La memoria è un muscolo speciale: più la alleni, più resta giovane e reattiva. Non servono ore di studio o schemi complicati, ma piccoli esercizi quotidiani, giochi con le mani e tecniche semplici che mantengono il cervello attivo, agile e pronto a sorprenderci. Ci vediamo al nostro evento I Feel Good per metterci in gioco con gli esperti di memoria che ti presentiamo qui sotto. Domenica 12 ottobre alle 16 ci aspettano le pratiche e i tips che tengono in esercizio i nostri ricordi.
Irene De Bernardi ci suggerisce esercizi di brain gym
Il pensiero che balza alla mente e vola via. La parola che resta sulla punta della lingua. E i nomi incagliati nella testa. La mente, col tempo, può perdere qualche colpo, specie nei momenti in cui lo stress è alle stelle. Ma possiamo allenarla, come facciamo con i muscoli in palestra. Lo spiega Irene De Bernardi, medico chirurgo, specialista in radiodiagnostica e presidente della SILME (Società Italiana di Lifestyle Medicine) che sul suo account Instagram (@dr.irenedebernardi) suggerisce esercizi di brain gym e tecniche per tenere in forma la mente.
Ci sono delle buone abitudini per mantenere in salute il cervello?
«Sì, gli studi ci dicono che un corretto stile di vita ritarda il declino cognitivo. La Lifestyle medicine, branca della medicina che spiega come prevenire le malattie neurodegenerative (e non solo), individua sei pilastri della longevità: sana alimentazione, attività fisica, sonno, gestione dello stress, relazioni sociali, riduzione delle sostanze a rischio. A questi si possono aggiungere passatempi e hobby che rinforzano il cervello».
Quali attività sono indicate?
«Cimentarsi con una nuova lingua o uno strumento musicale ha effetto antiage sulla mente, perché migliora la neuroplasticità creando nuove strade tra i neuroni e rafforzando la connessione tra gli emisferi destro e sinistro. Ma l’allenamento del cervello passa anche attraverso le mani, che ci servono per fare esercizi di brain gym».
Ma in che modo il movimento delle mani migliora le funzionalità del cervello?
«Gli esercizi con le mani funzionano perché attivano aree cerebrali legate alla motricità fine e alla coordinazione, stimolando in parallelo circuiti cognitivi legati a memoria e attenzione. Disegnare o compiere movimenti complessi con le dita aumenta la plasticità neurale, favorisce nuove connessioni e migliora la riserva cognitiva. È un vero e proprio “allenamento funzionale” per il cervello, capace di sostenere memoria e benessere mentale nel tempo».
Può farci qualche esempio pratico?
«Parti dai giochi con le dita. Tocca il pollice con indice-medio-anulare-mignolo in sequenza per due o tre minuti e poi al contrario. Quindi cambia mano, infine esegui l’esercizio con le due mani insieme. Per attivare i due emisferi, segna un “uno” con l’indice della destra e un “due” (la vittoria) con la sinistra, inverti le parti e ripeti 10 volte. Per la memoria, palmi delle mani aperti su un tavolo uno di fronte all’altro, poi a pugno e infine palmi appoggiati sul tavolo. Ripeti 10 volte velocemente».
La Lifestyle medicine sostiene che una buona pratica di brain fitness passa anche attraverso il disegno. Come?
«Si chiama drawing effect: con il movimento sincronizzato attivi i due emisferi cerebrali, agisci sulle reti cognitive, motorie, visive e semantiche e migliori la memoria. Curioso vero? Le svelo subito un esercizio semplice: si prendono due pennarelli, uno in ogni mano, e si disegna una casa o un albero. La mano destra traccerà la metà di destra, la sinistra l’altra».
Anche alternare l’uso delle mani, cedendo il passo alla meno dominante (la sinistra se si è destrimani, la destra per i mancini) può essere utile?
«Assolutamente sì. Se sei destrimane molto probabilmente stai attivando prevalentemente il lato sinistro del cervello, se sei mancino fai il contrario. Nel tempo ciò può portare al dominio di una parte rispetto all’altra. Usando quest’ultima puoi migliorare la neuroplasticità: la capacità del cervello di cambiare e adattarsi. Che va tenuta in esercizio a ogni età».
