“Questo non si fa!”… Quando i genitori devono dare le regole

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    FIGLI TIRANNI
    Urli improvvisi, gesti che vogliono attirare l'attenzione e arroganza: quante volte capita di osservare queste reazioni nei bambini intorno a noi? Il comportamento dei piccoli spesso manifesta un'aggressività a cui neanche i genitori sembrano essere preparati. Abbiamo chiesto una lettura del fenomeno a Paolo Sarti, specialista in pediatria e autore di libri come Neonati maleducati, che ci spiega: «Oggi i bambini vengono ascoltati di più, talvolta non senza qualche rischio collaterale. I genitori della generazione a cui appartengo principalmente si preoccupavano di vestire, nutrire e far studiare i figli. Non ci mancava nulla, ma non avevamo spazio per esprimere la nostra fanciullezza e su molte cose non avevamo alcun potere di decisione. Avevamo ben presente che esisteva uno spazio adulto e uno spazio bambino. La stanza proibita, presente in quasi tutte le case, il simbolo dei luoghi e delle situazioni a cui i bambini non avevano accesso». Lo spazio proibito ai piccoli corrisponde allo spazio di intimità e privacy degli adulti, da sbirciare attraverso la porta socchiusa, esplorare di nascosto. «Sapevamo di doverci muovere in un certo modo, non toccare, non disturbare. Oggi i bambini hanno accesso a tutto, in ogni senso. Anzi, al contrario di ciò che avveniva allora, tutto è diventato spazio bambino: all'arrivo di un figlio sono i genitori a stringersi, ridurre lo spazio d'azione e rimpicciolirsi, metaforicamente, per abitare la dimensione dell'infanzia, finendo persino per rinunciare all'intimità della coppia. Abbiamo liberalizzato, ma in molti casi abbiamo perso il controllo». Ecco la prima questione da affrontare: recuperare la gestione dei figli in una modalità più consapevole.

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    I NEONATI PIANGONO
    «Prendiamo il caso di un neonato che piange: una volta si chiudeva le porta e forse in questo possiamo vedere un disinteresse estremo verso i bisogni del bambino. Al contrario, oggi si va in allarme al primo accenno di pianto: il bambino non deve piangere, come se questa sua manifestazione, peraltro naturale e ovvia dato che i neonati utilizzano la voce come unico mezzo per comunicare, sia sbagliata e nociva». Paolo Sarti aggiunge: «Le mamme vengono colpevolizzate di continuo e vivono nell'ansia costante di sbagliare. Oggi tutto viene trasformato in trauma e psichizzato come se la nostra mente non fosse attrezzata da millenni e addestrata a superare le difficoltà». La paura di sbagliare ci rende fragili, facili a colpevolizzarci, ma il senso di colpa amplifica il panico che spesso prende alla gola i genitori di fronte alle reazioni dei figli.

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    I CAPRICCI DEI BAMBINI
    Come reagire di fronte a un capriccio? «Il problema è che ci si accorge del bambino ingovernabile tardi, quando è già grande. Tuttavia, le manistazioni di rifiuto emergono fin da quando il bambino è piccolissimo: sono più basse, meno visibili, ma ci sono. Affrontiamole nel momento stesso in cui accadono. Per esempio, il classico caso di un bambino che lancia la pappa. Forse lui è molto piccolo e, ovvio, sta ancora imparando a mangiare: proprio perché glielo stiamo insegnando è necessario prendere una posizione. Questo comportamento non può essere permesso e il genitore deve dirlo in maniera chiara mostrando il suo disappunto. Di fronte a un genitore divertito, ironico o che sorride è chiaro che il bambino alzerà la posta in gioco e continuerà a farlo, tutte le volte che potrà». Riguardo al comportamento da adottare, il dott Sarti sottolinea: «L'autorevolezza è essere convinti che sto facendo questo per il bene dell'altro: basta uno sguardo, un tono di voce, ma è chiaro che se il genitore non ci crede… non funzionerà, pur utilizzando le parole giuste! No all'ironia o alle reazioni simpatiche. Dare uno schiaffo non serve, anzi vuol dire aver perso e costituisce la dimostrazione che un genitore è sprovvisto di strumenti e non sa più che fare».

