Secondo la National gardening association S americana, negli ultimi 2 anni la vendita di piante da appartamento è aumentata del 50%. Non solo: su Pinterest le ricerche sulla cura del verde nel 2019 sono raddoppiate e fiori & Co. svettano anche in cima alla classifica delle decorazioni degli ambienti. Una passione che, almeno sui social, sta scalzando anche quella per i pet: su Instagram, l’account Botanical women conta 220.000 follower, 7 volte più di Girls and their cats. Una (ri) scoperta del mondo vegetale che, a ben guardare, è una vera e propria rivincita.

Dimentica il vecchio luogo comune “inerme come un vegetale”

Lo dice la scienza. «Le ultime frontiere della biologia hanno dimostrato che le piante, lungi dall’essere organismi passivi, sono intelligenti, attive e sensibili, poco importa che non si possano fisicamente spostare da sole da un luogo all’altro» spiega Barbara Mazzolai, Direttrice del Centro di Micro-Biorobotica dell’Istituto italiano di Tecnologia di Pontedera, che ha appena scritto “La natura geniale” (Longanesi).

«Per avere un’idea, una singola radice di mais, lunga meno di 2 centimetri, è in grado di “vedere” in un metrocubo di terreno pochi nanogrammi di una qualunque sostanza chimica o di “sentire” il suono dell’acqua corrente così da decidere di svilupparsi in quella direzione». Una sensibilità a noi umani del tutto sconosciuta, che ha portato le piante a essere un modello d’ispirazione per un settore futuristico come la robotica. Dopo gli “umanoidi” e gli “animaloidi”, infatti, sono arrivati i “plantoidi”.

«Abbiamo chiamato così il primo robot ispirato al mondo delle piante» spiega Barbara Mazzolai, tra i suoi creatori. «Il suo funzionamento imita la capacità di crescita delle radici che, sviluppandosi dalla punta, riescono a ridurre l’attrito e la pressione durante il movimento. Le applicazioni? Il monitoraggio del suolo ma anche l’esplorazione spaziale. E, più in là, la medicina, con lo sviluppo di tecniche diagnostiche e terapeutiche».


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“Boys with plants”, Modern Books


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L’importanza del legame con il mondo vegetale è sempre più evidente

«Oggi il 90% della nostra vita si svolge in luoghi chiusi e artificiali: un vero e proprio deficit di natura che, secondo gli esperti, entro il 2050, potrebbe portare oltre il 70% della popolazione a risentire di disagi fisici e psicologici» spiega l’ecopsicologa Marcella Danon, autrice del nuovo libro “Clorofillati” (Feltrinelli). Una sindrome, almeno in parte, geneticamente determinata: «L’essere umano ha una tendenza innata, chiamata “biofilia”, a provare un senso di connessione con la natura» spiega l’esperta.

«Da un lato è un istinto di adattamento funzionale alla sopravvivenza, dall’altro un bisogno psichico ed emotivo». Insomma, sarebbe questo il motivo per cui oggi, sempre più stressati da una vita frenetica in mezzo all’asfalto, cerchiamo la benefica sensazione data dal contatto con la natura. Non solo. «Le nuove generazioni, a cominciare dai millennials hanno sviluppato una maggiore coscienza green» nota l’esperta. «Oggi le piante, forse più dell’amico a quattro zampe, rispecchiano il desiderio e l’importanza crescente di wellness e self-care».

L’esigenza green non è solo individuale, ma collettiva

Ne è convinto l’archistar Stefano Boeri, creatore del celebre Bosco Verticale, che a novembre, a Mantova, ha diretto il primo Forum internazionale sulla forestazione urbana. «Gli alberi e le piante per me sono come individui: così ho cercato di immaginare un’architettura che non li vedesse solo come ornamento ma elemento costitutivo» spiega. Come nel suo progetto per il Policlinico di Milano. Il nuovo Ospedale Maggiore della città sul tetto prevede niente meno che un giardino pensile ampio come il Duomo: ben 6.900 metri quadrati dove ospitare decine di specie vegetali, percorsi riabilitativi e spazi ricreativi per pazienti e cittadini.

«Le piante non solo diminuiscono l’anidride carbonica, raffrescano il microclima urbano e riducono l’inquinamento acustico. migliorano anche la qualità della vita di chi abita in un palazzo, offrendo spazi per la condivisione e favorendo la coesione sociale» afferma l’architetto. «In un momento in cui, a causa della crisi climatica, l’uomo rischia l’autoestinzione, gli alberi, sulla terra da centinaia di milioni di anni, rappresentano un favoloso esempio di sopravvivenza, di adattamento e una risorsa per riuscirci anche noi».