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Se cambi lavoro tieni d’occhio la pensione

Ogni cambio di lavoro può avere ripercussioni sul futuro pensionistico. Ecco cosa devi controllare

Secondo un’indagine commissionata da Amazon a Morning Consultant, a settembre un italiano su quattro era alla ricerca di una nuova occupazione e il 72% desiderava esperienze in settori diversi dal proprio. Pochi però sanno che ogni cambio può avere ripercussioni sul futuro pensionistico. «La previdenza è sempre stata considerata un aspetto marginale quando si cambia lavoro» dice Andreana Zioni, responsabile Servizi previdenziali di Intoo, società di Gi Group leader nei servizi di sviluppo e transizione di carriera. «Prima di firmare un nuovo contratto o di scegliere il lavoro autonomo, però, non dovremmo fermarci a guardare solo retribuzione, diritti e opportunità. Sarebbe utile porre attenzione anche agli aspetti previdenziali, che potrebbero avere un peso non indifferente sul dopo».

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Se sei un lavoratore senior

Se hai iniziato a versare i contributi prima del 1° gennaio 1996, o a quella data avevi già all’attivo 18 anni di contributi, prima di buttarti in una nuova avventura professionale devi considerare che la tua pensione sarà calcolata nel primo caso con il cosiddetto “sistema misto” e, nel secondo, prevalentemente con il sistema retributivo. Significa che sul tuo assegno influirà anche la retribuzione degli ultimi anni di lavoro. «Se si accetta con il nuovo lavoro una retribuzione inferiore, l’assegno di pensione subirà una penalizzazione» avverte Zioni «perché il conteggio sarà fatto sulla base di retribuzioni più basse». Meglio prima capire quali saranno gli effetti, con l’aiuto di un esperto o di un patronato, facendo delle simulazioni. «Potrebbe essere più conveniente ai fini della pensione accettare lo stesso ruolo, ma da lavoratore autonomo con partita Iva».

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Se ti metti in proprio


Se la tua scelta è radicale, e qualunque sia la tua anzianità, abbandoni la vecchia professione per un nuovo impiego o per metterti in proprio, puoi giocarti una carta in più. «Dal 2017, grazie alla legge 232/2016, è possibile cumulare gratuitamente i contributi delle diverse casse previdenziali anche se sono stati versati per pochi anni» chiarisce la Zioni. Ai fini dell’anzianità contributiva i diversi versamenti si sommano. A fine carriera basterà fare la domanda all’ente di ultima iscrizione. Ciascun ente poi calcolerà e assegnerà la quota di pensione di propria competenza, ma l’assegno sarà erogato dall’Inps.

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