Definirli semplicemente stilisti o provocatori è riduttivo. Da più di 30 anni i designer olandesi Viktor Horsting e Rolf Snoeren lavorano in perfetta sintonia, trasformando ogni abito in un’opera d’arte concettuale e sognante.
Si conoscono tra i banchi della celebre accademia ArtEZ di Arnhem, stabilendo fin da subito un’intesa artistica simbiotica. Dopo la laurea arrivano il debutto e i primi passi nel settore, culminati nella fondazione della maison nel 1993.
I due affrontano la moda come espressione artistica pura e si impongono definitivamente sulla scena internazionale della Haute Couture alla fine del decennio, distinguendosi in un’epoca di consolidamento dei grandi gruppi del lusso per il loro approccio concettuale, teatrale e sovversivo.
La consacrazione arriva nel 1999 con la sfilata-performance Russian Dolls: su una piattaforma girevole la modella Maggie Rizer veniva vestita “in diretta” dai due designer, dal mini dress in tela di sacco al cappotto ricoperto di fiori.
Un gesto sartoriale e una critica al consumo frenetico.
Quando la moda diventa arte: le collezioni iconiche di Viktor&Rolf
Da allora hanno sfidato le convenzioni con collezioni iconiche: Black Hole (A/I 2001), con silhouette total black dalle spalle aggressive contrastate da surreali nastri di raso e i volti celati da caschi da pilota di caccia; Bedtime Story (A/I 2005), un’esplorazione sorprendentemente chic dell’abbigliamento da notte, con camicie-lenzuola, colletti in pizzo e cappotti-piumone con enormi revers; Wearable Art (A/I 2015), dove gli abiti scultorei venivano letteralmente sfilati dalle modelle e appesi al muro come quadri; Van Gogh Girls (P/E 2015), celebre sfilata-manifesto ispirata ai paesaggi e ai girasoli di Vincent van Gogh; Fashion Statements (P/E 2019), con maxi abiti di tulle colorato arricchiti da patch con scritte meme.
Ora, in occasione della Milano Fashion Week, il duo è protagonista della mostra Viktor&Rolf. Spectrum, dal 25 settembre al 22 novembre a 10 Corso Como, a Milano.
«Superiamo l’ordine cronologico per mostrare come la loro moda sia un continuo dialogo di idee. Confrontare collezioni diverse rivela il principio del doppio: la seconda creazione è la rielaborazione della prima, mostrando la teatralità del lavoro e la spinta critica al sistema» spiega il curatore Alessio de’ Navasques.
E qui Viktor&Rolf ci aprono direttamente le porte del loro universo.

Provocazione, dialogo e complicità: il segreto di Viktor&Rolf
Da “artisti della moda”, quanto dello spirito provocatorio degli esordi negli anni ’90 vive ancora nella vostra ricerca?
«Per noi la provocazione non è mai stata fine a se stessa. Forse abbiamo fatto cose percepite come tali – pensiamo a Russian Doll o Wearable Art – ma si è trattato di un effetto collaterale del messaggio. Il nostro approccio non cambia: analizziamo ciò che vogliamo esprimere e lo facciamo nella forma più pura possibile. Se il risultato è provocatorio, lo valutiamo con attenzione, per non alienarci il pubblico; ma l’esperienza ci ha insegnato che le idee che ci spaventano sono spesso le migliori».
Lavorate insieme da oltre 30 anni: qual è il segreto per trasformare il dialogo tra due persone in un’unica visione?
«Ci è sempre venuto naturale e per noi è ancora un segreto! Preferiamo non analizzarlo per non guastare la magia… Aiuta molto sapersi ascoltare, rimanere aperti alle idee dell’altro senza pregiudizi, trascorrere tanto tempo insieme e, soprattutto, ridere».

Flowerbomb, il profumo che ha fatto esplodere l’universo di Viktor&Rolf
Ripercorrendo la vostra storia in occasione della mostra che inaugura durante la Milano Fashion Week, c’è un elemento che vi ha sorpreso sotto una nuova luce?
«Il vero protagonista è un grande assente: Flowerbomb, il nostro profumo. Per quanto rappresenti un trionfo enorme e un capitolo fondamentale della nostra storia, non trovava spazio nel percorso espositivo degli abiti. È come se parlasse una lingua diversa, come se appartenesse a un’altra specie».
Come è nato Flowerbomb e cosa ha rappresentato per la maison?
«È nato nel 2005 ed è stato lanciato insieme alla nostra collezione P/E di quella stagione. Tutto è iniziato, in realtà, dal termine Flowerbomb. Amavamo l’idea di accostare due opposti inconciliabili: un fiore, che è delicatezza, e una bomba, che rappresenta l’impatto e l’esplosione. Da quella singola parola abbiamo costruito l’intero immaginario. Abbiamo chiesto ai profumieri di creare una fragranza che trasmettesse opulenza, femminilità e romanticismo, ma con un tocco graffiante, quasi aggressivo sotto la superficie. Anche il flacone doveva racchiudere quella tensione: sfaccettato come un diamante, ma con la silhouette di una granata. Il profumo è arrivato circa 10 anni dopo la fondazione della maison ed è stato un traguardo che meritava di essere celebrato con qualcosa di esplosivo. A livello personale ha significato moltissimo: quando eravamo giovani studenti, prima ancora di sognare una casa di moda tutta nostra, le campagne pubblicitarie dei profumi sono state spesso la nostra primissima finestra sul mondo della moda».
Tra profumi, arte e libertà creativa: la visione di Viktor&Rolf
La profumeria resta centrale per Viktor&Rolf. Come traducete la vostra visione nei profumi e come questo ha influenzato il percorso?
«Per noi una fragranza è prima di tutto un’idea, una storia, esattamente come una sfilata. Il nostro approccio è identico: ci chiediamo quale racconto vogliamo evocare. I profumi sono una bellissima porta d’accesso al nostro brand. È un business che ha sostenuto la nostra libertà creativa e i cui tempi di sviluppo, più distesi, rappresentano una piacevole tregua dai ritmi frenetici del fashion system».
In un’era di consumo rapido qual è il valore di dedicare centinaia di ore alla realizzazione di un capo scultoreo?
«Significa cose diverse. Per noi è il mezzo per esprimere noi stessi. Per chi lo realizza con le proprie mani è una fonte di sostentamento e un atto d’amore. Per chi lo osserva la speranza è che sappia suscitare emozione e contemplazione».
Esiste un limite estetico che non avete mai osato oltrepassare?
«Sì: il confine tra la ricerca artistica e il rispetto per l’integrità del corpo e del messaggio. Non ci interessa la provocazione volgare. Per noi l’abito resta un’espressione concettuale. Detto questo, oggi ci percepiamo sempre più liberi nelle nostre scelte creative».