Sophie Marceau a Cannes con un film sull’eutanasia

A 54 anni Sophie Marceau interpreta un ruolo difficile: una figlia a cui il padre malato chiede di aiutarlo a morire. Il film "Tutto è andato bene" è tra i più attesi del Festival di Cannes

Sophie Marceau è tornata, bellissima anche a trent’anni da “Il tempo delle mele” che la rese celebre nel mondo. La 54enne attrice francese è stata una delle prime stelle del cinema a sfilare al 74mo Festival di Cannes che, dal 6 al 17 luglio, sta ravvivando la Croisette a due anni dall’ultimo red carpet per la Palma d’oro (l’anno scorso era saltato per il Covid).

Cosa racconta il film "Tutto è andato bene"

Lei che a 14 anni era diventata l’icona dell’adolescenza e del primo amore, oggi racconta i sentimenti di una donna matura per un padre tanto carismatico quanto difficile che, rimasto in vita dopo un ictus, le chiede di aiutarlo a morire. “Tout s’est bien passé” di François Ozon, uno dei 23 film in concorso - fra titoli attesissimi come “The French Dispatch” di Wes Anderson, “Tre piani” di Nanni Moretti o “Flag Day” di (e con) Sean Penn, per citarne solo alcuni - affronta  con molta delicatezza il tema dell’eutanasia portando sullo schermo il romanzo autobiografico di Emmanuèle Bernheim “Tutto è andato bene” (pubblicato in Italia da Einaudi). 

Tratto da una storia vera, in cui non manca tenerezza e compassione

La scrittrice aveva affrontato la richiesta di suicidio assistito del padre, noto collezionista d’arte parigino, decidendo poi di raccontare quel periodo difficile in tutte le sue sfaccettature, dal rifiuto iniziale di accettarne la richiesta fino alle prime indagini e alle pratiche per accontentarlo, dagli scontri ai momenti di tenerezza e di umorismo. Il film di Ozon mantiene la cifra della Bernheim (anche lei scomparsa quattro anni fa), senza mai scivolare nel melodramma o nella lacrima facile, facendone non solo una riflessione sulla libertà di decidere il proprio destino ma anche un ritratto dei sentimenti filiali in bilico tra antiche ruggini e profonda compassione. 

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«Sono felice di interpretare un film così pieno di verità» dice l’attrice, che nella storia affronta il desiderio di suicidio assistito del papà (André Dussolier) insieme alla sorella (Géraldine Pailhas). «Un momento doloroso della vita in cui però si ride e si piange, si litiga e ci si riappacifica, e un’attrice dev’essere pronta a esprimere i sentimenti in tutte le loro sfumature. Il dolore ha una sua bellezza quando è legato all’amore ed Emmanuèle lo prova anche se il suo è stato un padre ingombrante, odiato durante l’infanzia. Per questo dopo molti dubbi accetta di aiutarlo e accompagnarlo fino alla fine». 

Una storia di sentimenti difficili

In Francia, come in Italia, l’eutanasia è illegale perciò le due sorelle si rivolgono a operatori svizzeri. «Non vuole essere un film politico anche se la storia mostra l’impatto pesante che una malattia grave ha sulle famiglie e soprattutto sulle donne» dice il regista François Ozon, che due anni fa ha raccontato in “Grazie a Dio” la storia vera di un’inchiesta francese su un prete pedofilo. «Seguendo la storia di Emmanuèle Bernheim chiunque si chiede che cosa farebbe nei suoi panni: io stesso non so se avrei il coraggio di aiutare una persona cara a morire, ma finché non ci si trova in una situazione simile è difficile prevedere le proprie stesse reazioni».

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La Marceau sul set con l'ex Christope Lambert

In Italia il film arriverà probabilmente in autunno o a inizio 2022. Un bel ritorno per Sophie Marceau, ex Marianne d’Oltralpe che negli ultimi tempi ha girato pochi titoli internazionali (l’ultimo arrivato da noi è “Mrs. Mills - Un tesoro di vicina” nel 2018). Negli anni 90, sulla scia dei due capitoli di “Il tempo delle mele”, ha avuto successi in altalena tra la Francia e Hollywood: “Braveheart” con Mel Gibson, “Sogno di una notte di mezz’estate” con Rupert Everett oltre a “Il mondo non basta” dove era la bella e spietata avversaria di James Bond (allora Pierce Brosnan). Anche i suoi amori sono stati molto seguiti: 16 anni con il regista polacco Andrzej Żuławski (fino al 2001, dal quale ha avuto due figli), sei con il produttore Jim Lemley (una figlia) e sette con l’attore Christophe Lambert, conosciuto girando “Trivial”, dal quale si è separata nel 2014. E proprio accanto a lui potrebbe tornare presto sul set in “Save the last bullett” ambientato durante la guerra nei Balcani. 

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