Lo confesso. Il monologo di Miranda Priestly sul maglioncino ceruleo infeltrito di Andy Sachs a memoria non l’ho mai saputo. Dal 2006, anno di uscita deIl Diavolo veste Prada, è stato l’asso nella manica delle fashion victim. In qualche modo impressionava sempre l’interlocutore. E sebbene oggi pochi vorrebbero essere il capo supremo di Runway, quella scena resta uno dei tentativi più iconici di spiegare il potere dell’industria della moda. Sarà per questo che l’idea che presto qualcuno potrà acquistare il capo di J.Crew e farne una reliquia, un po’ mi conforta. Infatti, sarà tra i costumi battuti all’asta di Christie’s che si terrà online dal 1° al 15 settembre.

A chi saranno devoluti i proventi dell’asta dei costumi de Il Diavolo veste Prada 2

A promuovere l’iniziativa, come dopo l’uscita del primo film nel 2006, è ancora Meryl Streep. Allora i costumi furono battuti all’asta e i proventi donati a organizzazioni a sostegno di donne e ragazze come Dress for Success e Equality Now e la ricerca sul tumore al seno.

A questo giro invece, in linea con la trama del sequel di David Frankel, la vendita dei costumi sostiene il Committee to Protect Journalist (CPJ) – l’organizzazione internazionale per la difesa della stampa e la protezione dei giornalisti che operano in contesti a rischio – e il Council of Fashion Designers of America (CFDA) che promuove corsi di formazione, mentoring e finanziamenti destinati ai talenti emergenti della moda.

Quali saranno i capi all’incanto?

Non c’è soltanto il maglioncino ceruleo, tra i costumi che presto avranno una nuova casa ci sono anche l’abito patchwork firmato Gabriela Hearst indossato da Anne Hathaway, un completo a quadri Dolce & Gabbana di Stanley Tucci alias Nigel, una Fendi Peekaboo e la giacca con nappe Dries Van Noten di Miranda. Insomma, un bottino ricco che sarà anche protagonista di una mostra gratuita al Rockfeller Center di New York, dall’8 al 13 settembre.

Anne Hathaway sul set del Diavolo veste Prada 2
Anne Hathaway in una scena de Il Diavolo veste Prada 2 con l’abito patchwork di Gabriela Hearst. Foto IPA
Meryl Streep in una scena de Il Diavolo veste Prada 2
La giacca con nappe firmata Dries Van Noten che sarà battuta all’asta di Christie’s. Foto IPA

Dal cinema alla realtà, anche il guardaroba di Carolyn Bessette all’asta

La serie Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette ha contribuito a riaccendere i riflettori sullo stile della regina dello stile minimalista degli anni ’90 di cui sappiamo ormai tutto, o quasi. Ma, in questo caso, a essere battuti all’asta Bold Luxury: Step & Repeat Edit, curata dalla celebrity stylist Elizabeth Stewart e organizzata da Julien’s Auction per il prossimo 16 settembre, saranno alcuni pezzi del vero guardaroba della moglie di John John.

Parliamo di un cappotto campione in velluto di Calvin Klein, un paio di sandali Bottega Veneta e delle zeppe Stephane Kélian. I proventi andranno a This Is About Humanity, un’organizzazione che supporta famiglie separate e poi riunite e i minori al confine tra Stati Uniti e Messico. E diciamoci la verità, chi non vorrebbe solo un pezzetto di quell’universo glam anni ’90? Del resto il celebre cappotto Prada nero di Carolyn è già stato venduto all’asta per 192mila dollari.

Carolyn Bessette con cappotto nero Prada negli anni '90
Carolyn Bessette indossa un cappotto nero di Prada. Foto Getty

Ieri e oggi: oltre la solidarietà sarà la nostalgia il vettore delle vendite?

Che la moda, con i suoi costumi cinematografici e i guardaroba griffati delle dive più amate di tutti i tempi, sia anche un mezzo di solidarietà non è certo una novità. Pensiamo al tubino nero disegnato da Hubert de Givenchy per Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961). È stato battuto all’asta di Christie’s nel 2006 e acquistato da un acquirente anonimo per 467.200 sterline. E il ricavato destinato all’organizzazione City of Joy Aid che assiste i bambini in India.

Audrey Hepburn con il tubino Givenchy in Colazione da Tiffany
Audrey Hepburn con il tubino Givenchy in Colazione da Tiffany. Foto Getty

C’è poi il cosiddetto Caring Dress, indossato più volte dalla Principessa Diana durante le sue visite negli ospedali. Si tratta di un abito a fantasia floreale in seta blu creato per lei da Belville Sassoon, sua boutique d’elezione. Nel 2025 è stato venduto a scopi benefici per 520mila dollari. E ancora, gli abiti firmati Armani, Versace e Ferré, donati dalla figlia della cantante Milva.

Il Caring Dress firmato Belville Sassoon.
Il Caring Dress firmato Belville Sassoon. Foto IPA

Insomma, bellezza e prestigio di certi capolavori bastano da soli a indurre a mettere mano al portafoglio. E se è per fare del bene tanto meglio. Viene da chiedersi se vista la scia nostalgica della moda, per gli anni Novanta su tutti, questa febbre d’asta sia destinata a crescere. Lo scopriremo solo vivendo, intanto beato chi se li accaparra.