Suicidio assistito ed eutanasia: a che punto siamo

Parte la raccolta firme per un referendum sull'eutanasia, dopo due casi recentissimi. Uno riguarda Daniela, malata oncologica di 37 anni che non ha ottenuto l'aiuto a morire

Si torna a parlare di fine vita nel nostro Paese. I motivi sono due e sono legati a due notizie recenti: da un lato l’avvio di una raccolta firme per un referendum sull’eutanasia legale, con l’obiettivo di arrivare a 500.000 adesioni entro il 30 settembre. Dall’altro un’ordinanza “storica” e prima nel suo genere, da parte del Tribunale di Ancona, che nei giorni scorsi ha ribaltato la decisione del giudice precedente, imponendo alla ASL di verificare le condizioni di un paziente per accedere al suicidio assistito, attuando di fatto la “sentenza Cappato”.

Si tratta, infatti, di un tema di cui si discute da anni, soprattutto in occasione di casi clamorosi come quello di Dj Fabo, Fabiano Antoniani, che nel 2017 scelse di morire con il suicidio assistito in una clinica svizzera. Ad accompagnarlo era stato Marco Cappato, esponente dell’associazione Luca Coscioni, che poi si autodenunciò. Il 23 dicembre 2019 arrivò un’assoluzione, ma non solo.

La Corte costituzionale aveva chiesto un intervento urgente al Parlamento per colmare un "vuoto legislativo", dando un anno di tempo, trascorso il quale (senza essere arrivati ad avere una legge) aveva deciso in materia, aprendo al suicidio assistito.

Ora arriva la notizia di un nuovo caso, quello di Daniela, paziente oncologica che è morta il 5 giugno, lasciando un video messaggio.

Il caso di Daniela

«Ho vissuto una vita da persona libera. Vorrei essere libera di morire nel migliore dei modi». Così aveva dichiarato Daniela, 37enne pugliese affetta da una grave forma di tumore fulminante al pancreas che, diversamente da Dj Fabo, non ha fatto in tempo ad andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito. Aveva contattato l’Associazione Luca Coscioni e lo scorso febbraio aveva chiesto alla Asl di Roma dove viveva la verifica e l’attestazione delle condizioni per ricorrere al suicidio assistito, in sentenza 242/2019 della Consulta. Ma la domanda era stata rifiutata e così ha presentato ricorso d’urgenza al Tribunale di Roma, con un’udienza fissata per il 22 giugno. Troppo tardi, perché nel frattempo Daniela è morta.

«La raccolta firme era stata decisa prima e la richiesta risale ad aprile, ma certo il caso di Daniela è esemplare: in Italia non esiste ancora una legge sul suicidio assistito, ma solo la cosiddette sentenza Cappato» spiega Filomena Gallo, avvocato che ha assistito Daniela ed è segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni.

Cosa dice la legge attuale

«Il pronunciamento della Corte Costituzionale dice che l’aiuto fornito a un malato che è capace di autodeterminarsi, con una patologia irreversibile fonte di gravi sofferenze, dipendente da trattamenti di sostegno vitale, non è reato. Ma solo in quel caso – spiega Gallo – Il problema è che da quella sentenza rimangono esclusi moltissimi malati, come per esempio Daniela, perché non aveva ancora trattamenti di sostegno vitale, pur avendo una prognosi di patologia irreversibile». In pratica, non è previsto che un malato, pur con tutti gli altri requisiti, possa accedere al suicidio assistito perché non può assumere da solo il farmaco letale, per esempio perché completamente immobile.
«Oggi un malato può chiedere di sospendere i trattamenti di sostegno a cui è sottoposto ed essere accompagnato con le cure palliative, in base alla legge 219 del 2017 sul testamento biologico. Ma noi chiediamo di legiferare in tema di eutanasia, di fronte a un vuoto normativo» spiega l’avvocato.

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Cosa chiede il referendum sull’eutanasia

Già nel 2013 era stata presentata una proposta di legge popolare, che aveva ottenuto 67mila firme. Oggi sono 140mila, ma il testo è rimasto fermo alla Camera dei Deputati senza essere mai stato esaminato in 8 anni. «Noi oggi chiediamo che siano legalizzate tutte le forme di scelta della persona. Il referendum che abbiamo depositato ad aprile e per il quale è partita la raccolta firme riguarda una parte di un divieto, prevista dall’art. 579 del codice penale sull’”omicidio del consenziente”. Significa che, abrogando quella parte, le persone malate che chiedono l’eutanasia potranno ottenere la somministrazione del farmaco letale» spiega Gallo.

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Suicidio assistito: la prima ordinanza “storica”

Intanto è arrivata solo pochi giorni fa un’ordinanza storica e prima nel suo genere, da parte del Tribunale di Ancona, che ha ribaltato la decisione del giudice precedente, imponendo alla ASL di verificare le condizioni del paziente per accedere al suicidio assistito e così attuando di fatto la sentenza Cappato. «È sempre più evidente quanto sia urgente una legge. La questione va avanti da anni, basta ricordare il caso Welby, che nel 2006 chiedeva l’eutanasia. L’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invitò il Parlamento a intervenire. Nel 2018, 12 anni dopo, la Corte Costituzionale diede 11 mesi di tempo al Parlamento per legiferare, sospendendo il proprio giudizio sul caso Fabo, salvo poi dover emettere una sentenza di incostituzionaleità additiva, che – va ricordato – ha valore di legge, è inappellabile e immediatamente applicabile dal giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Significa che ha dichiarato incostituzionale una parte dell’Articolo 580 del codice penale dove non prevede la libertà per il malato che, pur capace di intendere e volere, ha bisogno di aiuto per decidere il proprio fine vita. È stato quindi deciso che il paziente, con patologia irreversibile che produce gravi sofferenze e dipendente da trattamenti di sostegno vitale, può chiedere di accedere alla verifica effettiva, da parte di una struttura pubblica e previo parere del Comitato etico, in modo che la prescrizione del farmaco letale non costituisce reato» spiega Gallo.

Perché un referendum adesso

Ma perché chiedere ora un referendum? «Perché la legge prevede che si debbano raccogliere 500mila firme entro il 30 settembre, altrimenti si dovrà aspettare fino alle prossime elezioni del 2023. Se riusciremo nell’obiettivo, invece, si potrà indire un referendum nel 2022. Il rischio è un rinvio» spiega Gallo, che conclude: «C’è chi dice si tratta solo di questione di tempo, che prima o poi una legge arriverà, ma è proprio il tempo che manca ai malati. Daniela è morta a 37 anni mentre chiedeva aiuto per una morte volontaria, in Italia o in Svizzera. Mario, il malato di Ancona, ha dovuto aspettare 10 mesi prima che il tribunale ordinasse alla ASL la verifica delle sue condizioni per ottenere l’aiuto a morire».  

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