Dopo il parto, un periodo di tristezza immotivata è normale: si chiama baby blues ed è una sindro

Dopo il parto, un periodo di tristezza immotivata è normale: si chiama baby blues ed è una sindrome passeggera ma, apparentemente, non molto diversa dalla depressione post partum.
Infatti i confini fra i vari sintomi e fenomeni non sono veramente netti e questo porta confusione che in molti casi non consente di identificare subito la gravità della situazione.

In generale il baby blues di solito si manifesta fra il terzo e il sesto giorno dopo il parto, come una specie di malinconia. Le neomamme sono di umore variabile, piangono e si irritano facilmente; questo malessere psicologico è poi avallato da una forte ansia e paura di non farcela. Nonostante ciò però, non perdono la capacità di prendersi cura nel neonato, di provare gioia e di dormire abbastanza bene. Dopo poche settimane (all'incirca quando sta per finire il puerperio) il disturbo tende a svanire spontaneamente.
Quando invece, dopo la quarta/sesta settimana, queste sensazioni si accentuano, il baby blues si trasforma in una vera e propria depressione post parto.

Sfoglia la gallery per conoscere i sintomi e le conseguenze della depressione post partum...

Quando il baby blues diventa depressione post partum

I sintomi da tenere d'occhio per capire se gli sbalzi ormonali del puerperio si trasformano in una malattia

Il baby blues è una fase passeggera che capita alla maggioranza delle neomamme. Qualche consiglio per attraversarlo senza paura!

I sintomi della depressione post partum

I sintomi specifici più importanti sono: tristezza, perdita di interesse, autostima e energia, incapacità di provare gioia (anedonia). Sensi di colpa (causati da fastidio o ostilità per il neonato ritenuto troppo esigente), pessimismo e senso di incompetenza, difficoltà nel contatto fisico con il neonato ed eventualmente nell'allattamento, disperazione. A questi, poi, si aggiungono alcuni dei sintomi depressivi non specifici quali: la difficoltà di attenzione e concentrazione, disturbi del sonno, disturbi dell'appetito, rallentamento psico-motorio, ansia, agitazione, incapacità di prendere decisioni, paura di rimanere da soli o, al contrario, voglia di isolamento. Possono inoltre manifestarsi anche sintomi somatici: cefalee, vertigini, acufeni, dolori addominali e lombari, nausea e perdita di appetito, stitichezza, dimagrimento.

Le conseguenze della depressione post partum

Troppo spesso accade che, a causa di un radicato retaggio culturale, la madre viva come una colpa personale, le difficoltà legate alla depressione post parto e se ne vergogni perché fondamentalmente ritiene di essere "fortunata" avendo già tutto ciò di cui ha bisogno (un bambino sano, un marito premuroso, la sicurezza materiale) ma non riesce ad apprezzarlo. Ciò la risucchia in un circolo vizioso fatto di insoddisfazione e ansia.

È essenziale valutare sempre la situazione familiare e quella personale della donna: magari era una donna indipendente e sicura di sé, attiva nel lavoro e in ambito sociale, e improvvisamente si sente incapace di assumere il ruolo e i compiti di una madre.
Per questo, per vergogna, tende poi a mascherare il più possibile i sintomi della depressione, magari a negarla anche a sé stessa, non chiede aiuto per salvare le apparenze, facendola diventare, nel tempo, una malattia cronica. La conseguenza più leggera può essere la difficoltà e la sofferenza nella relazione di attaccamento fra madre e neonato, con possibili disturbi di riflesso per il bambino: disturbi alimentari e digestivi, problemi del sonno e/o del comportamento, sintomi psico-somatici come eczemi e neurodermiti, ecc.
La conseguenza più grave, di solito purtroppo, si legge nelle pagine della cronaca nera.

La depressione post partum dipende anche dalla società

Gli studi scientifici dimostrano che in generale l'incidenza dei disturbi depressivi dopo il parto è piuttosto simile in tutti i paesi, ciò che cambia è l'evoluzione di tale fenomeno. Nelle culture dove la famiglia e l'ambiente circostante fanno tutto il possibile per sostenere e proteggere la coppia madre-bambino, per esempio assegnando alla puerpera il solo compito di stare con il neonato e dove l'allattamento al seno su richiesta è favorito al massimo, si nota una diminuzione drastica dei casi di infanticidio o dei casi, in generale, di depressione post partum cronicizzata.

E in Italia qual è l'incidenza della depressione post partum?

Il ruolo del tipo di parto nella depressione post partum

Purtroppo in Italia e nella nostra cultura, sia perché la maternità è vissuta come ostacolo per l'emancipazione e la carriera per la donna e sia per necessità economiche (per esempio la dispersione delle famiglie non consente a tutti di potersi permettere una baby sitter o una tata), il processo di adattamento alla nuova vita può rivelarsi più difficile accentuando i sintomi.  
È interessante anche notare che, secondo le levatrici con molta esperienza di parti fisiologici, baby blues e depressione post parto sono piuttosto rari dopo le nascite a domicilio avvalorando l'ipotesi di una correlazione fra l'eccessiva medicalizzazione di gravidanza e parto, e l'incidenza del baby blues e dei disturbi depressivi.
Il parto infatti, è un processo fisiologico involontario, che produce (se non disturbato da agenti esterni) importanti scariche di endorfine, prolattina, ossitocina, ormoni naturali che hanno anche spiccate funzioni antidepressive, e possono compensare, almeno in parte, il calo ormonale al quale solitamente si attribuisce il fenomeno del baby blues.
In ultimo, si osserva che nelle donne che hanno avuto la possibilità di vivere il proprio parto in intimità (in casa, in una casa del parto o in ospedale ma senza essere disturbate) i tassi di soddisfazione e di crescita dell'autostima (noto antidoto alla depressione) risultano di molto superiori a quelli delle donne che hanno scelto o subito un parto medicalizzato.

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