazione della polenta (tel. 086448541). La Taverna de li Caldora, a Pacentro, in un palazzo del 1500 offre da tre generazioni buona cucina abruzzese. Imperdibili l’Agnello alla brace e i Ravioli di ricotta di capra (tel. 086441139). A Santo Stefano di Sessanio, c’è Sextantio Cucina: tra mura storiche, luci fioche, pavimenti in pietra e un grande camino si sceglie tra due percorsi di degustazione: Radici (75 euro), più tradizionale, ed Evoluzione (110 euro), più audace e creativo (tel. 0862899116).
Qui esplori il territorio e fai rewilding
Bear Watching dal 25 aprile all’11 settembre: escursione giornaliera (35 euro) per supportare le azioni di Salviamo L’Orso (wildlifeadventures.it). Rewilding week una settimana, tra esplorazione del territorio e pratiche virtuose, con i volontari di Rewilding Appenines (da maggio ad ottobre, rewildingappenines.it).