Ne siamo ossessionati da tempo: correva l’anno 2012 quando Psy furoreggiava nel mondo con la hit Gangnam Style e oggi solo al pronunciare la parola «Corea» l’associazione con «cool» è immediata. Come fosse un brand di quelli che tutti bramano. E, in effetti, un po’ lo è. In occasione del MyK Festa alla sua prima edizione, evento organizzato dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo tenutosi all’Olympic Park di Seul che, per l’occasione, si è trasformato in un palcoscenico in cui si sono alternati K-pop idol (tra cui band importanti come le Aespa e N.Flying), cultura coreana e tantissimi influencer accorsi da tutto il mondo per scoprire gli ultimi k-trend, abbiamo avuto l’occasione di visitare la capitale della Corea del Sud. Siamo stati nel futuro, e siamo tornati per raccontarlo.

Guida di viaggio a Seul: tradizione e avanguardia (pura)

Prima di tutto, l’impatto: Seul è incredibilmente cool. Architettura futuristica ovunque, incredibili centri commerciali, contenitori delle ultime tendenze della moda. Se si aggiungono i bar karaoke e una straordinaria tradizione si ottiene una combo irresistibile. Da mettere in agenda se si ama stare sempre sul pezzo. Innovativa e moderna, la città è decisamente una Wonderland per le addicted di bellezza, moda, K-pop e gadget di ogni sorta.

Hanbok al palazzo imperiale

Occhi aperti perché c’è davvero da perdere la testa. A cominciare da una fashion experience tradizionale. Una volta che ci sei, è impossibile non calarsi nei panni di una coreana del secolo scorso indossando l’hanbok. È l’abito caratteristico del Paese, noto per i suoi colori vivaci, le linee semplici e il design elegante, oggi riproposto in chiave contemporanea da diversi stilisti e maison.

Pettinatura per l’hanbok (foto di Kocis Center)

Dopo averlo affitato, indossato ed essere state pettinate di tutto punto (ogni aspetto estetico qui è curato al dettaglio) in uno dei negozi che offrono il servizio vicino a Gyeongbokgung Palace, splendida e imponente reggia della dinastia Joseon, è possibile visitarlo in stile principessa orientale sognando avventure che nemmeno un K-drama.

Seul, K-fashion alla conquista

Foto di Kocis Center

Per le meno romantiche e decisamente più Terzo Millennio, niente panico. La K-fashion 2025, così come già è successo con la K-beauty, sta prendendo sempre più piede all’interno dell’industria globale del settore. Anche se le capitali della moda internazionale rimangono New York, Parigi, Milano e Londra, la futuristica Seoul non è lontana. Combinazione di marchi del lusso e streetwear, stampe di tendenza e silhouette over. La moda coreana è un’insalata di tutto ciò che è in auge, ma con un twist. Si differenzia da quella occidentale perché tende a essere più discreta e con un’estetica cute.

Un esempio di stile della GenZ coreana

«I coreani preferiscono non essere al centro dell’attenzione con il loro look. Amano essere alla moda ma, in generale, sono più discreti rispetto ad europei e americani. La Gen Z, però, si distacca dalle generazioni che l’hanno preceduta. Loro seguono gli idol del K-pop, preferiscono silhouette Y2K, linee oversize e colori anche un po’ più accesi», racconta Kaiya Kwak, creative director del brand Kaiya. Del resto la K-fashion ha compiuto passi da gigante nell’entrare a far parte del dibattito sulla moda globale. Ha marchi come Post Archive Faction, Gentle Monster e Ader Error (quest’ultimo amatissimo da Justin Bieber) che hanno catturato l’attenzione mondiale.

Nel frattempo anche i brand più piccoli puntano al mercato straniero. «Abbiamo scoperto che c’è una domanda significativa da parte dei turisti non coreani, motivo per cui stiamo cercando di espandere il nostro marchio in altri mercati. Il nostro stile si distingue per essere casual (tra i best seller c’è il denim) ma contemporaneo. Insomma, coreano» spiega Ilho Park, responsabile del brand Citybreeze, sorta di Cos in salsa coreana così come Covernat, altro marchio easy street trasversale che piace a diverse generazioni.

