Droghe “invisibili”, sono più potenti e sfuggono ai controlli

21 06 2019 di Eleonora Lorusso
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Sono sostanze stupefacenti fino a 500 volte più potenti dell’eroina, possono essere letali anche in piccole dosi e non sono visibili nei tradizionali test anti droga. E stanno andando per la maggiore

Cannabinoidi sintetici, fenetilamine, catinoni sintetici come quelli usati nel cosiddetto chem sex, ossia il sesso stimolato da sostanze stupefacenti. Hanno nomi complicati, ma ancora più complicate le conseguenze della loro assunzione. Non da ultimo, sono più difficili da scoprire con i tradizionali esami anti droga. Sono le nuove droghe “invisibili”, per lo più sintetiche e prodotte in laboratori (molti all’estero), per poi essere spacciate soprattutto tramite il web. Spesso si tratta di pasticche, ma possono anche essere polveri. Una delle più note, la ketamina, può avere diverse consistenze: per uso medico è un liquido assunto per via endovenosa, per scopo "ludico" è una polvere che si sniffa, si ingerisce o viene mischiata ad altro, anche drink e quindi bevuta. Tutte possono danneggiare in modo irreversibile il sistema nervoso centrale e solo nel 2018, secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, ne sono state rilevate 60 di nuovo tipo.

Quali e quante sono le droghe “invisibili”?

Sono tante e soprattutto continuano a cambiare, per questo è difficile poterle individuare. Nella maggior parte degli ospedali, infatti, le uniche droghe che possono essere rilevate sono le cosiddette “quattro sorelle”: eroina, cocaina, cannabis e anfetamine. Tutte le altre molecole rappresentano una galassia sconosciuta pressoché ovunque, tranne all’ospedale Sant’Anna di Como e in pochi altri laboratori.

Tra questi, il Centro Nazionale di informazione tossicologica dell’Istituto Maugeri di Pavia, di cui è direttore Carlo Locatelli: “Il problema sta nel fatto che ci sono circa 800 molecole di nuova generazione, delle quali pochissime sono visibili con i vecchi tipi di esami. Il 45/50%  appartiene alla grande famiglia dei cannabinoidi, il 33% a quella dei catinoni sintetici e la parte restante al gruppo delle fenetilamine” spiega il tossicologo, che chiarisce: “A dispetto del nome, i cannabinoidi sintetici non hanno nulla a che vedere con la cannabis e la marijuana: sono molto più potenti, hanno effetti più simili a quelli della cocaina e in più non si vedono alle analisi, quindi sono preferiti da chi vuole sballare”.

Il “caso fentanyl”

Tra i nomi di potentissime nuove droghe c’è quello del fentanyl, il più forte farmaco oppioide in commercio, considerato 100 volte più potente della morfina. È lo stesso che avrebbe causato l’overdose del cantante Prince, che lo avrebbe usato per alleviare un dolore cronico all’anca.

“I fentanili sono dalle 500 alle 1.000 volte più potenti dell’eroina, ma anche cannabinoidi hanno effetti 500 volte maggiori rispetto alla marijuana: stiamo parlando di sostanze centinaia di volte più pericolose della cocaina” spiega Locatelli, che aggiunge: “Spesso queste droghe sono commercializzate via web. Lo spacciatore ormai è in casa, su internet, e i ragazzi conoscono queste sostanze. Quando si va nelle scuole a fare prevenzione e si chiede quali sono le nuove sostanze, tutti conoscono la keta”, ossia la ketamina, che ha effetti anestetici e rappresenta uno degli “ingredienti” base delle nuove droghe.

“Sui siti che vendono queste sostanze, le bustine riportano la dicitura ‘non visibile ai normali testi antidroga’, quindi se si vogliono assumere sostanze in discoteca e poi guidare, è sufficiente scegliere un catinone, che peraltro è molto più potente delle ‘vecchie’ droghe e non risulta in caso di analisi delle urine” dice Locatelli.

Quanto costano e chi le compra

“Il problema, però, riguarda anche chi ad esempio si sottopone ai test per il rilascio di patenti di mezzi particolari, come per gli scuolabus, o chi fa lavori a rischio" dice il tossicologo e responsabile del Centro Antiveleni del Maugeri. "Aggirare i controlli è semplice. Da un punto di vista sanitario, poi, si corrono grossi rischi: in caso di incidente, se fosse necessario operare un paziente che ha assunto queste sostanze non rilevate coi normali controlli ospedalieri, anche somministrare un’anestesia può essere pericoloso. Oppure si può fare una diagnosi sbagliata, con relativa cura errata”.

A favorire la circolazione di queste nuove droghe sono anche i prezzi. Ogni dose costa dai 15 ai 30 euro e promette uno “sballo” senza precedenti. Ad usarle sono giovani adulti, ma anche over 40, mentre non  mancano i giovanissimi. “I dati italiani ci dicono che circa metà dei casi riguarda una fascia d’età tra i 16 e i 24 anni, il 45% comprende adulti tra i 25/30 anni e i 55 anni, mentre il 3% è rappresentato da giovanissimi tra i 10 e i 15 anni” spiega Locatelli.

I danni irreversibili

Un altro aspetto allarmante riguarda i danni. Se le “vecchie” droghe davano soprattutto problemi di dipendenza o disturbi specifici (nel caso dell’eroina, ad esempio, insufficienza respiratoria), le nuove sostanze hanno soprattutto un effetto eccitante: danno alterazioni permanenti del sistema nervoso centrale, quindi i soggetti diventano psicotici: possono soffrire ad esempio di schizofrenia e devono rimanere in cura per tutta la vita.

Gli effetti sono disastrosi, perché non sono facilmente controllabili coi normali farmaci, necessitano di assistenza continua” spiega Locatelli, che sottolinea l’importanza della prevenzione: “Se curare diventa difficile e diagnostica anche, è un dovere sanitario prevenire”.

Bastano le leggi attuali?

“Il codice della strada, all’articolo 187, dice che in caso di incidenti occorre fare analisi per individuare l’eventuale presenza di alcol e di sostanze stupefacenti, ma non si limita a quelle tradizionali. Quindi la legge sarebbe corretta, anche se nei fatti la si applica in modo non corretto, fermandosi alle solite quattro droghe più note. Il problema è che si è fermi a 40 anni fa”.

Colpa della mancanza di mezzi o di personale? “Solo laboratori specialistici sono in grado ad oggi di individuare queste nuove molecole: oltre a quelli citati, ad esempio, ci sono quelli di tossicologia forense o quei dei Ris. Aggiornare le apparecchiature sicuramente costa, ma non si tratta solo di questo. È un problema culturale e conoscitivo. Occorre rinnovarsi, avere voglia di occuparsi anche di droga, invece la si considera un tabù. Ma c’è gente che muore per questo” conclude Locatelli.

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