Chi non sogna di visitare il Giappone? Sembra che la Terra del Sol Levante sia ancora il posto più desiderato dagli occidentali, e non serve certo essere cresciuti con manga e anime per apprezzarne la cultura. Tutto ciò che proviene dal Giappone ci attrae, dal cibo – basti vedere tutti i sushi e matcha bar in Europa – alla moda, passando per l’industria dell’entertainment, il beauty e la musica. Per questo Omio, la principale piattaforma di viaggio multimodale al mondo per cercare, confrontare e prenotare diverse soluzioni di trasporto, debutta con il suo 47esimo mercato proprio qui. E, in attesa di scoprirlo direttamente, abbiamo avuto un assaggio di Giappone alla Japan House di Londra per celebrare insieme il nuovo lancio. Così abbiamo scoperto quanta attenzione c’è dietro a tutto ciò che amiamo del Giappone, e che forse il suo segreto (e quello che manca in Occidente) è proprio tutto qui.

Matcha: le materie prime che fanno la differenza

Se ieri Giappone era sinonimo di sushi, per i GenZ l’ingrediente giapponese per eccellenza è il matcha. Prima di diventare il nettare delle it girl dei social, però, la foglia del tè verde è soggetta a lunghe lavorazioni (e a processi stagionali). A raccontarcelo è stata Claudia Boyer, co-founder (insieme al partner Otto) di JENKI, la catena più popolare di Londra per il drink giapponese. «Dopo un viaggio in Giappone ci siamo innamorati della cultura e in particolare di questa bevanda, che permette di ridurre i consumi di caffeina drasticamente. Ma al nostro ritorno a Londra non siamo riusciti a trovare nessuno che lo facesse buono come quello originale!», ha spiegato.

Perché per fare un matcha di qualità non basta la polvere verde che oggi si trova in quasi tutti i supermercati. Servono pazienza, gesti precisi, una ritualità che in Giappone è tradizione (veniva bevuto dai monaci già nel 1100 d.C.!) e nella maggior parte delle catene e dei video sui social oggi è mera performance. Per questo Claudia e Otto hanno scelto di avere solo fornitori selezionati, e direttamente nella regione collinare di Uji, dove è nato il rito legato alla bevanda.

Uji, la città del matcha

Se Kyoto, Osaka e Nara sono ormai tappe tipicamente incluse nei viaggi in Giappone, la città di Uji è meno conosciuta ma molto caratteristica. A pochi passi da due delle ex capitali, gode di una posizione strategica che le ha permesso, nel corso degli anni, di svilupparsi dal punto di vista artistico e architettonico senza perdere la sua tradizione rurale. Il vero fiore all’occhiello di Uji sono infatti i suoi campi, che si estendono così tanto da sembrare infiniti e la rendono la capitale del tè verde.

Con una tradizione di oltre 700 anni, la lavorazione del tè nella cittadina si è evoluta tanto da sfociare nelle più varie e raffinate lavorazioni. Il più popolare oggi è sicuramente il rito legata al matcha, che è protagonista del viale Byodo-in Omotesando e soprattutto dell’evento autunnale Uji Tea Festival, in cui si celebra il tè verde in tutte le sue forme.

La moda giapponese, in continua evoluzione

Non si può parlare di Giappone senza fare un accenno alla moda, che negli ultimi anni ha subìto rivoluzioni epocali. Se quando pensiamo ai look delle ragazze giapponesi immaginiamo un universo tutto rosa e Hello Kitty, il cosiddetto mondo “kawaii” (carino, in lingua), è perché quando il paese ha cominciato ad aprirsi all’Occidente si trovava nel pieno di una crisi dovuta all’era post-bellica. Un periodo che portava i ragazzi (e non solo) a cercare nella moda evasione, e in cui il mondo dei manga e degli anime permetteva di crearsi identità alternative che si esprimevano proprio con abiti e accessori stravaganti. Ma la moda giapponese ha fatto un dietrofront storico già negli anni Ottanta, con l’arrivo della cosiddetta epoca dei “decostruzionisti”: Issey Miyake, Rei Kawakubo, Yohji Yamamoto. Senza il loro sguardo avanguardistico molti dei brand che oggi amiamo non esisterebbero, o perlomeno non sarebbero così cool.

A spiegarcelo è Mizuki Sakakibara, una delle stylist di punta a Londra. Mizuki si è formata all’Accademia di Moda di Kyoto, prima di trasferirsi a Tokyo per lavorare con brand del calibro di Gucci e Kenzo. Ma a farle conquistare la capitale inglese (e non solo, è una habitué della fashion week milanese) è il suo archivio, una collezione di 600 capi raccolti nel corso di due vite: la sua e quella della mamma, una fashion lover degli anni Ottanta. «A volte quando mostro i miei capi non si capisce quali sono quelli contemporanei e quali quelli vintage: un po’ perché mia madre era già molto sensibile ai pezzi particolari, voleva solo capi unici, e un po’ perché tante mode si ripetono!».

