Il cambiamento parte in sordina e procede punteggiato da attimi di smarrimento davanti all’armadio, quando la solita domanda “come mi vesto?” viene rimpiazzata da un nuovo dubbio: “Ma ce la farò a vestirmi?”. Di solito, succede alle 7 e 43 del mattino, con il cervello già stanco e una call che inizia alle 8. In quel momento, la maglia morbida trionfa sulla camicia stirata, il beige straccia i colori accesi, la sopravvivenza batte 10 a zero l’idea stessa di “look”. Benvenute nell’era del low-energy dressing, il trend che suggerisce di vestirsi tenendo a mente che l’energia è una risorsa preziosa, non rinnovabile, da spendere con parsimonia. Silhouette comode, tonalità neutre, capi essenziali e facilissimi da abbinare. Nessuna voglia di stupire. Non è sciatteria, ma strategia. Non è disinteresse, ma autodifesa. È un modo per comunicare al mondo: io sono così, prendere o lasciare (possibilmente prendere e lasciarmi in pace).

ragazza sorridente con giubbotto e jeans
Launchemetrics/Spotlight

Low-energy dressing e l’arte di semplificare

Il risultato è (quasi) garantito, le decisioni da prendere sono limitatissime: il low-energy dressing spopola, sui social come per la strada. E non è una scelta puramente estetica. «È probabile che questa tendenza nasca innanzitutto come risposta al contesto di iperstimolazione a cui siamo sottoposti, tra notifiche continue e contenuti di ogni genere proposti a una velocità forsennata, che prosciugano la nostra energia» spiega la dottoressa Giulia Griselli, psicoanalista specializzata in psicologia del benessere. Come dire, almeno quando ci vestiamo, abbiamo la possibilità di rallentare e di andare sul sicuro senza stressarci troppo.

Io valgo, a prescindere dal look

Ma il trionfo dello stile minimal non è legato soltanto alla stanchezza da algoritmo. «È anche un meccanismo di difesa di fronte a questa società altamente competitiva e a un mondo del lavoro che, specie a noi donne, continua a richiedere performance eccezionali unite a un aspetto impeccabile» osserva la dottoressa Griselli. «Vestirsi con capi confortevoli e spesso unisex è un modo silenzioso di ribellarsi alla pressione a cui siamo sottoposte quotidianamente e, al tempo stesso, è un invito rivolto a chi ci circonda affinché ci guardi come in genere si fa con gli uomini. Quindi considerando prima di tutto il nostro valore e le nostre competenze, e solo dopo, eventualmente, il nostro “involucro”».

ragazza vestita con jeans e blazer
Launchmetrics/Spotlight

La sicurezza passa dal low-energy dressing

Il messaggio chiave che il low-energy dressing trasmette è all’insegna della sicurezza. «Un look essenziale può suggerire un certo equilibrio e una buona autostima che rendono poco importante impressionare e ricevere l’approvazione altrui: ci si sente a proprio agio così, senza bisogno di rinforzi o effetti speciali» dice Griselli. Ma non esistono formule universali. «A volte vestirsi in maniera basica non è indice di solidità, anzi: è un tentativo di passare inosservati, di non esporsi troppo, che tradisce la paura del giudizio altrui. Altre volte ancora, determinazione e carattere vengono veicolati attraverso scelte coraggiose, “high-energy”, come mise e accessori stravaganti. È una questione soggettiva. Di certo, le persone davvero sicure di sé indossano ciò che meglio le rappresenta, senza farsi condizionare troppo dalle mode del momento».

Una reazione alla velocità del fashion system

A proposito di mode del momento, esiste un altro livello, meno emotivo e più politico, in cui inserire la questione: il low-energy dressing è anche una reazione alla velocità con cui le tendenze vengono proposte, consumate e archiviate. «Ogni settimana, specie sui social, viene lanciata una nuova collezione “imprescindibile”, che diventa irrilevante pochi giorni dopo» spiega la dottoressa Griselli. «A lungo andare, questo ritmo svuota le mode di significato e rende evidente il meccanismo che le sostiene: comprare in fretta, stancarsi subito e ricominciare. Scegliere capi semplici e senza tempo è una soluzione per chiamarsi fuori dal gioco con una spinta anticonsumistica, più o meno consapevole: meno acquisti, meno sprechi. E un’attenzione alla sostenibilità che oggi tutti sentiamo più urgente che mai».

ragazza con cappotto e jeans
Launchemtrics/Spotlight

Low-energy dressing tra percezione e realtà

Accanto alla spinta anticonsumistica, il low-energy dressing porta con sé un immaginario preciso: appare più elegante e “consapevole” rispetto ai look accesi, immediatamente associati al fast fashion e all’iperconsumo. Che sia vero o no è un altro discorso – anche i capi più semplici spesso arrivano dallo stesso sistema e non garantiscono scelte più sostenibili. Ma la percezione conta. «Negli ultimi anni, complici la pandemia e la diffusione del lavoro da remoto, è cambiata l’idea stessa di ciò che consideriamo professionale e desiderabile» aggiunge la dottoressa Griselli. «Restando a casa, per molto tempo lo sguardo altrui è scomparso e in quel vuoto abbiamo imparato che comfort e concentrazione convivono alla grande. E che vestirsi senza sforzo non compromette la qualità di ciò che facciamo. Una presa di coscienza che ci ha insegnato a dare meno importanza al giudizio altrui sull’aspetto, sull’abito. Non è certo quello che determina il nostro valore».

Vestirsi in sintonia con il momento

E se il low-energy dressing fosse legato a una perdita di slancio, di leggerezza, persino di gioia? «In un mondo sempre più instabile, tra guerre, violenza e crisi continue, anche l’approccio al proprio aspetto può cambiare» spiega la dottoressa Griselli. «Ad alcune persone, vestirsi in modo sgargiante sembra fuori tempo, quasi una nota stonata rispetto a ciò che sta succedendo. Ridurre, allora, diventa un modo empatico per restare allineati al contesto. Non una rinuncia, ma una pausa. Un modo per abbassare il volume in attesa che sia di nuovo possibile dare spazio ai colori e alla voglia di fare festa».