Non bastavano le preoccupazioni per il Fentanyl, non solo negli Stati Uniti, o per altre sostanze stupefacenti, come la “polvere di scimmia” che potrebbe aver contribuito all’omicidio di Fabio Colapietro a Torino. Ora l’allarme arriva dalla ketamina e dal Regno Unito, dove si registra un boom di cosiddetta ketamine bladder, dovuta proprio alla droga sintetica. A parlare del nuovo fenomeno è la BBC, ma la notizia è rimbalzata presto anche da noi.

Cos’è la ketamine bladder o vescica da ketamina

Come spiega l’emittente britannica, l’aumento di casi di “vescica da ketamina” è tale per cui si è già corsi ai ripari, per esempio aprendo una clinica specializzata nel trattamento di questa patologia a carico delle vie urinarie, causata dal farmaco. Si tratta di un continuo bisogno di urinare, unito in alcuni casi a incontinenza e, a voltei, a perdite di sangue nelle stesse urine. Il disturbo, chiamato anche “cistite da ketamina” è infatti simile a quello dato dall’infezione che spesso colpisce le donne. In questo caso, però, non è raro che i ragazzini e le ragazzine debbano ricorrere ad assorbenti o pannoloni.

Le cause della cistite da ketamina

Come spiega ancora la BBC, a causare i dolori e la difficoltà nel trattenere la pipì è l’accumulo della ketamina e dei suoi metaboliti – cioè le sostanze frutto delle reazioni chimiche – che possono danneggiare il rivestimento interno e il tessuto dei muscoli della vescica. I ristagni, quindi, provocano ulcerazioni e fibrosi, che portano a sanguinamenti. «L’uropatia indotta da ketamina è un problema vescicale molto grave associato all’uso cronico di questa sostanza. Può causare dolore significativo e conseguenze a lungo termine sulla salute», spiega Harriet Corbett, urologa pediatrica dell’Alder Hey, dove è sorta la prima clinica per curare questo disturbo specifico.

La prima clinica dove si cura la ketamine bladder

Di fronte al numero crescente di ragazzini che sono colpiti dalla ketamine bladder, anche di appena 13 anni, a Liverpool è sorta la prima clinica specializzata, presso l’ospedale pediatrico Alder Hey, dedicata agli under 16 che hanno riportato i danni legati alla ketamina. Nel primo anno dall’apertura sono stati trattati circa 60 giovani, seguiti da Corbett e da Rachel Isba, specialista in medicina di sanità pubblica pediatrica, che ora hanno pubblicato i risultati di uno studio sulla patologia, sulla rivista Archives of Disease in Childhood del gruppo British Medical Journal.

Chi sono i giovani con “vescica da ketamina”

Lo studio indica come 7 giovani su 10 curati presso la clinica di Liverpool provengono dalle aree del Regno Unito più svantaggiate da un punto di vista socio-economico, mentre il 72% ha vissuto esperienze traumatiche durante l’infanzia; 1 minore su 5, inoltre, è cresciuto o vive in case famiglia. A colpire, poi, è la giovane età dei pazienti, che inizia ad assumere la ketamina a circa 14 anni e mezzo, mentre il primo contatto avviene già intorno ai 13 anni. Secondo gli esperti dello IEuD (Istituto Europeo delle Dipendenze) di Milano, «i danni alla vescica della ketamina sono noti e legati proprio ai processi infiammatori della sostanza» a livello dell’organo. La novità particolarmente preoccupante dello studio britannico è invece la sua documentazione in una popolazione estremamente giovane», fanno sapere.

Sempre più consumatori giovanissimi

In questo caso si parla di «adolescenti di appena 13–15 anni già colpiti da danni urinari correlati all’uso di ketamina. In Italia, l’indagine ESPAD 2024 (Progetto europeo di indagine scolastica su alcol e altre droghe) coordinata dal CNR, ha documentato il consumo di ketamina tra gli adolescenti, ma non risultano al momento casistiche nazionali pubblicate che consentano di quantificare il danno vescicale da ketamina specificamente in questa fascia d’età», spiegano gli esperti dell’IEuD. «Ciò che è cambiato rispetto al passato, però, è soprattutto la diffusione: se anche anni fa il primo contatto con alcune droghe avveniva tra i 12 e i 14 anni, oggi le sostanze stupefacenti a “disposizione” sono molte di più e i giovani che le consumano sono aumentati anche per la facilità con la quale possono reperirle», spiega Riccardo Gatti, medico e psichiatra, coordinatore del Tavolo per le Dipendenze della Regione Lombardia.

I danni devastanti della ketamina sulla vescica

«La ketamina nasce come anestetico e si usa in alcuni farmaci. Col tempo, però, si è iniziato a farne ricorso per il suo effetto allucinogeno, a seconda del dosaggio», spiega ancora Gatti. «I danni causati dalla ketamina possono essere devastanti – sottolinea Corbett alla BBC -. Può colpire la parete vescicale, causando ulcerazioni e fibrosi, e gli effetti possono essere irreversibili. I giovani possono soffrire di dolore vescicale cronico e incontinenza e, nei casi più gravi, potrebbero aver bisogno di interventi chirurgici importanti o dialisi. Ma questo problema si può prevenire. Comprendere meglio i giovani che si rivolgono a noi è un passo importante per prevenire ulteriori danni».

Non solo danni alla vescica

Il problema, però, non è solo fisico: se l’assunzione di ketamina avviene per tempo, si può avere un miglioramento delle condizioni di salute generale e dei sintomi urologici. Secondo le esperte di Liverpool, infatti, occorre intervenire anche sulle cause alla base dell’assunzione di ketamina, che dovrebbero essere lette come un segnale di difficoltà sociali e psicologiche. Da qui la necessità di interventi più precoci, per evitare conseguenze gravi, affiancati da un’attività di maggiore informazione sui connessi alle droghe. In questo senso concorda Gatti: «Finora si è ragionato in termini di intervento su dipendenze conclamate o patologiche, quindi in termini di cure sanitarie, mentre oggi bisognerebbe aumentare la consapevolezza sui rischi legati ai consumi di sostanze stupefacenti» ribadisce Gatti.

Far emergere il sommerso

Come sottolinea ancora il coordinatore del Tavolo per le Dipendenze, il problema si pone «soprattutto perché viviamo in una società di consumi interconnessi: non si dovrebbe ragionare in termini di consumo di una sola sostanza, come poteva essere anni fa, per esempio con l’eroina, che restava confinata a fasce di popolazione più fragili, o alle periferie. Oggi non si può agire come se vivessimo ancora con solo tre canali televisivi o senza i social: purtroppo si ragiona ancora in termini di casi clamorosi, ma c’è tutto un mondo sommerso, a cui appartengono anche insospettabili professionisti. Lo stesso, purtroppo, vale per molti giovani, che occorre intercettare prima che sia troppo tardi».