Seul, mecca delle shopaholic

Gadget del K-pop

La cosa certa è che i turisti da tutto il mondo si recano in Corea del Sud per fare shopping di ogni sorta. Tra i quartieri imperdibili per scoprire tutto il fascino e l’anima poliedrica dell’hallyu, perdendosi tra stimoli visivi, vetrine di skincare, capi, oggetti votivi del K-pop (ovunque), adorabili gadget e portachiavi di peluche c’è Myeong-dong: assaporando un dalgona (il biscotto al caramello con le formine reso celebre da Squid Game) questo è il posto migliore per acquistare souvenir e lasciarsi travolgere dall’ossessione locale per l’oggettistica e la voglia irrefrenabile di personalizzare e accessoriare tutto.

LINE Friends

Sì perché la Corea ama lo scrapbooking e in generale decorare qualsiasi cosa, per cui nei negozi ci sono adesivi per qualsiasi tema, raggruppati in pack e divisi per mood e colore. Tra questi quelli della catena Wappen House, super colorati, pieni di patch e decorazioni varie per creare i propri portachiavi o borse. Kakao Friends e LINE Friends, invece, sono i personaggi cartoon più amati del momento in Corea.

Guida di viaggio a Seul, tra snack e foto ricordo

foto di Kocis Center

Visitare i loro negozi tematici è un diktat: qui è possibile trovare tantissimi articoli davvero deliziosi per tutti i giorni (tra cui quelli a tema BT2, i personaggi stile manga creati dai membri dei BTS di cui, dopo anni di attesa, si aspetta in tutto il mondo, il ritorno sulle scene musicali nel 2026) e photo boot in cui sorridere e fare il caratteristico cuore coreano con il pollice e indice (significa «Ti voglio bene») scattandosi foto da personalizzare con le opzioni che consentono di illuminare la pelle, ingrandire gli occhi truccarsi e decorare il tutto con piccole emoticon.

foto di Kocis Center

Impossibile non fare poi un salto da HBAF, catena di mega store di snack, famoso per le sue mandorle aromatizzate a tutti i gusti (ci sono anche al pollo), molto popolare grazie anche ai packaging pop con personaggi cartoon.

Seul, un museo di bellezza

Under-eye puff e K-beauty

Come sappiamo, uno dei settori in più rapida crescita in Corea è quello della bellezza. Molti turisti si recano a Seul per sottoporsi a trattamenti o acquistare i cosmetici della viralissima K-beauty. Tra i brand più forti c’è Jenny House, uno dei più grandi saloni di bellezza del Paese: il marchio, che offre servizi di hairstyling, make-up, nail care e skincare collabora con diversi idol e in passato si è occupato del beauty look dei BTS e delle BlackPink, tra le band K-pop più acclamate al mondo.

Afferma la make up artist Go Si-hwan: «Ora una delle tendenze più forti da noi è l’under eye puff, l’applicazione di illuminante sotto gli occhi per creare una sorta di gonfiore che regala un effetto baby face. Questa tecnica è diventata virale in Corea del Sud grazie a una cantante della K-band IVE». Un discorso a parte lo merita il colosso del beauty coreano, Olive Young che, senza esagerare, tra le tante catene di bellezza meravigliose, è il centro gravitazionale di tutto. Una mecca K-beauty in cui sentirsi in paradiso tra sieri alla bava di lumaca, maschere di ogni tipo e per qualunque porzione di corpo, make-up dal packaging naīf, scaffali pieni di ampolle che promettono il sogno dell’agognata glass skin e le BlackPink che cantano ininterrottamente in sottofondo. Se esiste il Nirvana della cosmetica, signore, è a forma di un negozio Olive Young. Di Seul, insomma, non c’è niente di più cool.