Parafrasando Kant, quando il mondo esterno sembra imporci interrogativi più grandi di noi, la cosa migliore è rivolgere lo sguardo all’interno, verso la nostra personale legge dell’ordine. Allora è più facile comprendere perché, guardandoci allo specchio, quel pantalone che cade perfettamente sui mocassini, la camicia bianca inamidata e la giacca che incornicia la figura accarezzano il nostro ego. Ci danno la sensazione che la giornata può cominciare col piede giusto, almeno nel nostro piccolo, mentre il caos ci gira intorno.

Se fuori domina il caos, l’ordine sia nell’armadio

Le guerre imperversano (erano oltre 100 i conflitti nel mondo nel 2025, secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program), la benzina è alle stelle (e a seguire lo sono tutti gli altri prezzi), anche gli ordinamenti politici che sembravano destinati a resistere a qualsiasi urto navigano nell’incertezza. Chi potrebbe mai avere da ridire o tacciarci di essere noiose se alla stravaganza preferiamo l’ordine e la pulizia di un guardaroba di pezzi classici?

Il ritorno dell’eleganza mette d’accordo Gen X e Gen Z

Non sto parlando di me, che resto affascinata dallo charme di Olivia Dean sul palco e dallo stile retrò della cantante Raye. La ricerca dell’eleganza non è un fenomeno da ragazze Gen Z, nate a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio. O, perlomeno, non solo. Questo è uno di quei rari casi in cui la moda porta a casa la missione più difficile di tutte: mettere d’accordo le madri con le figlie.

Non significa che abbiamo voglia di vestirci allo stesso modo, semplicemente abbiamo un’idea comune di come dovrebbero farci sentire i nostri vestiti: accolte, valorizzate, non costrette dall’urgenza di inseguire una tendenza specifica. Ci sarà un motivo se durante i mesi estivi uno dei trend più ricorrenti sui social è stato il cosiddetto kinda chic: una rassegna di momenti, gesti, abitudini quotidiane e scelte di abbigliamento considerate desiderabili perché “un po’ chic”, appunto.

Ma nel contesto attuale, in cui vantiamo la libertà di non dover sottostare a etichette e paradigmi, ha ancora senso ricercare e inseguire un certo grado di raffinatezza? Risponde la couturière Annagemma Lascari. «Trovo rivelatore che si dica kinda chic. Quel “quasi” racconta una generazione che desidera l’eleganza senza la sua rigidità, vuole che sia accessibile» spiega la stilista, negli anni al fianco di Gianfranco Ferré, in carica da Dior e alla direzione del rilancio della maison Schiaparelli nel 2012.

«Lo chic non è una categoria di capi, è una postura. Non vive nell’oggetto, ma nel rapporto tra chi indossa e ciò che indossa». La conseguenza è un’attenzione crescente alle proporzioni, alle misure e alla qualità dei materiali. Gli ingredienti necessari per un guardaroba che non passa mai di moda.

Le tendenze dalle passerelle

L’interesse per le linee evergreen viene, non a caso, assecondato dalle passerelle. Con buona pace di chi non ama le giacche sciancrate o vagamente avvitate, Jonathan Anderson da Dior ha reso nuovamente l’iconica giacca bar un oggetto del desiderio. Dopo essere stata uno degli elementi forti del New Look di Monsieur nel 1947, torna in versione casual insieme ai jeans dritti. Da Chanel fanno perdere la testa gli accessori con stampa cocco e la camicia, meglio se bianca. La dice lunga anche la notizia, arrivata a luglio, dell’acquisizione da parte del marchio di Charvet, storica camiceria parigina già amata da Mademoiselle Coco.

«Come il trench, il cappotto cammello o il pantalone sartoriale, le camicie sono capi con più eleganza nel Dna perché non è la decoratività il focus. Non hanno bisogno di un logo e non hanno stagione: si reiterano e si conservano per anni. Entra in gioco anche una crescente educazione all’acquisto: una parte di consumatrici sta comprendendo che lo stile non si cambia ogni stagione, ma si costruisce negli anni, sommando un pezzo all’altro» commenta Annagemma Lascari.

Perché il bon ton fa risparmiare

Di fatto, è anche un approccio allo shopping amico del portafoglio: conosci te stessa e compra di conseguenza, così la scrematura tra le infinite possibilità del mercato è già fatta. La nuova eleganza trasversale non è tanto una questione di minimalismo, ma di ricerca dell’equilibrio perfetto tra fantasia, praticità e durabilità.

«Un’attitudine che è una reazione travestita da nostalgia. In un’epoca di sovraesposizione e caos algoritmico, il bon ton è una forma di controllo. Una sorta di protezione rassicurante» continua Lascari. Giorgina Siviero, fondatrice della storica boutique torinese San Carlo dal 1973, aggiunge un tassello: «C’è in corso una decisa, seppur lenta, riappropriazione del corpo femminile da parte delle donne. Vestirsi è raccontare la propria esperienza, più che l’età».

L’approccio diversificato di Gen X e Gen Z

Tra la Gen X e la Gen Z una differenza, però, c’è. «Per le donne nate tra gli anni ’60 e la fine dei ’70 è il ritorno a un modello di femminilità già noto. Le più giovani, invece, scoprono la regola come novità. Lo hanno dimostrato anche alcune estetiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni: il quiet luxury, inteso come lusso non urlato, e l’old money, ispirata all’eleganza classica delle famiglie ricche per tradizione. In comune tra le generazioni c’è il rifiuto degli acquisti usa-e-getta.

Si torna a scegliere pochi capi, ma buoni» aggiunge Lascari. Una bella notizia per noi che apriamo l’armadio e ci sentiamo spaesate, pensando di dover inventare chissà che cosa. Lo chic non ha bisogno di troppi effetti speciali. Ed essere delle outfit repeater, cioè indossare un capo o il medesimo look più volte, è cool: la prova definitiva di conoscere a fondo ciò che ci piace e ci sta bene.

Nessun pericolo di inibizione o di incasellamento in nuovi dogmi: l’ondata bon ton non è una scelta imposta. È il moto unitario di donne che hanno deciso di non complicarsi ulteriormente l’esistenza. Che tornano a fare affidamento sul blazer, sul denim nel punto di blu ideale e anche su abiti iper femminili. A completare c’è il tocco personale, spesso affidato al make up e ai capelli. Perché non si dica che siamo fatte con lo stampino.