Perché non vuoi un figlio? La domanda da non fare

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    Credits: Corbis

    Ci hai provato a lungo, ma non è arrivato. O forse un figlio non lo hai mai voluto. Intanto però il tempo stringe e tu, che in alcuni momenti hai pensato che fosse un capitolo chiuso, ti ritrovi in preda ai dubbi: «Avrò fatto tutto quello che potevo?», «E se in futuro il desiderio di maternità dovesse affiorare quando non c’è più tempo?». Di sicuro non ti fa piacere sentirti chiedere quando ti deciderai a fare un figlio.

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    Credits: Corbis

    Anna Maria Costa, avvocato, 39 anni
    Io sono rimasta incinta quattro anni fa ma avevo un compagno che non desiderava dei figli. Così, ho abortito e poi l’ho lasciato.

    Ero disillusa e angosciata, perché sapevo di dover ricominciare tutto daccapo. Avevo deciso che in futuro avrei fatto un figlio a qualsiasi costo, anche da sola, pur di sentirmi risarcita per quel bambino che non avevo potuto tenere. Ma questa esperienza mi ha fatta crescere. Con il tempo, ho capito che una gravidanza è il frutto delle circostanze di quel momento. Mi sono perdonata. E adesso che ho una relazione stabile, se rimanessi incinta sarei felice, nonostante il lavoro mi impegni molto. Nel caso il figlio non arrivasse, invece, non credo che proverei troppo dolore. Per questo, quando qualcuno cerca di intrufolarsi nella mia vita, penso: «Se solo tu sapessi cosa ho passato io...». Poi, con il sorriso sulle labbra, alla domanda del perché non sono ancora mamma rispondo: «Prima di pensare alla maternità devo fare carriera».

    COSA DICE LA PSICOLOGA «Anna Maria si è liberata dai sensi di colpa e da quel bisogno, diffusissimo tra le donne che hanno abortito, di “riparare” con un figlio il danno provocato dalla decisione precedente» dice Nicoletta Suppa. «Si sente così forte al punto da rispondere con leggerezza a una domanda spinosa, perché ha capito che la sua scelta era giusta in quelle circostanze. È questo il pensiero che dovrebbero avere tutte le donne che non hanno figli quando guardano al loro passato».

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    Paola Cerimele, attrice, 41 anni
    Io e il mio partner abbiamo una compagnia di teatro: ogni spettacolo per noi è come se fosse un piccolo parto.

    Una gravidanza vera? Se arrivasse, la vivrei con gioia. Ma sono così innamorata del mio mestiere che non ho vuoti da colmare: insomma, non desidero un figlio. Forse anche perché mi sento, e mi vedo, molto più giovane di quello che sono. A volte, però, mi prende un senso d’inadeguatezza: come mai tutte sognano di diventare madri e io no? A chi mi chiede perché non sia ancora accaduto dico che non è detta l’ultima parola. Oggi lo faccio con grande serenità, ma come risponderò tra qualche anno, quando potrebbe essere troppo tardi?

    COSA DICE LA PSICOLOGA  «Questa storia dimostra che anche una donna sicura di sé a un certo punto può essere colta da dubbi e incertezze» fa notare Nicoletta Suppa. «Paola avverte che il tempo scorre, portando via ogni possibile ripensamento. E un domani sarà più difficile fare i conti con se stessa, oltre che con la sfacciataggine altrui. Ma non è detto che sia un ritrovato spirito materno a mandarla in crisi e a farla sentire diversa dalle altre. Magari a pesare sono le aspettative della società, e le ripetute domande indiscrete di chi dà per scontato che una donna debba per forza essere madre. Fa bene a guardarsi dentro con onestà, per capire se c’è un desiderio autentico. E se non è così, a vivere la sua decisione con serenità».

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    Ilaria Beltrami, scrittrice, 43 anni
    Con mio marito abbiamo cercato un figlio, invano, per 11 anni. Eravamo così presi da noi stessi che non abbiamo mai indagato i motivi dei nostri insuccessi.

    Spesso, poi, il desiderio di una famiglia non coincideva: se io lo volevo, lui preferiva rimandare. Fino a che mi sono sentita esasperata e ho pensato: «È colpa sua». Ci siamo lasciati, ma dopo un periodo di riflessione sono tornata con lui. Ho capito che anch’io avevo delle responsabilità e che diventare madre è solo una parte di ciò che vorrei essere. Ora gli esami dicono che è tutto a posto, ma non sono più giovanissima e la fecondazione assistita non fa per me. Certo, quando mi fanno la fatidica domanda, soffro. Soprattutto se alludono a una forma di egoismo, come se non desiderassimo un bambino per continuare a goderci la vita. Allora faccio la superficiale e rispondo: «Non mi interessa».

    COSA DICE LA PSICOLOGA  «Ilaria reagisce così per difesa, perché la sua è una ferita ancora aperta» spiega Nicoletta Suppa, psicoterapeuta. «Non c’è niente di strano. Mentre un uomo può realizzarsi in diversi modi, per esempio attraverso la professione, quasi sempre una donna sente il bisogno di una gravidanza per affermare la sua identità femminile». Naturalmente non è così. Ma ci vuole tempo, e spesso anche un lavoro su stessa, per esserne consapevoli».

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Una mancanza di delicatezza che può ferire e non andrebbe mai chiesta. Leggi qui la storia di tre donne. E di come rispondono a chi invade il loro privato

Sentirsi chiedere quando arriverà un bambino «fa più male a chi ha un passato di tentativi falliti rispetto alle donne che, invece, di bambini hanno deciso di non averne»  dice Nicoletta Suppa, psicologa e psicoterapeuta. «Ma è una domanda che  mette in difficoltà tutte, perché fa emergere un  dilemma complesso e, spesso, ancora irrisolto, che può coinvolgere anche  le dinamiche di coppia. Per esempio, una donna ha deciso che un figlio  non lo vuole, ma si sente in colpa nei confronti del partner a cui non  dispiacerebbe allargare la famiglia... Un’eventuale infertilità, poi,  mina nel profondo l’autostima femminile».

È normale che la reazione più diffusa sia quella di chiudersi a riccio, cercando di parare il  colpo con delle mezze spiegazioni. «Invece bisogna tagliare corto,  dicendo solo che per ora il bambino non è arrivato» consiglia l’esperta.  «Mai giustificarsi, perché oltre a sdoganare l’invadenza altrui, equivale ad ammettere di essere in difetto: è un messaggio sbagliato nei confronti di se stesse e c’è il rischio di uscirne indebolite». Ecco le storie di tre donne che devono convivere con questa domanda. E un consiglio per chi non  riesce a tenere a bada la lingua: prima di farsi prendere dalla  curiosità, meglio contare fino a dieci.

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