Sempre più viaggiatori lasciano che sia l’intelligenza artificiale a ispirare le proprie vacanze. Secondo l’ultima indagine di ABTA (la principale associazione britannica del settore viaggi), l’uso dell’IA a questo scopo è raddoppiato nell’ultimo anno – passando dal 4 all’8% -, segno che la tecnologia è entrata con decisione nelle fasi di pianificazione del viaggio.

I numeri del cambiamento: giovani, fiducia e generazioni

L’idea che un algoritmo possa suggerire città da visitare, itinerari da provare e attività insolite non è più futuristica. Non sorprende che siano soprattutto i più giovani a sperimentare questo approccio: tra chi ha meno di 35 anni, l’uso dell’IA per trovare ispirazioni è molto più forte rispetto alle generazioni maturate prima dell’era digitale. In particolare, nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, quasi uno su cinque si lascia guidare dall’IA, ma anche chi è più adulto comincia a guardare con curiosità a queste tecnologie: nel sondaggio ABTA, il 43% degli intervistati ha dichiarato che si sentirebbe – almeno in parte – a proprio agio nel lasciare che l’IA pianifichi la vacanza, e il 38% nella prospettiva che sia l’IA a prenotarla.

Professionisti del turismo e il «fattore umano»

Se i numeri di chi si affida all’IA per organizzare le proprie vacanze sono in aumento, va comunque sottolineato come i percorsi tradizionali di ricerca e prenotazione tengano ancora botta. Secondo l’indagine ABTA, il 48% delle persone continua a utilizzare i classici motori di ricerca quando si tratta di organizzare viaggi, il 41% si affida a consigli di amici e parenti, il 25% a cataloghi e brochure.

Giovane donna pianifica le vacanze

Pur consapevole che l’impiego dell’IA continuerà a crescere nel campo dei viaggi, l’industria turistica ritiene indispensabile la competenza degli addetti di settore per accompagnare i viaggiatori nella loro scelta. Mark Tanzer, amministratore delegato di ABTA, ha osservato che questa nuova tendenza riflette un cambiamento nel comportamento dei consumatori che vogliono maggiore supporto digitale, ma non sostituirà il valore del «fattore umano»: l’esperienza, la conoscenza del prodotto e quel «fiuto» che solo un agente esperto può offrire.

Neil Swanson, direttore UK del tour operator TUI, ha ricordato che molti viaggiatori continueranno a volere interagire con una persona reale prima di confermare i propri piani di viaggio: fiducia, rassicurazione, dialogo – elementi che «la macchina» fatica a replicare pienamente.

Quali scenari per i viaggiatori del domani

Se l’IA diventerà compagna di viaggio fin dalla fase di ideazione, cambierà anche il modo in cui pensiamo le vacanze. Non più solo «dove andare?», ma «come vorrei che fosse quel viaggio?», e lasciare che l’algoritmo interpreti i tuoi desideri, suggerendo mete che magari non avevi preso in considerazione. Allo stesso tempo, è probabile che emergano nuove figure professionali ibride: agenti di viaggio con competenze tecnologiche, capaci di agire come ponte tra chi vuole soluzioni digitali e chi vuole sentirsi guidato da un esperto.