Valeria Golino torna al cinema nel drammatico “Fortuna”

L'attrice napoletana diventa una madre scomoda e una psicologa distratta: una favola nera ispirata dalla tragica morte di Fortuna Loffredo la bambina di sei anni di Caivano

Valeria Golino torna nelle sale cinematografiche dal 27 maggio con una doppia interpretazione: è la madre "scomoda" e la psicologa distratta e scostante nella prima pellicola di Nicolangelo Gelormini "Fortuna", la fiaba noir che prende spunto dal terribile fatto di cronaca di Caivano per parlare di un tema tanto delicato come la pedofilia.

L'attrice napoletana, che dopo l'ultimo film Euforia e la fine della sua lunghissima relazione con l'attore Riccardo Scamarcio, si era "allontanata" dalle luci della ribalta, torna più carica che mai nell'opera che prova a raccontare il più grande dei tradimenti, quello di una madre verso i proprio figli. Una "favola" dal sapore amaro ispirata dalla tragica morte di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni lanciata nel 2014 da uno dei balconi del degradato Parco Verde della città campana, per aver cercato di ribellarsi alle violenze di un vicino e opporsi al suo aggressore.

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«Questo è un film che mi ha destabilizzato», ha raccontato Valeria Golino parlando del potente e drammatico "Fortuna" che non si limita a narrare i fatti più crudi, ma piuttosto le emozioni e i sentimenti della protagonista che cerca di sfuggire dal mondo crudele in cui si trova rinchiusa.
Nel film, Nancy è una bambina che soffre, convinta di essere una principessa che viene da un mondo extraterrestre e che deve fuggire dai mostri che la inseguono. La piccola condivide il suo segreto con gli amici del cuore Nicola e Annina - sono loro che iniziano a chiamarla Fortuna - ma non con mamma Gina, purtroppo, che invece non capisce i suoi comportamenti. Ma non è l'unica a non comprendere ciò che sta accadendo a Nancy, perché nemmeno la sua psicologa riesce ad interpretare i gesti della bambina.

I ruoli di mamma e psicologa si invertono costantemente nel film creando continuo disagio e smarrimento. «Siamo praticamente speculari. Ognuna di noi porta dei sentimenti nei ruoli: io sono più accogliente, il mio personaggio lo è. Però sono anche inadeguata. Pina (Turco, ndr) invece ha un ruolo più di rottura e di tensione. In ogni caso eravamo spaesate, io mi sono sentita sempre a disagio nel mio ruolo, ero sempre imbarazzata», confessa Valeria Golino. «I nostri personaggi sono stati concepiti anche in fase di scrittura quasi come fossero un’unica cosa, sia io che Valeria lo abbiamo entrambe vissuto proprio come un personaggio unico», le fa eco la Turco.

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Non è la prima volta che Valeria Golino si dedica all'infanzia. Lo ha già fatto molte volte in passato ed è proprio su questo tema che si concentra anche la sua prima serie televisiva (andrà in onda su Apple) tratta dal libro L’arte della gioia di Galiarda Sapienza che l'attrice ha appena finito di girare a Los Angeles. Alla fine degli anni Ottanta e Novanta la mitica Città degli angeli dove risiedono praticamente tutte le star, era diventata anche casa sua: risale al 1988 il film che l'ha fatta conoscere al grande pubblico Rain Man girato con Tom Cruise e Dustin Hoffman. Oggi ammette che non tornerebbe mai ad abitarci. Ma a lavorare ogni tanto, quello sì.

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