Alessandro de Concini ci spiega il potere delle mnemotecniche
Perché ricordiamo perfettamente le canzoni di quando eravamo adolescenti, ma ci dimentichiamo dove abbiamo messo le chiavi cinque minuti fa? La memoria è bizzarra e a volte ci tradisce, ma spesso siamo noi a scordarci di allenarla. Eppure, basterebbe qualche trucchetto per scoprire che può semplificarci la vita, renderci più serene e persino longeve. Di questi trucchi, o meglio delle mnemotecniche, si occupa Alessandro de Concini: linguista di formazione, divulgatore e imprenditore, autore di tre libri, del Sistema ADC e del videocorso Mnemonica 2.0, realizzato con il campione mondiale di memoria Andrea Muzi. La sua passione per l’apprendimento nasce all’università, nella ricerca di un metodo di studio efficiente e sostenibile. Da lì lo studio della letteratura accademica e della psicologia cognitiva, fino alla divulgazione video e ai corsi online, che hanno reso le mnemotecniche degli strumenti scientificamente fondati, accessibili e utili per tutti, ben oltre i banchi di scuola.
Partiamo dalle basi. Come funziona la nostra memoria?
«Prima c’è il filtro sensoriale e dell’attenzione che seleziona cosa merita di essere elaborato. Poi entra in gioco la memoria di lavoro, una sorta di banco di lavoro del cervello con spazio limitato dove processiamo le informazioni nel momento presente. Se sono usa e getta, presto le scartiamo. Se invece vogliamo conservarle, le rimuginiamo finché non finiscono nei “magazzini” della memoria a lungo termine. Il segreto è che ogni volta che richiamiamo un ricordo, il collegamento si rafforza. Per questo il recupero attivo – cioè quando ci sforziamo di ricordare qualcosa senza andarlo a rileggere – è molto più efficace della rilettura stessa».
In questo quadro, qual è il ruolo delle mnemotecniche?
«Sono trucchetti cognitivi che servono a memorizzare rapidamente grandi quantità di informazioni che altrimenti richiederebbero molto tempo. Sono antichissime: già Romani e Greci le usavano. Funzionano molto bene, ma non sostituiscono lo studio: servono per fissare dati tecnici, elenchi, date, procedure, non concetti complessi. Agiscono sfruttando i canali più potenti della nostra memoria, ciò che naturalmente ricordiamo di più: immagini vivide, emozioni, sensazioni, esperienze autobiografiche e familiari».
Ci fa alcuni esempi?
«La tecnica della catena consiste nel trasformare parole complicate in storie paradossali fatte di immagini memorabili: il cervello le registra come esperienze personali e le ricorda meglio. Il “palazzo della memoria”, invece, sfrutta i luoghi che conosciamo bene, come la propria casa. In ogni stanza e nei corridoi immaginiamo di collocare oggetti strani, che rappresentano i concetti da ricordare. Ripercorrendo mentalmente quei luoghi, ritroviamo tutte le informazioni che ci servono. È la tecnica che usava Cicerone per i suoi discorsi pubblici (lui immaginava il percorso da casa sua al Senato) ed è ancora attualissima».
Non sono strumenti riservati a chi studia, quindi. Come possiamo usarli nella vita di tutti i giorni?
«Le applicazioni sono infinite: dal ricordare password, procedure di lavoro e numeri di telefono, al preparare un discorso senza leggerlo, fino alla lista della spesa. Certo, potremmo scrivere tutto sul telefono, ma non è lo stesso: leggere un appunto non equivale a ricordare davvero. Allenare la memoria è come andare in palestra: serve per mantenerla viva. E poi è divertentissimo creare storie buffe e usare immagini surreali. È un gioco che ti fa scoprire il potere della tua mente».
Quanto e come allenare la memoria incide su benessere e longevità?
«La longevità cognitiva dipende soprattutto da stili di vita sani, ma anche le tecniche di memoria hanno un impatto: da un lato mantengono la mente attiva, come fanno gli scacchi o l’enigmistica; dall’altro hanno un enorme effetto motivazionale. Sono sorprendenti e gratificanti, fanno venire voglia di continuare a imparare, anche nelle persone molto anziane con cui ho lavorato. L’entusiasmo è un alleato fondamentale per vivere bene e a lungo».