Ci sono accessori che non gridano al trend, non chiedono attenzione. Eppure restano. Gli occhiali ovali di Carolyn Bessette-Kennedy appartengono a questa categoria: piccoli, scuri, quasi austeri. E nel 2025 stanno tornando ovunque.

Il merito — o la colpa, a seconda dei punti di vista — è anche della serie Love Story, approdata il 13 febbraio su Disney+, che racconta la relazione tra l’icona minimal degli anni ’90 e John F. Kennedy Jr. Ma più che una semplice operazione nostalgia, quello che rivediamo oggi è un’estetica precisa: essenziale, pulita, sottrattiva. E dentro quell’estetica, gli occhiali non sono un dettaglio. Sono una firma.

Carolyn Bessette a Hyannisport (casa della famiglia Kennedy). Foto: IPA

Non coprivano il volto, lo accompagnavano: la filosofia dietro quegli occhiali

Carolyn non vestiva per stupire. Vestiva per sottrarre. La sua palette era fatta di avorio, grigio, nero, cammello. Le silhouette erano asciutte, le linee nette. Gli occhiali ovali — spesso neri o tartarugati — erano perfettamente coerenti con questa grammatica.

Il suo modello? L’Aldo di Selima Optique, brand newyorkese fondato da Selima Salaun, oggi riproposto anche nella variante Carolyn creata espressamente in suo onore. La forma: lente scura, montatura sottile, dimensione contenuta. Un equilibrio calibrato tra rigore e sensualità, capace di incorniciare lo sguardo senza sovrastarlo.

Aldo, Selima Optique (€452,95)

Sceglierli oggi è quasi un gesto controcorrente. In un momento storico in cui l’oversize domina, optare per una montatura contenuta è una dichiarazione silenziosa. Un modo per dire: so cosa voglio, e non ho bisogno che si veda da lontano.

Carolyn, Selima Optique (€452,95)

L’accessorio che fa la differenza (senza sembrare che ci provi)

Un accessorio può cambiare la percezione di un’intera figura. Gli occhiali giusti incorniciano il volto, definiscono lo sguardo, raccontano una postura.

Per trasformare un paio di sunglasses in un segno distintivo servono tre cose: coerenza nello stile, ripetizione nel tempo, autenticità nella scelta. Carolyn li portava con naturalezza, anche nei momenti più quotidiani — scendendo da un taxi, camminando a Manhattan, seduta a una cerimonia pubblica. Ed è così che un accessorio smette di essere moda e diventa identità.

Carolyn Bessette (interpretata da Sarah Pidgeon) in una scena di Love Story. Foto: IPA

Come riconoscere il modello giusto: la guida all’acquisto

Se vuoi inserire nel tuo guardaroba un paio di occhiali che rendano omaggio a quell’estetica senza sembrare un costume, questi sono i dettagli chiave da cercare:

  • Montatura sottile, in acetato leggero o metallo fine. Evita profili spessi o eccessivamente grafici.
  • Lente scura ma non specchiata: nero intenso, grigio fumo, marrone caldo. Niente effetti mirror o colori saturi.
  • Forma ovale allungata: non troppo tonda (rischio anni ’70), non troppo stretta (effetto Y2K). La curva deve essere morbida.
  • Dimensione contenuta: è il punto cruciale. Niente oversize.

Le alternative oggi non mancano, dai brand contemporary con prezzi accessibili fino a quelli più strutturati che lavorano su acetati lucidi e linee fedeli agli anni ’90. Il modello nero classico dà un effetto più rigoroso; la variante tartarugata addolcisce l’insieme. Ecco alcuni consigli!

Ray-Ban RB2223 (€223)
Miu Regard, Miu Miu (€370)
Outta Love, Le Specs (€65)
Il Elvie, Jimmy Fairly Paris (€135)
Furla SFU972 (€149)
Cuscus, Gentle Monster (€222)

Come abbinarli senza sbagliare (e senza sembrare in costume da anni ’90)

L’errore più comune è sovraccaricare il resto del look. Gli occhiali ovali chiedono equilibrio: capelli sciolti o raccolti morbidi, make-up quasi invisibile, gioielli essenziali. Funzionano con il trench beige, con il blazer maschile, con un denim dritto e una T-shirt bianca, ma anche con un abito nero scivolato. Sono piccoli ma incisivi, sofisticati senza ostentazione.

John John Kennedy e Carolyn Bessette
Carolyn Bessette Kennedy e John Fitzgerald Kennedy Jr. Foto: Getty

Perché il 2025 aveva bisogno di lei (e dei suoi occhiali)

Il revival di Carolyn Bessette-Kennedy non è solo nostalgia. È una risposta culturale. Dopo anni di maximalism, dopamine dressing e accessori-scultura, il mercato sembra chiedere di nuovo qualcosa di meno. Meno colore, meno volume, meno rumore.

Il quiet luxury — termine che negli ultimi anni ha saturato ogni conversazione di moda — trova in Carolyn una delle sue prefigurazioni più pure. Lei lo faceva prima che diventasse un’estetica codificata, prima che avesse un nome. Lo faceva perché era coerente con sé stessa.

Ed è forse questo il segreto che quegli occhiali continuano a raccontare: non erano solo belli. Erano onesti. E nell’onestà stilistica, si sa, risiede la vera durata.

Carolyn Bessette Kennedy. Foto: Getty