Tra caos e disciplina: Tokyo è un frullatore magnetico

La capitale della moda del Sol Levante non può che essere Tokyo, la metropoli eclettica in cui coesistono grattacieli immensi, incroci affollati e aree verdi, giardini, oasi fiorite. Tokyo conta più di 14 milioni di abitanti, e basta un giro per le sue strade per rendersi conto che è impossibile definire uno stile che li rappresenti tutti. Lo street style incrocia la moda di ieri e di oggi, ispirandosi talvolta all’era della pop invasion e tal’altra allo stile preppy ereditato dagli americani.

Il quartiere più fashion è sicuramente Harajuku (原宿), adiacente al frenetico Shibuya, in pieno centro. In origine era una stazione di posta, ma oggi è il quartiere che ospita la via delle grandi firme (Omotesando) e i punti di riferimento dei fashion lover giapponesi. Qui si incontrano goth, punk, kawaii e tantissimi cosplayer, ognuno con una “zona” di riferimento. La via più affascinante però è Takeshita-dori, a pochi passi dalla stazione, che ospita negozi low cost di abbigliamento e accessori. È qui che si trovano chicche uniche al mondo a prezzi imperdibili, per questo è costantemente affollata.

Una cultura che non può lasciare indifferenti

Silenzioso fino alla fine, l’ultimo a prendere parola è stato Endo Kazutoshi. Lo chef stellato detto «sushi master» è l’ultimo di tre generazioni di chef ed è uno dei primi ad aver ottenuto una stella Michelin. Non solo ha l’ingrato compito di dover riassumere secoli di tradizione culinaria in un breve pranzo – una questione da poco per lui – ma pure quello di riassumere le contraddizioni del Giappone. Da una parte c’è la tradizione, una vera adorazione per le proprie radici, e la ritualità di ogni attività, per quanto quotidiana. Dall’altra c’è l’apertura verso il mondo, il diverso, la ricerca di un’evoluzione che non teme di diventare rivoluzione. «Se sono venuto a Londra dopo aver ereditato un impero del sushi aperto nel 1940 è perché amavo il punk rock», spiega.

È la persona perfetta per farci comprendere tutto questo. Dopo aver raccontato la sua storia, ci introduce tutti i principali ingredienti della sua cucina. Ci spiega le ragioni dietro ad ogni sapore, i misteri che fanno funzionare i mix più improbabili e l’importanza di cucinare col cuore. Incalzato sulla cultura giapponese e l’influenza che ha sulla sua tecnica, personalissima – che è tradizionale, ma con ingredienti unicamente inglesi – risponde serafico: «Essere giapponesi, per me, significa avere cura. Se c’è una cosa che ho imparato dal mio paese è questa: ci vuole cura in tutto, ci vuole cuore, ci vogliono tempo e pazienza. O così o niente».

Il Giappone a prova di occidentali grazie a Omio

Insomma, il Giappone – per quanto lontano per mentalità e geografia – resterà sempre un’ossessione per noi occidentali. E oggi, esplorarlo è ancora più facile: la rete di trasporti via terra del Giappone è infatti tra le più estese e utilizzate al mondo, e comprende treni ad alta velocità, autobus interurbani ad alta frequenza, una rete capillare di voli domestici e numerose rotte in traghetto che collegano migliaia di isole. Si tratta di un sistema di mobilità estremamente articolato, che rischia di far sentire i turisti alle prime armi spaesati.

Per questo a semplificare l’organizzazione c’è Omio, che riunisce questa complessità in un’unica esperienza fluida. I viaggiatori possono infatti cercare, confrontare e prenotare biglietti per Shinkansen, treni regionali, autobus a lunga percorrenza, voli domestici e traghetti direttamente da un’unica app. E chi desidera esplorare il Giappone con itinerari multi-tappa può inoltre acquistare Japan Rail Pass direttamente sull’app o il sito.

Disponibile in 32 lingue e con supporto per 33 valute, Omio apre le porte del Paese anche ai viaggiatori meno esperti, offrendo la sicurezza necessaria per uscire dalla propria comfort zone. Per i viaggiatori più esperti, invece, l’ampia copertura della piattaforma rende più accessibili anche le regioni meno conosciute, contribuendo a ridurre la pressione turistica sulle destinazioni più iconiche. Inoltre, grazie alla collaborazione con Japan Railways, Omio introduce Omio Advance, una nuova funzionalità che consente di prenotare fino a 12 mesi in anticipo.

Una tappa chiave dell’espansione globale di Omio

Il lancio in Giappone rappresenta un passo importante nella strategia di crescita globale dell’azienda: è infatti il 47° mercato di Omio e il primo in Asia orientale. Dopo i recenti lanci nel Sud-Est asiatico e in Brasile, la piattaforma continua a espandersi in alcuni degli ecosistemi di mobilità più dinamici al mondo. Tanto che entro il 2028, il gruppo Omio punta a operare in oltre 70 mercati. «Il Giappone rappresenta lo standard di riferimento per la mobilità moderna», ha dichiarato Naren Shaam, Founder e CEO di Omio. «Portare il suo efficiente ecosistema su Omio è un momento decisivo per la piattaforma: riflette la nostra ambizione di organizzare le reti di trasporto più avanzate del mondo all’interno di un’unica interfaccia intelligente».