Dopo il rigido inverno, la primavera, che spinge a far uscire allo scoperto, è la stagione sinonimo da sempre di look impeccabili e perfetti. Ma, a un occhio esperto, qualcosa è cambiato, a partire dalle celeb che si presentano ai flash dei paparazzi con look decisamente più trasandati.

L’estetica messy conquista le celeb

Ad esempio, Alex Consani, avvistata a fare shopping a New York piacevolmente disordinata, con jeans larghi, strappati e sporchi di fango.

Alex Consani con jeans infangato
Alex Consani. Getty

Poi, Odessa A’zion che in prima fila da Coach si è mostrata con un blazer di camoscio malconcio che sembrava quasi danneggiato dall’acqua, con una macchia sui revers e sulle tasche. Chiamatelo disordinato o semplicemente autentico, ma al momento non c’è nulla di male nell’avere un aspetto genuinamente messy.

Odessa A'zion con giacca macchiata
Odessa A’zion. IPA

Last but not least, prendiamo Timothée Chalamet che non può cambiare la forma dei baffi senza suscitare commenti, il che significa che il suo aspetto è curato nei minimi dettagli per abitudine. Quindi, quando è stato avvistato a Parigi con un bomber macchiato sulla spalla destra ha sancito il nuovo corso (un caposapalla del marchio Adon, che costa 2800 sterline ed è andato completamente esaurito): l’essere trasandati è di moda e l’essere impeccabili no.

Timothée Chalamet con bomber macchiato
Timothée Chalamet. IPA

L’estetica messy sulle passerelle

È una tendenza che sembra lontanissima dal quiet luxury, la cui incarnazione della perfezione è diventata senz’anima e la predilezione per la perfezione color crema e cashmere quasi inquietante. Al contrario, la donna messy è più autentica, per non dire più cool, con un senso della prospettiva che preferisce il vissuto all’immacolato.

Modella con jeans sporchi in sgilata sdi Aaron Esh
Aaron Esh Primavera-estate 2026. Launchmetrics/Spotlight

Il modus operandi di una lei «trasandata» è stato il punto di partenza per le collezioni Primavera-Estate 2026 con diversi stilisti che hanno esplorato la sua estetica sciatta ma in qualche modo raffinata. Da Aaron Esh i jeans non sono solo vissuti, ma volutamente sporchi, con una spruzzata di macchie, un arazzo dove ogni macchia è la prova dell’usura.

Modella con blazer macchiato in sfilata Acne Studios
Acne Studios Primavera-Estate 2026. Launchmetrics/Spotlight

Il denim di Acne Studios è estremamente usurato, mentre il blazer di pelle sembra bagnato dalla pioggia, più simile a un cimelio di famiglia che a un capo appena uscito dalla passerella.

Modello conpolsino sporco alla sfilata menswear di Prada
Prada menswear Primavera-Estate 2026. Launchmetrics/Spotlight

L’ultima sfilata maschile di Prada ha presentato dettagli anti-immacolati che hanno fatto molto parlare. I cappotti in gabardine sembravano volutamente logori, con un effetto scrostato esteso lungo le cuciture. Uno era macchiato sul retro, come se chi lo indossava si fosse seduto su una panchina arrugginita durante la pausa pranzo. Il dettaglio più discusso, tuttavia, sono stati i polsini, che spuntavano vistosamente dalle maniche del cappotto ed erano macchiati di… Caffè espresso? Semplice sporco? Chissà, ma di certo ha fatto guadagnare punti alla scuola di pensiero messy.

L’estetica messy, perché ha prese piede adesso

Ma siamo onesti: anche con questa nuova interpretazione di disordine, la donna media non appoggerà mai sulla scrivania la manica macchiata di tè sul tavolo della sala riunioni, sussurrando con discrezione «È Prada» a chiunque la guardi allarmato. Piuttosto, si tratta forse di essere meno severi con sé stessi. Una camicia stropicciata non è più segno di pigrizia. Avere jeans che mostrino segni di usura sulle ginocchia, essendosi ammorbiditi con il tempo, perché no?

Modella con camicia macchiata alla sfilata di Moschino
Moschino Primavera-Estate 2025. Launchmetrics/Spotlight

Dobbiamo inquadrare l’estetica messy legandola al momento storico e ai nostri stili di vita smaterializzati/guidati dall’intelligenza artificiale, al desiderio di oggetti imperfetti, fatti a mano e analogici, cose vissute piuttosto che prodotte e programmate algoritmicamente. Forse per questo la gente ama acquistare abiti già usurati mossa, anche, dal desiderio di dare ai propri vestiti una sensazione di familiarità fin dal primo momento in cui li si indossa.

Macchie e segni di usura aggiungono una storia a un capo, anche se non hanno nulla a che fare con la persona che lo porta. È forse un’appropriazione indebita di valore? Forse, ma un abbigliamento vissuto offre un senso di disinvoltura che non si ottiene indossando qualcosa di immacolato. E, allora, portiamo disordine nel nostro guardaroba.