Ma a questo giro l’orologio va spostato avanti o indietro? Due volte all’anno, lo stesso dilemma. Che chiariamo subito: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre dobbiamo riavvolgere il nastro. Per la precisione, alle tre del mattino le lancette vanno riposizionate sulle due. Salutiamo così l’ora legale e ripristiniamo quella solare, che resterà in vigore fino all’ultimo weekend di marzo 2027.
I vantaggi di quei 60 minuti di sonno in più
Dei risvolti pratici, ormai, se ne occupa la rete: telefonino, computer, tablet e smartwatch si sistemano da soli. A noi basta regolare a mano le sveglie e gli orologi “vintage”, come quelli da polso, del forno e dell’auto (a meno che non siano connessi pure loro). E poi goderci i sessanta minuti di sonno extra. «Con l’arrivo dell’ora solare dormiamo un’ora in più e, com’è facile da intuire, questa è la prima bella notizia», spiega il dottor Carlo Gargiulo, medico di famiglia, opinionista scientifico radiotelevisivo.
«I benefici del riposo notturno sono importanti e stranoti: rimette in sesto l’umore, combatte lo stress, affina memoria e concentrazione, rinforza le difese immunitarie e fa bene anche al cuore. Le ore di sonno migliori? Hanno effetti positivi particolarmente marcati quelle centrali, tra mezzanotte e le 5 di mattina, quando fuori è buio pesto». E deriva proprio dall’alternanza luce-buio il vantaggio più importante dell’ora solare.
Al corpo piace il ritmo dell’ora solare
I preziosi minuti guadagnati a letto non sono l’unico regalo del cambio di ottobre. Con il ritorno all’ora solare ci riavviciniamo infatti al ritmo naturale del nostro organismo, regolato dal cosiddetto ritmo circadiano, una sorta di orologio interno che scandisce nell’arco delle 24 ore il sonno e la veglia e numerose funzioni fisiologiche (inclusa la secrezione degli ormoni). A dargli la carica, nel vero senso della parola, è soprattutto il susseguirsi di luce e buio.
«La luce del mattino è uno dei segnali più importanti che permettono di sincronizzare il nostro orologio biologico con l’ambiente esterno», spiega Gargiulo. «Con l’ora solare ne recuperiamo un po’ proprio nella prima parte della giornata, quando ne abbiamo più bisogno per “ripartire”. Il buio, invece, arriva in anticipo la sera, favorendo i meccanismi che preparano l’organismo al riposo – primo tra tutti, la sintesi della melatonina». In altre parole, luce quando dobbiamo attivarci e buio quando dobbiamo rallentare: dopo mesi trascorsi con l’orologio spostato artificialmente in avanti, è un “baratto” che ci fa gioco. Anche se a qualcuno il tramonto anticipato mette un certo malumore.
Il sole tramonta prima, noi no
Il calare del buio può mettere un po’ di tristezza. «Andiamo anche verso l’inverno, quando le ore di luce diminuiscono naturalmente, e chi è già predisposto a un umore non proprio allegro può risentirne di più», osserva Gargiulo. Questo, però, non significa che per il nostro corpo sarebbe preferibile avere luce fino a tardi. «Dal punto di vista biologico, la giornata lunga finisce per essere stancante: dopo i mesi estivi, adesso un po’ di riposo in più è il benvenuto».
E poi, buio non significa necessariamente fine della giornata. Palestre, piscine, cinema, locali e corsi serali ci permettono di continuare a fare praticamente tutto, anche quando il sole è tramontato. «Invece di tornare subito a casa dopo l’ufficio, chi tende a incupirsi potrebbe organizzare qualcosa nel tardo pomeriggio: un corso, un allenamento, una passeggiata o un appuntamento con gli amici. L’attività fisica e, soprattutto, la compagnia aiutano moltissimo».
Basta un po’ di pazienza per adattarsi alla novità
Detto questo, anche un cambiamento favorevole richiede un minimo di adattamento. Spostare di colpo le lancette di un’ora può creare una specie di piccolo jet lag, perché per qualche giorno l’orologio appeso al muro e quello che abbiamo dentro non procedono perfettamente in sincrono. «Qualcuno può avvertire stanchezza, sonnolenza, difficoltà di concentrazione o qualche alterazione del sonno», spiega Gargiulo. «In genere, però, il ritorno all’ora solare viene tollerato meglio rispetto al passaggio primaverile all’ora legale».
Qualche fastidio in più può interessare le persone anziane che, in generale, fanno più fatica a cambiare le proprie abitudini, e i cosiddetti gufi, che tendono ad andare a letto tardi e ad alzarsi altrettanto tardi: con il nuovo orario, la luce arriva prima al mattino e può disturbare il sonno nelle ultime ore. Per la maggior parte di noi, comunque, si tratta di un breve assestamento: il tempo necessario al corpo per prendere le misure al nuovo orario e rimettere in pari lancette e ritmi interni.
Chi vuole l’ora legale tutto l’anno
Se per il nostro organismo vince l’ora solare, quando entrano in gioco consumi e bollette la partita si riapre. Tanto che proprio in questi giorni, alla Camera è stata presentata una risoluzione per chiedere al Governo di sostenere in Europa l’adozione dell’ora legale per tutti i dodici mesi. L’iniziativa, promossa dal deputato della Lega Andrea Barabotti, arriva dopo un’indagine parlamentare avviata a marzo. A sostenerla anche una petizione che, secondo i promotori, ha raccolto quasi 360mila firme. L’obiettivo? Non spostare mai più le lancette e conservare un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio, anche d’inverno.
A fare i conti è Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale. Secondo le stime riportate nella proposta, i sette mesi di ora legale permettono di risparmiare circa 302 milioni di kilowattora all’anno. Mantenerla anche d’inverno potrebbe aggiungerne altri 160 milioni, portando il totale a 462 milioni. Numeri importanti, anche se il risparmio aggiuntivo sarebbe una piccola parte della globalità dei consumi elettrici italiani. E c’è un altro dettaglio da considerare: oggi, grazie soprattutto alle lampadine a LED, per illuminare case e uffici consumiamo molta meno elettricità rispetto al passato. Avere un’ora di luce naturale in più nel tardo pomeriggio ci fa ancora risparmiare, ma il vantaggio è meno significativo di un tempo.
Più luce la sera, ma a quale prezzo?
I sostenitori dell’ora legale permanente ricordano che uscire dall’ufficio quando è ancora chiaro potrebbe incoraggiare passeggiate, sport, shopping e aperitivi. La luce, però, non si moltiplica: si sposterebbe semplicemente dal mattino alla sera. E così, nel giorno più corto dell’anno (il 21 dicembre), a Milano il sole sorgerebbe alle 9, a Torino addirittura alle 9:04. Significherebbe accompagnare i figli a scuola o andare al lavoro quando è ancora buio. E proprio nel momento in cui, come abbiamo visto, il nostro organismo avrebbe più bisogno di luce naturale.
E adesso che cosa succede?
Per ora, niente. L’Italia non può decidere da sola: prima occorre cambiare le regole europee e trovare una soluzione condivisa tra i Paesi, evitando di creare un complicato mosaico di orari diversi. Anche la Spagna ha rilanciato la richiesta di abolire il cambio stagionale e Bruxelles ha commissionato un nuovo studio, atteso entro la fine del 2026. La discussione, insomma, è tutt’altro che chiusa. L’unica certezza, al momento, è che continueremo a spostare le lancette. E a discutere su dove sarebbe meglio fermarle.