Secondo i dati del Ministero della Salute, il 70-80% delle neomamme soffre di baby blues. Il picco si raggiunge 3-4 giorni dopo il parto e tende a svanire spontaneamente entro un paio di settimane, senza bisogno di cure. Nel 10-15% dei casi, invece, il baby blues può sfociare in un vero e proprio stato depressivo, noto come depressione post partum, che può avere diversi livelli di gravità. Non è certo la prima volta che affrontiamo l’argomento della depressione post-partum. Questa volta abbiamo raccolto la testimonianza di Valentina Colmi, mamma e giornalista-blogger, e le storie e i consigli che ci avete lasciato sulla pagina Facebook di Nostrofiglio.it. Ecco quello che ci hanno raccontato.

Per approfondire: 3 libri da leggere



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Mamme tristi. Vincere la depressione post parto di D. Leveni, P. Morisini, D. Piacentini (Erickson Editore, 13,60 euro). Una lettura utile per capire che una mamma che si sente triste non è una cattiva madre, ma una donna che ha bisogno di tempo per abituarsi al cambiamento che sta vivendo.


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Mamme e poi? Ritrovare se stesse dopo il parto di Jolanda Stavani (Giunti Demetra, 9,50 euro). Un libro ricco di spunti su come affrontare i cambiamenti fisici e psicologici e su come vivere con serenità e ottimismo una delle fasi più delicate della vita.


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Hai voluto la carrozzina? Spunti di sopravvivenza da 15 mamme che pedalano sul web (Fabbri Editore, 16 euro). Un manuale, scritto da blogger e madri “imperfette”, che raccontano in modo pratico e divertente come affrontare la maternità.

Valentina Colmi, giornalista, mamma e blogger (post-partum.it)

«Prima di diventare mamma pensavo che molte persone esagerassero quando parlavano di cambiamento radicale. Mi sbagliavo. Ho avuto una gravidanza perfetta e credevo che il parto sarebbe stato senza intoppi: dopo 15 ore di travaglio, ho subito un cesareo d’urgenza con anestesia totale. Niente si era svolto secondo le aspettative, ce l’avevo con il mio corpo, che mi aveva tradito e la conoscenza con mia figlia Paola è iniziata in salita: non riuscivo ad allattarla, lei non si attaccava, e mi sentivo sola e disperata. Piangevo sempre, mi sembrava di sapere fare solo quello. Anche io soffrivo di baby blues come tante mamme. È causato principalmente dal crollo ormonale: qualche lacrima quindi è normale e sentirsi giù di tono non significa essere delle cattive madri. La depressione post partum, invece, è un’altra cosa, una ladra che ruba la maternità. Ti toglie il sorriso, azzera la voglia di vivere e non passa spontaneamente in un paio di settimane. Se a 3 mesi dal parto sei ancora triste, se hai l’ansia di stare sola e paura che il bimbo possa stare male, chiedi aiuto. Prima di tutto al tuo compagno e alla tua famiglia, poi cerca un terapeuta che ti possa guidare in un percorso di consapevolezza e rinascita».

Le storie e i consigli delle lettrici di Nostrofiglio.it

Arianna: So che noi donne siamo forti e che questi momenti difficili saranno solo un ricordo
«Ci sono giorni in cui tutto sembra pesarmi di più, in cui penso che non ce la farò. Ma ce ne sono anche altri in cui mi alzo dal letto e rifletto su quanto siamo forti noi mamme e sono orgogliosa di sapermela cavare da sola. So che la maternità è un’occasione di crescita e che presto tutti questi momenti tristi saranno solo un brutto ricordo. Quando mi vengono pensieri negativi, vado vicino a mia figlia e la guardo: la sua dolcezza mi dà la forza di andare avanti»,

Cassandra: Per sconfiggere la solitudine, ho cercato nuove amiche: con loro sono a mio agio
«Dopo il parto tutto mi sembrava difficile e provavo una solitudine terribile. Allora ho cercato delle occasioni per uscire: appena posso vado al parco con la bimba e mi sono iscritta a un corso di massaggio neonatale, dove ho conosciuto nuove amiche. Frequentare certi posti mi ha aiutato a sentirmi a mio agio e una brava mamma, come le altre».

Martina: Ho imparato il mestiere di mamma a poco a poco, grazie alle persone che ho vicino
«Ricordo bene quella sensazione di vuoto che ho provato quando sono tornata a casa: i nonni sono partiti dopo pochi giorni e mi sono ritrovata sola, con un marito fuori per il lavoro fino a sera e una figlia da conoscere e accudire 24 ore su 24. Dipendeva in tutto e per tutto da me. E quando uscivo mi sentivo strana, diversa, avevo paura che la bimba si mettesse a piangere e io non sapessi come calmarla. Che cosa mi ha aiutato? Tante piccole cose: mio marito che la notte cambiava i pannolini e faceva riaddormentare la piccola dopo ogni poppata, la vicina di casa che mi bussava al ritorno dal lavoro, le colleghe che mi telefonavano e mi incoraggiavano. Un po’ per volta ho imparato il mestiere di mamma e adesso, passati sei mesi, posso dire che so cosa sia il baby blues ma so anche che passa».

Carola: Anche se non era tutto perfetto, pazienza: volevo godermi al massimo questi primi mesi
«Lo sapevo, mi avevano avvisato le amiche, lo avevo letto sui giornali: nei primi tempi un bimbo ti assorbe al 100%. Beh, la realtà ha superato ogni previsione: alle 10 avevo ancora il letto disfatto, giravo in pigiama tutta la mattina, a pranzo mangiucchiavo qualcosa di veloce e, quando la bimba dormiva, cercavo di sistemare un po’ la casa. La sera, stanchissima, andavo a letto con la speranza di riposare qualche ora. Ero sfinita, piangevo spesso e mi sentivo incapace: forse ero io che non sapevo fare la mamma. Poi mi sono detta: è vero, è un momento faticoso, ma non ritornerà più, quindi voglio godermelo. E chi se ne importa se la casa non è in ordine o i capelli non sono in piega. Passa, ve lo assicuro, più in fretta di quanto si possa pensare! E dopo si ricorda con tanta dolcezza e nostalgia!».

Donatella: Ho cancellato i sensi di colpa: solo così ho iniziato ad aprrezzare il mio nuovo “lavoro”
«Un consiglio: approfitta di tutti i momenti per dormire, la mancanza di sonno toglie energie fisiche e psichiche. Spegni il telefono e riposa, senza sensi di colpa, che noi donne, chissà perché, siamo bravissime a farci venire. Quello di (neo)mamma è un lavoro a tutti gli effetti, che merita rispetto. Il nostro, innanzitutto!».

Pina: Mi sembrava di vivere un incubo. Poi ho chiesto aiuto e mi sono fidata: ora va meglio
«Io l’ho passato! In certi momenti ho anche pensato di fare del male a mio figlio. Era da poco mancato mio padre e il bimbo piangeva di continuo: un incubo! Mi ha aiutato lasciarlo qualche ora al giorno a parenti o amici fidati (non credere di essere insostituibile e impara a fidarti) così potevo riposare, uscire e liberare la mente. Se senti di non farcela, grida aiuto, anche a costo di passare per quella che la sta facendo troppo pesante. Non tenerti tutto dentro: parlane con il tuo medico o, se è il caso, con uno psicologo: ti aiuterà a uscirne».