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    GENITORI AUTOREVOLI
    «Questo non si fa!» esclama l'esperto: «A volte va detto. Ovvio che un bambino non sarà contento di sentirlo e protesterà, ma dobbiamo imparare a dire anche le cose che riteniamo scomode se desideriamo insegnare a un figlio le regole sociali utili per diventare un adulto capace di relazionarsi con se stesso e con gli altri». Gestire le proteste accontentando qualsiasi richiesta è cedere alla debolezza, la propria, non quella dei figli: per poter vivere la propria condizione di bambini c'è bisogno che gli adulti siano tali. Ognuno ha uno spazio, un posto nel mondo da occupare in base a ruoli differenti. «I genitori in quanto adulti devono sopportare la frustrazione del bambino e possono farlo in virtù di un semplice fatto: la consapevolezza che sia per il suo bene. Se perdiamo di vista questo obiettivo, allora è chiaro che si vive la proibizione o il rimprovero come punizione, ma un genitore dovrebbe sapere che il suo compito non finisce in quel momento. Educare non è vivere alla giornata, ma pensare nel futuro».

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    LIBERTÀ… ECCESSIVA?
    «Oggi abbiamo l'idea di dover togliere dallo sguardo dei bambini le cose fragili o preziose, i libri, gli scaffali. Modifichiamo le case nel tentativo di eliminare vetri, spigoli e ogni potenziale pericolo, ma non consideriamo il semplice fatto di insegnare ai bambini come comportarsi» spiega il dott. Sarti, citando un esempio: «Anni fa negli Stati Uniti iniziava a prendere piede un fenomeno nuovo: i genitori stipulavano assicurazioni contro i danni alle cose provocati dai bambini. Qual è il senso di tutto ciò? Ti lascio libero, anche di danneggiare, tanto al massimo l'assicurazione rimedierà. Si tratta di un segnale a cui si sarebbe dovuto prestare attenzione». I genitori diventano vittime dell'ansia di dover dare il massimo al proprio figlio, ma una libertà senza limiti può trasformarsi in un dono molto pericoloso, per sé e per gli altri. «La vera assicurazione è l'educazione» ci ricorda l'autore di Facciamola finita! Appello urgente ai genitori».

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    INSEGNARE L'AUTONOMIA
    Paolo Sarti chiarisce: «A mancare è la solidarietà e la forza della rete sociale: i genitori non sono sostenuti. Un tempo un estraneo poteva sgridare un bambino di fronte a un comportamento scorretto, oggi viene visto come intromissione». Così accade, in tante situazioni, per strada o a scuola, che i genitori finiscano per schierarsi con i figli, giusticando azioni che possono persino costituire un pericolo per la persona. L'esperto aggiunge: «Il bambino ha bisogno di una forza di contenimento, ma quello che succede, invece, è che viene costretto a prendere decisioni continuamente, per qualsiasi cosa. La scelta diventa fonte di stress quando si è troppo piccoli e le decisioni sono tante». Da questa prospettiva è facile prendere coscienza del lato oscuro della scelta: il peso di non sapere quale sia la cosa giusta, l'assunzione della propria responsabilità e, insieme ad essa, la condanna di se stessi di fronte all'errore. Scegliere in modo consapevole significa essere capaci di sostenere se stessi e in questo ritroviamo un senso profondo anche dell'essere genitori: accettare, sostenuti da un amore immenso, di caricarsi della responsabilità di un altro essere umano fino a quando non sarà in grado di poterlo fare da solo.

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Le regole fanno felici sia i bambini che mamma e papà! Ce lo spiega Paolo Sarti, specialista in pediatria

Il contenimento è fondamentale, soprattutto nei primi anni, quando un bambino impara l'approccio alla vita attraverso l'esempio dei genitori. Come spiega il dott. Paolo Sarti nel suo libro Crescere è un'arte il bisogno di autonomia dei piccoli deve essere sostenuto da una guida sicura e ferma, capace di trasmettere valori di vita con autorevolezza.

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