L’inverno è ancora lontano, eppure i primi scenari cominciano a prendere forma. Le previsioni per l’inverno 2026-2027 indicano temperature mediamente superiori alla norma su gran parte dell’Europa. Questo, però, non significa che freddo e neve resteranno fuori dalla porta, anzi potrebbero arrivare all’improvviso e costringerci a tirare fuori i maglioni.
Le proiezioni stagionali raccontano infatti una tendenza su diversi mesi, non il tempo che farà in una determinata settimana. E in una stagione mediamente mite possono trovare spazio anche parentesi decisamente più fredde. Tra gli elementi da osservare c’è inoltre El Niño, già presente nel Pacifico tropicale e previsto in ulteriore rafforzamento fino alla fine del 2026.
Previsioni inverno 2026-2027: cosa indicano i primi modelli
Le prime indicazioni arrivano dal Copernicus Climate Change Service. L’aggiornamento stagionale pubblicato il 10 settembre traccia per l’Europa un inverno nel complesso mite. Le temperature sopra la media sono favorite praticamente su tutte le terre emerse del continente. Le precipitazioni potrebbero invece risultare superiori alla norma in buona parte dell’Europa, con l’esclusione delle fasce più settentrionali e meridionali.
Per il bacino del Mediterraneo e l’Europa centro-meridionale, le proiezioni indicano anomalie termiche medie comprese indicativamente tra +0,5 °C e +1,5 °C. L’attività delle depressioni atlantiche potrebbe inoltre favorire sull’Italia fasi piovose accompagnate da temperature relativamente miti.
Sono scenari da leggere con cautela. Come mostrano anche le previsioni per l’autunno 2026, una tendenza stagionale non funziona come quella che consultiamo prima di decidere se uscire con l’ombrello.. I modelli ECMWF descrivono condizioni atmosferiche e oceaniche su periodi molto più lunghi. Lo fanno attraverso anomalie rispetto alla climatologia e probabilità di condizioni sopra, sotto o vicine alla norma.
Temperature sopra la media, ma il freddo non è escluso
Un inverno più mite della media non è necessariamente un inverno senza freddo. Anche dopo un avvio di stagione con temperature elevate, il freddo può tornare a farsi sentire. È un aspetto importante da tenere presente quando si leggono le proiezioni a diversi mesi di distanza.
Una media stagionale, infatti, mette insieme settimane che possono essere molto diverse tra loro. Un dicembre insolitamente mite può convivere con una fase gelida a gennaio. Allo stesso modo, alcuni giorni molto freddi non bastano a trasformare l’intera stagione in un inverno più rigido della norma.
Per l’Italia, le prime tendenze per l’inverno 2026-2027 delineano uno scenario mediamente più mite, che potrebbe collocarsi intorno a +1 °C rispetto alla norma. Questo, tuttavia, non esclude parentesi di gelo e nevicate.
Tra gli elementi che possono favorire improvvise discese di aria fredda c’è il comportamento del Vortice Polare Stratosferico. Si tratta della vasta circolazione di aria molto fredda presente sopra le regioni artiche. Quando la sua struttura subisce forti disturbi, cambiano anche le possibilità che masse d’aria gelida riescano a spingersi verso latitudini inferiori.
È uno dei motivi per cui, a ottobre, sarebbe prematuro archiviare cappotti pesanti e sciarpe sulla base di una semplice anomalia media stagionale.
Pioggia e neve: cosa potrebbe accadere in Italia
Se le temperature saranno mediamente più alte, cambierà inevitabilmente anche la geografia della neve. Le prime proiezioni suggeriscono una maggiore probabilità che le precipitazioni nevose si concentrino alle quote medio-alte di Alpi e Appennini. Di conseguenza, diminuirebbero le possibilità di nevicate in pianura.
Non significa, ancora una volta, che la neve a bassa quota sia impossibile. Perché accada servono determinate condizioni atmosferiche in un preciso momento. E’ un livello di dettaglio che una previsione stagionale fatta con mesi di anticipo non può fornire.

Sul fronte delle precipitazioni, Copernicus vede per gran parte dell’Europa una stagione più umida della media. Il Mediterraneo si trova però vicino al margine meridionale di questa anomalia, quindi il quadro per l’Italia richiede maggiore prudenza.
Le proiezioni indicano comunque la possibilità di una frequente attività delle depressioni atlantiche. In questo scenario, l’Italia potrebbe attraversare diverse fasi piovose e relativamente miti.
El Niño, una delle incognite della prossima stagione
C’è poi un protagonista lontanissimo dall’Italia che merita attenzione. È El Niño, il fenomeno climatico legato al riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico tropicale.
A settembre Copernicus indicava condizioni di El Niño già forti. Le previsioni favoriscono un ulteriore rafforzamento degli indici oceanici fino alla fine del 2026. Successivamente, il margine d’incertezza cresce.
El Niño è particolarmente importante nelle previsioni stagionali perché può influenzare la circolazione atmosferica su scala globale. ECMWF lo considera una delle principali sorgenti di prevedibilità su periodi di diversi mesi.
Il passaggio dall’oceano Pacifico al tempo che farà in Italia, tuttavia, non è diretto. Gli effetti sull’inverno europeo dipendono dall’interazione con numerosi altri meccanismi atmosferici. Anche le analisi Copernicus ricordano che gli eventi ENSO possono influenzare gli inverni europei, ma questo non permette di ricavare una previsione puntuale per il Mediterraneo.
Perché è ancora presto per sapere che inverno farà
Le prime previsioni inverno 2026-2027 ci consegnano quindi un’immagine iniziale, non una fotografia definitiva. Al momento prevale l’ipotesi di un inverno europeo mediamente più mite, con precipitazioni abbondanti in diverse aree del continente. Per l’Italia resta possibile un’alternanza tra fasi piovose e miti e periodi più freddi.
Nei prossimi mesi il quadro diventerà più definito. Le previsioni stagionali Copernicus vengono infatti aggiornate ogni mese, incorporando l’evoluzione reale dell’atmosfera e degli oceani.
Per ora, dunque, la parola più utile è variabilità. Una stagione complessivamente più calda della media non cancella il freddo, così come una nevicata non basta a definire un intero inverno. Saranno gli aggiornamenti più vicini a dicembre, e poi le normali previsioni a breve termine, a raccontare quando serviranno davvero guanti e ombrello.