È una quercia della regione di Laukiai, in Lituania, l’Albero europeo dell’anno 2026. Ha circa 400 anni e si trova nel villaggio rurale di Rukai, dove per secoli è stata un punto silenzioso del paesaggio locale.

Con 6.153 “punti albero”, ha conquistato il primo posto nella quindicesima edizione del concorso European Tree of the Year. Sul podio anche il melo selvatico di Diel (Slovacchia) al secondo posto e l’olmo storto di Szyslowiec (Polonia) al terzo.

Come funziona il concorso “European Tree of the Year”

L’European Tree of the Year è un concorso che si concentra sulle storie legate agli alberi e sul loro rapporto con le comunità. Il percorso che porta alla vittoria inizia a livello nazionale: ogni Paese seleziona infatti un candidato attraverso competizioni locali, animate da scuole, associazioni e cittadini. Successivamente gli alberi scelti arrivano alla fase europea, dove vengono sottoposti a una votazione pubblica online.

Per rendere il voto più equilibrato tra nazioni con popolazioni diverse, nel 2026 è stato introdotto un sistema di “tree points”, che pondera i risultati e garantisce maggiore equità.
Il grande interesse per il concorso è testimoniato anche dai numeri: centinaia di migliaia di persone partecipano ogni anno alla votazione, dimostrando quanto il legame tra natura e comunità sia ancora oggi molto sentito.

La Top 10 degli alberi europei dell’anno 2026

Ecco la classifica dei primi 10 alberi dell’edizione 2026:

  1. Quercia di Laukiai (Lituania)
  2. Melo selvatico di Diel (Slovacchia)
  3. Olmo storto di Szyslowiec (Polonia)
  4. Linden of Sacrifice (Lettonia)
  5. Kostrena Oak (Croazia)
  6. Cedro di Runa (Portogallo)
  7. Oak of Prince Ulrich (Repubblica Ceca)
  8. Tree of Memories (Ungheria)
  9. Ancient Ginkgo of St-Hilaire (Francia)
  10. Ledeboerpark Giant Sequoia (Paesi Bassi)

Ogni albero rappresenta un pezzo di identità locale: luoghi di incontro, memoria storica, simboli di resilienza e comunità.

Perché gli alberi sono preziosi anche nelle città

Gli alberi sono importanti nei contesti rurali come nelle città, dove contribuiscono in modo concreto alla qualità della vita. Diversi studi dimostrano che la presenza di alberi aiuta a ridurre le temperature, contrastando l’effetto “isola di calore” tipico delle aree densamente costruite, e offre sollievo durante le ondate di caldo.

Allo stesso tempo, migliorano la qualità dell’aria assorbendo sostanze inquinanti e contribuiscono a mitigare gli effetti delle piogge intense, rallentando e assorbendo l’acqua.

In un’epoca in cui le città sono sempre più esposte ai cambiamenti climatici, gli alberi diventano quindi alleati preziosi: elementi semplici ma estremamente efficaci per rendere gli spazi urbani più vivibili, sicuri e sostenibili.

Un altro modo di viaggiare: seguendo gli alberi monumentali italiani

Anche l’Italia custodisce alberi straordinari che possono trasformarsi nelle tappe di un viaggio insolito, capace di unire natura, storia e tradizioni. Dal Nord alle isole, questi giganti verdi raccontano il territorio e sono testimoni silenziosi di secoli di vita delle comunità che li hanno protetti.

Tra le Alpi spicca il Larice Millenario della Valmalenco, in Lombardia, che secondo gli studi dendrocronologici ha superato i mille anni di età ed è considerato uno degli alberi più antichi dell’arco alpino italiano.

In Alto Adige, i celebri larici monumentali della Val d’Ultimo continuano ad affascinare studiosi e visitatori: un tempo ritenuti ultrabimillenari, oggi le analisi scientifiche stimano che gli esemplari viventi abbiano circa 850 anni, confermandone comunque il valore eccezionale.

In Veneto, a Caprino Veronese, il Platano dei Cento Bersaglieri deve il suo nome a un episodio storico del 1937, quando un’intera compagnia di bersaglieri trovò riparo sotto la sua enorme chioma.

Nel Centro Italia, il paesaggio è punteggiato da ulivi secolari e alberi che custodiscono la memoria del territorio. In Umbria, nei pressi del lago Trasimeno, l’ulivo monumentale di Villastrada è considerato tra gli esemplari più antichi dell’Italia centrale, mentre lungo la via Salaria, nelle Marche, il Platano di Mozzano accompagna da secoli il cammino di viandanti e pellegrini.

Nel Sud Italia la natura offre alcuni dei patriarchi verdi più spettacolari della penisola. In Calabria si erge il maestoso Platano di Curinga, tra gli alberi monumentali più imponenti d’Europa, mentre nel Parco nazionale del Pollino cresce Italus, un pino loricato con un’età stimata di oltre 1.200 anni, simbolo della straordinaria biodiversità dell’Appennino meridionale.

Il viaggio si conclude nelle isole, dove si trovano alcuni degli alberi più celebri del Mediterraneo. Alle pendici dell’Etna, in Sicilia, il Castagno dei Cento Cavalli, la cui età è oggi stimata in circa 2.200 anni, è considerato uno degli alberi più antichi d’Europa ed è legato a una delle leggende più affascinanti dell’isola.

In Sardegna, invece, l’olivastro di Luras (S’Ozzastru) è ritenuto tra gli olivastri più antichi del Mediterraneo e rappresenta uno dei simboli naturalistici dell’isola.