Scarlett Johansson

Seno: che fatica vivere con una XL

Gli uomini lo trovano sexy, si sa. Ma portare una quarta (e oltre) può causare non pochi problemi. Di look e di salute. Così anche le star si
affidano al bisturi per scendere a una seconda

«Sotto la quarta non può essere vero amore» cantava Claudio Bisio. Eppure oggi sempre più donne guardano al seno abbondante osannato dagli uomini come a una zavorra. E decidono di ridurlo. Perfino Scarlett Johansson ha detto addio al décolleté alla Jessica Rabbit, aggiungendosi alla numerosa squadra del “less is more”, meno è meglio. Victoria Beckham si è pentita di essersi aumentata il seno perché «con qualunque vestito si vedevano solo le tette che arrivavano al collo». Così come la protagonista del reality The Hills Heidi Montag, stufa di «avere attaccate due palle da bowling».

Alla riduzione hanno fatto ricorso anche alcune bellezze “silicon free”. Dalla giovanissima Ariel Winter della serie tv Modern Family, ex coppa F ora C a causa «della gente e i giornali che parlavano solo delle mie misure», alla nostra Alessia Marcuzzi, che ha confessato: «È l’unica operazione di chirurgia estetica che ho fatto: il mio seno era un vero problema».

Il collo e la schiena ne risentono. «Secondo l’American society of plastic surgeons, gli interventi di mastoplastica riduttiva sono aumentati del 15% negli ultimi 4 anni» dice Dvora Ancora, medico chirurgo specializzato in medicina estetica. «Solo negli Usa l’anno scorso quasi 25.000 donne tra i 30 e i 54 anni hanno dato un bacio d’addio alle loro “big-boobs”». Numeri che fanno diventare l’intervento di riduzione uno dei beauty trend del 2016. «Il seno alla Baywatch che le donne chiedevano una volta non piace più» continua il medico. «Le nuove parole d’ordine sono rotondità e tonicità». I décolleté che vanno adesso? Quelli di Kendall Jenner e Gigi Hadid.

Anche Hollywood sta riconsiderando la propria policy in fatto di forme. Da Alicia Vikander, scelta per interpretare l’icona sexy dei videogiochi Lara Croft nel prossimo Tomb Rider, a Felicity Jones, protagonista di Star Wars: Rogue One, le nuove eroine hanno una cosa in comune: una seconda scarsa di reggiseno. E contro le maggiorate non rema solo l’attuale inversione di tendenza dei canoni estetici. «Tra le ragioni per cui viene richiesta la riduzione ci sono il dolore alla schiena e al collo, il disagio nel fare fitness o anche solo nel dormire a pancia in giù, la perdita di tono» spiega Ancona. Sì, un tale fardello a lungo andare provoca problemi di postura, e alla fatica di correre si aggiunge quella di sopportare lo sballottare delle “gemelle”. Inoltre, è questione di fisica applicata, un seno grande cede più facilmente di uno piccolo.

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Felicity Jones

Gli abiti non si trovano (o fanno difetto). Le tette abbondanti rovinano anche uno dei piaceri massimi di noi donne: lo shopping. I reggiseni disponibili in taglia XL sono spesso capi che nemmeno la nostra bisnonna avrebbe indossato:  “armature” di colore bianco o nero (per non parlare del terribile carne) senza pizzi o ricami sexy. Il colpo di grazia? L’intimo più trendy di stagione è il “bralette”: il reggiseno a triangolo che non ha coppa né ferretto. Per tabulae rasae (o quasi). Tra i suoi sostenitori c’è perfino Victoria’s Secret, il marchio americano di lingerie che ha fatto delle curve il proprio emblema. «Il brand celebre per i push up ha deciso di non promuovere più l’illusione del seno grosso» dice Michele Ciavarella, esperto di moda del Corriere della Sera. E le limitazioni non si fermano all’intimo. «Fashion e forme non sono mai andati d’accordo. Un seno prorompente è difficile da “vestire”: perfino capi basic come una giacca o una camicia spesso tirano e fanno difetto, mentre T-shirt o vestiti scollati rischiano di scivolare subito in un look da pin up fin troppo allusivo».

Il mito della maggiorata è tramontato. A pesare sulle super dotate è anche l’impatto psicologico. «Il mito della maggiorata è da sempre un’imposizione maschile» osserva Roberto Pani, docente di Psicologia clinica e Psicopatologia all’università di Bologna. «L’ultimo esempio? Il look superhot e palestrato dei primi anni 2000, incentivato dal boom del porno online». Modelli come questo contribuiscono ad aumentare il disagio, perché vengono associati al preconcetto di essere considerate troppo disponibili, e perché sono legati a un’immagine femminile obsoleta in cui oggi è impossibile riconoscersi. «Le donne di oggi sono lontane anni luce dalla “tettona” accogliente, rassicurante e un po’ passiva di una volta» dice l’esperto. «Assomigliano sempre di più a novelle amazzoni: guerriere, indipendenti, capaci di affrontare gli uomini alla pari. E secondo la leggenda, prive di seno, per poter tirare meglio con l’arco».

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