Qualche mese fa, sulla piattaforma globale di shopping online Lyst, si è scatenato il finimondo. Facendo registrare un’impennata di ricerche del 110%, sembrava che tutte, senza eccezioni, stessimo cercando la stessa cosa: una gonna di tulle. Non una qualsiasi, ma quella postata da Sarah Jessica Parker su Instagram: lunga, di pizzo candido, abbinata a stivaletti e felpa a righe. L’interprete e alter ego fashion di Carrie Bradshaw, che durante le 6 stagioni di Sex and the City ha trasformato la “tutu skirt” in uno dei capi più iconici di sempre, annunciava così il ritorno del tulle nella sua cabina armadio nel reboot And Just Like That e nei nostri sogni.

È stata Carrie/Sarah Jessica Parker a insegnarci che una gonna stile SJP è glam e può anche aiutarci a vivere con più leggerezza. Sei d’accordo? Dovresti, perché non è solo appannaggio di étoile, spose o bambine under 10, non fluttua solo su red carpet e passerelle couture: questo capo e questo tessuto, oltre a rappresentare ben più che un look da bambola, adorano essere indossati il più spesso possibile. Ecco cosa sapere prima di aggiungere ai tuoi outfit una nuvola di tulle.


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Su e giù dal red carpet
Quando le attrici devono fare scena, puntano sul tulle. Ma il tessuto vaporoso è ok anche in situazioni meno speciali.

Qui vedi Valentina Ferragni


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– Paris Hilton

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– Emma Watson
Steve Granitz/FilmMagic
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– Nicole Kidman

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Il re dei vestiti nuvola
A voler essere precisi, gli abiti dello stilista giapponese Komo Koizumi sono nuvole di organza, non di tulle. Ma l’effetto è sempre quello di una leggerezza giocosa che crea look da sogno.

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– Un modello di Komo Koizumi

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– Un modello di Komo Koizumi

Il tulle nacque nel 1700

Il tulle lo dobbiamo ai tessitori dell’omonima città francese che, intorno al 1700, inventarono la stoffa a piccoli fori esagonali, anche se leggenda vuole che fosse già conosciuto dagli antichi Greci sotto forma di mantelli di velo trattenuti da acconciature di fiori d’arancio. Non è un caso se, quando si parla di tulle, le prime immagini che vengono in mente sono quelle di una sposa o di una ballerina: questo tessuto è diventato popolare proprio dopo che due donne famose lo indossarono in pubblico. Quando nel 1832 Maria Taglioni salì sul palco per interpretare La Sylphide, la platea fu testimone di due apparizioni rivoluzionarie nella storia del balletto classico: la scarpetta a punta e il tutù di tulle. Alcuni anni più tardi, nel 1840, quella fitta rete sarebbe diventata ancora più celebre quando la Regina Vittoria d’Inghilterra si sposò in tulle bianco e leggero, che da allora si legò indissolubilmente al giorno del sì.

Il trionfo a inizio ’900

Nella moda il trionfo arriva con Frederick Worth, fidato couturier dell’alta società parigina, di imperatrici e principesse che, a inizio ’900, abbinò tulle e crinoline e lanciò la sciccheria del cappello con veletta. Nel 1947, dopo la seconda guerra mondiale, fu Christian Dior a rilanciarlo con la sua collezione “Corolle”, gonne ampie e lievi in sboccio. Oggi il dio del tulle è Giambattista Valli, designer romano di stanza a Parigi, che ne ha fatto la sua cifra stilistica. Rosa tenue, shock o nero dark, ne usa metri e metri per creare volumi, giocare con le forme, inventare poesie. C’è chi, come Vivienne Westwood, lo ha trasformato in un baluardo neo-punk mixandolo a tartan e pelle, ma c’è anche chi lo ha bucato, strappato, tinto di colori fluo, perché – come Carrie insegna – non di solo romanticismo vive il tulle.


Il tulle ha tante anime: Dior lo combina con elementi street style, Vivienne Westwood si diverte con dettagli punk


La tutu skirt di Carrie

Al di là del fatto che la sua serie ha segnato un’epoca, dovremmo tutte imparare da Carrie/Sarah Jessica Parker. Veterana della tutu skirt, con quella prima gonnella a balze abbinata a un top nei titoli di testa di Sex and the City del 1998, ci ha dato una grande lezione di stile, insegnandoci che il tulle è democratico e ha un grande potere. Quella gonna fu scovata dalla costumista Patricia Field in uno showroom, buttata in un cesto insieme a tanti altri capi e svenduta a 5 dollari. Lei la acquistò senza troppa convinzione ma Sarah Jessica Parker impazzì appena la vide: fu così che nacque quel look destinato a non finire mai fuori moda, anzi. Il famoso tutù è stato battuto all’asta lo scorso novembre, un pezzo di storia donato dalla stessa Field in occasione dell’annuale raccolta fondi Fashion for Action ideata da Housing Works, organizzazione impegnata a combattere l’Aids e ad aiutare i senzatetto.

Il tulle sulle passerelle della Haute Couture

Da decenni il tulle regna incontrastato sulle passerelle della Haute Couture, prestandosi a drappeggi mirabolanti e a volumi in cui perdersi. Ma in questi anni di grandi stravolgimenti sta dimostrando anche di saper danzare da un estremo all’altro, da palazzi reali a metropoli, dagli altari ai teatri, dai palchi delle rockstar ai luoghi di lavoro ai caffè. Nella sua accezione moderna, il tulle ha tante anime, non ha preconcetti, è frivolo ma anche tosto. È Maria Grazia Chiuri ad averci insegnato che si può portare una gonna di tulle senza per forza essere remissive. Per comunicare alle giovani generazioni, la stilista di Dior lo combina da sempre con T-shirt femministe, camicie maschili o cappotti rigorosi, creando mix forti e irresistibili.

Tulle o tubino?

Perché non usare il tulle per sostituire il classico tubino? Se non sei tra quelle che hanno trascorso ore online per cercare di aggiudicarsi la gonna della Bradshaw, sappi che questo è il momento giusto per rendere il tuo look più lieve, anche se non hai in previsione party o eventi fiabeschi. Il tulle non dà il meglio di sé solo nelle serate importanti, con clutch gioiello e scarpe da Cenerentola. Si porta anche in chiave neo-grunge, sopra i leggings (sì, come faceva Madonna negli anni ’80) o con le sneakers (Serena Williams ha fatto storia combattendo le sue partite con gonnellino, T-shirt tecniche e scarpe da tennis). Si abbina a maxi felpe e maglioni over (è successo alla sfilata di Louis Vuitton), crop top o giacche impeccabili, chiodi di pelle e anfibi punk (vedi Simone Rocha).

E ha smesso di essere solo poetico, romantico e sognatore: oggi è diventato rock, sovversivo e persino gender neutral, da quando Harry Styles lo sfoggia spesso e volentieri sotto forma di camicie con fiocco al collo o lunghi abiti a balze by Gucci. Insomma portalo con nonchalance fin dal mattino, divertiti a indossarlo anche fuori dai soliti schemi, per alleggerire la vita e aggiungerle indispensabili nuvole di grazia, energia e stupore.