Cate Blanchett 2020
Cate Blanchett, presidente di giuria del Festival di Venezia 2020

Festival di Venezia 2020: record di donne

Certo, quella al via il 2 settembre è un’edizione “ridotta” e meno glam. Ma con almeno tre buone notizie. Il Festival più antico si fa, e non era scontato. Scommette su titoli originali e sorprendenti. E vanta il record di donne

«Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno risulta sorprendente». Così parlò Cate Blanchett, presidente di giuria della Mostra del Cinema numero 77. Che a pochi giorni dall’inaugurazione - si tiene dal 2 al 12 settembre - può già essere definita l’edizione più misteriosa (e rischiosa) di sempre. Parafrasando certi motti da lockdown: il Lido non si ferma.

La kermesse cinematografica più antica del mondo, nata nel 1932, è anche quella che ha deciso di andare avanti dopo lo stop dello storico rivale Cannes a maggio, nel pieno dell’emergenza, e la cancellazione di altri “colleghi” illustri, come l’americano Telluride, nato indipendente e oggi sempre più mainstream, che quest’autunno ha deciso di saltare un turno. Venezia invece si fa, il che pone una domanda cruciale. Non tanto qual è il suo futuro, ma: qual è il futuro dei festival?

Eravamo rimasti un anno fa con Joker che conquistava il Leone d’oro e riscriveva la storia: era il primo cinecomic (per quanto d’autore, Todd Phillips) a vincere una manifestazione così prestigiosa. Andiamo indietro di un anno ancora, ed ecco Lady Gaga piumata di rosa accanto a Bradley Cooper sul red carpet di A star is born. E, altri flashback, La La Land, Birdman, Gravity: grandi film pieni di grandi star che al Palazzo del cinema hanno iniziato la loro corsa agli Oscar, vincendone poi moltissimi.

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Grazie anche alle intuizioni del direttore Alberto Barbera, nelle ultime annate la “vecchia” Mostra era tornata al centro della rilevanza globale. Ora lui stesso ammette che quella del 2020 - causa Covid, e produzioni bloccate, e trasferte intercontinentali impossibili - sarà una versione «ridotta» della grandeur a cui eravamo abituati. Ma anche il primo test per spettatori (per quanto accreditati) che tornano in sala, tra controllo della temperatura e distanziamento delle poltrone. Venezia ha sempre rappresentato l’avvio della stagione cinéphile: si vedrà se tutto è cambiato per restare com’era.

Chi sono le star invitate al Festival di Venezia 2020

Di certo, a cambiare sono gli invitati della Serie A del grande schermo. Se da un pezzo non era più morte a Venezia (e per fortuna), quest’anno si avverte una morìa di star. La divina Cate Blanchett tiene alta la bandiera del glamour, ma la compagnia è ridotta. C’è Tilda Swinton, Leone alla carriera nonché protagonista del corto di Pedro Almodóvar ispirato a La voce umana di Jean Cocteau. Poi Helen Mirren con The duke, commedia british sul vero furto di un ritratto di Goya nella Londra anni ’60. E il doppio premio Oscar Frances McDormand, in gara con Nomadland.

Tantissime donne, e questa è la bella notizia. In epoca di dibattiti che spesso non producono nulla, ecco 8 titoli diretti da registe sui 18 in competizione. L’impressione è che non siano quote rosa forzate, ma una selezione basata sul merito.

I FILM ITALIANI/1. Le sorelle Macaluso di Emma Dante, storia familiare ambientata a Palermo
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Come disse 10 anni fa Barbra Streisand consegnando l’Oscar a Kathryn Bigelow, «il tempo è arrivato», ma stavolta pare per davvero. In concorso se la giocano Emma Dante (con Le sorelle Macaluso, tratto dalla sua pièce: 3 generazioni di donne in una palazzina della periferia di Palermo) e Susanna Nicchiarelli (con Miss Marx, ovvero Eleanor, la figlia del più noto Karl divisa tra la lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne e un amore tormentato).

Tra le 8 registe in concorso ci sono 2 italiane. Emma Dante ambienta a Palermo un’intensa saga familiare femminile. Susanna Nicchiarelli racconta la storia di Eleanor, figlia audace e tormentata di Karl Marx

E in cartellone ci sono anche 2 intriganti debutti d’attrice: il “lungo” One night in Miami di Regina King, che ripercorre la prima vittoria sul ring di Muahammad Ali (sostenuto da amici famosi come Malcolm X); e il corto BMM - Being my mom di Jasmine Trinca, con Alba Rohrwacher nei panni di una madre che metaforicamente trascina un’enorme valigia per le strade di Roma.

I FILM ITALIANI/2. Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, ritratto della figlia del Karl padre della lot
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Il film d’apertura con Alba Rohrwacher

Alba Rohrwacher è anche il volto del film d’apertura, Lacci di Daniele Luchetti. Scene da un matrimonio in crisi (confessioni di tradimenti comprese) dal romanzo di Domenico Starnone, con un supercast all’italiana: Luigi Lo Cascio, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno, Adriano Giannini.

Se c’è un elemento caratterizzante di questa Mostra, è proprio il chilometro zero. Sono tante le pellicole italiane, ma anche i film da regioni non così remote eppure spesso ignorate. In concorso arrivano titoli dalla Bosnia (Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić, storia di una traduttrice dell’Onu durante il massacro di Srebrenica) e dall’Azerbaijan (In between dying di Hilal Baydarov, su un uomo alla ricerca della sua vera famiglia) a soppiantare, per così dire, gli americani di ieri.

I DOCUMENTARI. Notturno di Gianfranco Rosi, viaggio tra i conflitti mediorientali dalla Siria all’Iraq

Persino il film Usa più atteso, Nomadland di Chloé Zhao, descrive la realtà dei nuovi homeless, di certo lontana dalle immagini da tappeto rosso: molti dei volti sullo schermo sono veri senzatetto. Se realtà dev’essere, chi meglio del documentario può fotografarla? Il genere è uscito dalla nicchia per appassionati e Venezia 77 lo conferma anche tra gli autori nostrani: vedi Gianfranco Rosi (in competizione con Notturno: dopo il Leone per Sacro GRA nel 2013, ora indaga sulla guerra al confine tra Siria, Iraq e Kurdistan) e Luca Guadagnino (fuori concorso con Salvatore - Shoemaker of dreams, dedicato al calzolaio-chic Ferragamo).

E poi il ritratto che forse incuriosisce di più: Greta, cioè Greta Thunberg, che, se verrà, sarà felice di vedere la Laguna libera dalle navi da crociera, almeno quest’anno.

Il futuro dei festival

È rimasta una domanda in sospeso: qual è il futuro dei festival? Forse la strada la indica proprio la Mostra del cinema che verrà. Ovvero: un festival che torna a scoprire, innovare, scommettere su nomi e cinematografie “off”, fabbricare i nuovi grandi del futuro. Le stelle di ieri, semmai, servono a passare il testimone.

Questa è anche l’edizione degli eredi. C’è Pietro Castellitto, il figlio di Sergio, che prima di interpretare il campione Francesco Totti nella serie prodotta da Sky porta nella sezione Orizzonti la sua opera prima, I predatori: incontro-scontro tra 2 famiglie romane diversissime ma accomunate da un incidente. E poi Maya Hawke, la figlia di Ethan e Uma Thurman, protagonista di Mainstream di Gia Coppola, a sua volta nipote dell’illustre Francis Ford, impegnata in una ricognizione di Hollywood ai tempi dei social network. Anche la Generazione Z ha trovato la sua certificazione cinefila.

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