La Legge 104 consente a più lavoratori di usufruire dei permessi per assistere la stessa persona con disabilità grave. Ma c’è una regola fondamentale: i giorni disponibili non aumentano con il numero dei caregiver. Il limite resta fissato a tre giorni complessivi al mese, utilizzabili anche in forma frazionata e alternativamente tra gli aventi diritto.

Ora l’Inps chiarisce anche cosa accade quando questa soglia viene superata. Se i familiari utilizzano complessivamente più permessi del previsto, le giornate o le ore eccedenti diventano indebite e devono essere recuperate. Un meccanismo specifico interviene anche quando due caregiver utilizzano contemporaneamente i permessi per assistere la stessa persona.

Legge 104, cosa cambia da dicembre

Sono diversi i cambiamenti che da dicembre vedranno protagonista la Legge 104. Si parte dalle nuove modalità di comunicazione fino ai congedi parentali straordinari.

Previsto dall’articolo 42 del Decreto legislativo n.151/2001 resta invariato il Codice Tipo Servizio 49. L’obiettivo delle modifiche è legato a consentire all’INPS di collegarsi in modo maggiormente preciso per le attività di controllo.

I permessi andranno dichiarati attraverso il Codice Tipo Servizio 4, Ordinario, ma accompagnati dai codici identificativi specifici. Sono sei diverse le casistiche legati all’IndetAtto dal 7 al 12. Tutte le informazioni le trovate direttamente sul sito dell’INPS, ma andiamo avanti con le novità.

Legge 104, il limite resta di tre giorni al mese

Il punto da cui partire è proprio il numero tre. Chi assiste un familiare con disabilità in situazione di gravità può beneficiare di tre giorni di permesso mensile retribuito. I permessi possono essere anche frazionati in ore.

La possibilità di coinvolgere più caregiver non modifica questo tetto. Dal 13 agosto 2022 è stato infatti superato il principio del cosiddetto “referente unico”. Questo significa che il diritto ai permessi può essere riconosciuto a più persone per assistere lo stesso individuo. I diversi beneficiari, però, devono utilizzarli alternativamente. E soprattutto devono rispettare complessivamente il limite dei tre giorni mensili.

Non si tratta, dunque, di tre giorni per ogni familiare autorizzato. I caregiver condividono lo stesso plafond riferito alla persona assistita.

Il chiarimento diventa particolarmente importante nelle famiglie in cui l’assistenza viene distribuita tra più persone. Se, per esempio, due lavoratori sono autorizzati a utilizzare i permessi per lo stesso familiare, devono coordinarsi nella loro fruizione.

Il tema delle tutele è più ampio e negli ultimi anni sono intervenute altre misure. La 104 è una norma che punta a rafforzare la protezione sul lavoro per chi si trova in condizioni di salute particolarmente fragili, ma anche per chi presta assistenza a familiari malati, come genitori con figli oncologici o con patologie gravi.

Più familiari possono assistere la stessa persona

Il superamento del referente unico ha reso più flessibile l’organizzazione dell’assistenza. Una stessa persona con disabilità grave può essere assistita, per esempio, da più familiari autorizzati a utilizzare i permessi.

La regola dell’alternanza rimane però centrale. L’Inps specifica che più lavoratori possono ottenere l’autorizzazione per assistere lo stesso soggetto, purché utilizzino i permessi alternativamente.

In concreto, i tre giorni possono quindi essere distribuiti tra gli aventi diritto. Non diventano sei se i caregiver sono due, né nove se sono tre.

È una distinzione importante perché separa due aspetti diversi della norma. Da una parte c’è il numero delle persone che possono partecipare all’assistenza. Dall’altra rimane invariata la quantità complessiva di permessi riconosciuta per quella stessa persona con disabilità grave.

La 104, inoltre, riguarda situazioni molto diverse. Anche alcuni disturbi alimentari, nei casi che presentano i requisiti previsti, possono dare accesso alle tutele della Legge 104.

Cosa succede se si supera il limite dei permessi

Il nodo affrontato dai nuovi chiarimenti riguarda proprio i casi in cui, sommando i permessi utilizzati dai diversi caregiver, si superano i tre giorni mensili.

L’Inps applica in questi casi un criterio temporale. Vengono riconosciuti i permessi utilizzati per primi, fino al raggiungimento del limite previsto. Le giornate o le ore successive sono invece considerate indebite e vengono recuperate nei confronti del lavoratore che le ha utilizzate.

Un esempio aiuta a capire il meccanismo. Due lavoratori assistono la stessa persona. Il primo utilizza due giornate di permesso, mentre il secondo ne utilizza altre due successivamente nello stesso mese. Una volta raggiunti i tre giorni complessivi, la quarta giornata supera il limite. L’eccedenza viene quindi considerata indebita.

La regola rende particolarmente importante il coordinamento tra le persone autorizzate. Ogni caregiver deve infatti tenere conto non soltanto dei propri permessi, ma anche di quelli già utilizzati dagli altri.

E dietro le regole ci sono famiglie che devono organizzare ogni giorno un’assistenza spesso complessa. Essere caregiver significa conciliare la cura di un familiare con lavoro, impegni e vita personale, un equilibrio che può diventare ancora più delicato nei periodi in cui i servizi si riducono.

Come vengono divisi i tre giorni tra più caregiver

C’è poi un’altra situazione: due familiari utilizzano il permesso nello stesso giorno, oppure nelle stesse ore, per assistere la medesima persona.

In questo caso viene meno il requisito dell’alternanza. E non è possibile applicare semplicemente il criterio cronologico per individuare chi abbia utilizzato per primo il beneficio.

Secondo i chiarimenti dell’Inps, l’indebito viene allora ripartito tra i lavoratori coinvolti. Il calcolo tiene conto anche dell’orario di lavoro di ciascuno.

La distinzione è quindi semplice ma decisiva. Più persone possono essere autorizzate a usufruire dei permessi della Legge 104 per lo stesso familiare. Non possono però trasformare questa possibilità in un aumento dei giorni complessivamente disponibili.

Per le famiglie significa soprattutto una cosa: quando i caregiver sono più di uno, organizzare in anticipo i giorni di assenza diventa ancora più importante. Il limite da ricordare resta infatti quello di tre giorni complessivi al mese per la stessa persona assistita, da utilizzare alternativamente tra gli aventi diritto.