tv

Canone Rai: come disdire per il 2023

Il Canone Rai per il 2023 si può disdire fin da oggi: in che casi è possibile non pagarlo più, quali moduli inviare, a chi e quando

In attesa che sia modificata la modalità di pagamento del canone Rai (non più nella bolletta della corrente elettrica come avviene al momento) si continua a versare la propria quota annuale, generalmente entro il 31 gennaio. Attenzione, però: se non si ha più intenzione di pagarlo, è possibile chiedere la disdetta fin da oggi. Qui vi spieghiamo come e cosa potrebbe cambiare a breve.

Come cambierà il canone Rai

Se ne parla da tempo: dal 2023 potrebbe cambiare la modalità di pagamento del canone Rai, che al momento è ancora "spalmato" sulle bollette della corrente elettrica. Si fanno largo diverse ipotesi anche perché a prevedere una modifica è il Decreto Energia dello scorso aprile, che parla di «misure normative dirette a scorporare dal 2023 il canone Rai». Non sembra pensabile, però, il ritorno ai vecchi bollettini, perché il tasso di evasione potrebbe tornare al 27% che era fino al 2016, anno in cui il pagamento è stato inserito in bolletta, facendo scendere la percentuale di coloro che non pagano la tassa al 3%.

La strada più percorribile al momento sembra quella di prevedere il pagamento all'interno della dichiarazione dei redditi, tramite Modello 730 o modello Redditi PF. Non è escluso, però, che la gestione degli incassi possa anche essere affidata a società regionali, come avviene con le Province autonome e a statuto speciale.

Come funziona all'estero

Al momento il Codacons in Italia ne chiede l'abolizione, come avvenuta anche in altri paesi europei: è il caso di Spagna, Belgio, Ungheria, Norvegia, Svezia, Finlandia e Turchia, dove è stata eliminata la tassa a carico dei cittadini perché è lo Stato a sovvenzionare la tv pubblica. In Francia, invece, si paga una tassa in modo analogo a quanto previsto per il possesso dell'auto o della casa.

Nel Regno Unito e in Svizzera, infine, sono società incaricate dallo Stato a provvedere alla riscossione.

In Italia c'è chi vorrebbe cancellare il canone soprattutto per l'aumento dei canali a pagamento, oppure per il passaggio al digitale terrestre, per cui molti canali non sono più visibili. Ma questo formalmente non è un buon motivo per non pagare il canone. Piuttosto, è possibile disdire l'abbonamento. Qui vi spieghiamo in quali casi si può fare domanda, a chi e in che tempi.

Chi può disdire il canone Rai

Si può disdire solo se non si possiede più un televisore, perché il canone è un’imposta diretta motivata dal solo fatto di possedere l’apparecchio. «Esiste un apposito modulo per chiedere la disdetta dell’abbonamento e va utilizzato quando nessun componente della famiglia possiede apparecchi televisivi in nessuna delle abitazioni per le quali chi firma la richiesta è titolare di utenza elettrica per uso domestico» chiarisce Donvito, che oggi, a tre mesi dalla fine dell'anno, chiede: «Siamo sicuri che vale la pena vedere i programmi tv attraverso l’antenna? Mediamente la qualità tecnica è migliore di, per esempio, lo streaming via Internet, e ci sono alcuni canali che non sono visibili in streaming… ma è realmente quanto serve al nostro desiderio/esigenza di informazione e spettacolo? Quanti, per esempio, vedono film solo attraverso piattaforme come Netflix o usano YouTube per i tg di varie emittenti, musica e intrattenimento?». Da qui la possibilità di chiedere la disdetta dell'abbonamento fin da adesso, che sarebbe «meglio, per evitare magari di dover chiedere rimborsi, visti i tempi non fulminei della registrazione di queste richieste. Il 31 dicembre rimarrebbe la data di cessazione del rapporto».

Per la radio si paga il canone Rai?

«Un chiarimento ulteriore riguarda la radio: nonostante la Rai abbia propri canali, ascoltabili da chiunque, per questo tipo di apparecchio non è prevista una imposta. Un tempo c’era quella sulle autoradio, ma è stata abolita. Solo coloro che “usano la radio” a scopo di lucro, come nei locali, ristoranti, ecc., sono tenuti al pagamento – avverte il presidente dell’ADUC - Diverso il caso di chi usa la tv come schermo del pc: anche se non fosse collegato all’antenna, per il solo fatto di possederla, si è obbligati a pagare il canone. In caso contrario si commette evasione fiscale».

Come disdire il canone Rai

Per disdire il canone Rai è sufficiente scaricare l’apposito modulo sul sito dell’Agenzia delle Entrate, compilarlo e rinviarlo alla stessa Agenzia o via raccomandata a/r in plico senza busta, con allegata una copia del documento di riconoscimento (l’indirizzo corretto è: Ufficio di Torino 1 – S.A.T Sportello Abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino). Altrimenti si può scannerizzare e inviare telematicamente attraverso il sito dell'Agenzia delle entrate utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel, direttamente o attraverso intermediari (commercialisti, ragionieri, centri di assistenza fiscale, etc.). Infine, è possibile usare la posta elettronica, purché certificata (pec) e con sottoscrizione mediante firma digitale, all'indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it.

«Noi consigliamo anche di fornire le “prove” del fatto che non si possiede più una tv, per evitare lungaggini in caso di controlli, soprattutto a breve, quando il canone Rai sarà scorporato dalla bolletta della luce, per tornare a essere pagato separatamente» spiega Donvito. Nello specifico, può essere utile allegare anche una dichiarazione sostitutiva che attesti i motivi della disdetta (ricovero o denuncia in caso di furto, ecc.).

C’è un rimborso dopo la disdetta?

«In teoria non sarebbe necessario chiedere alcun rimborso perché, comunicando la disdetta, dovrebbe scomparire dalla bolletta la quota mensile o bimestrale (9 o 18 euro) relativa al canone. Ma è prevedibile che ciò non accada immediatamente, perché la richiesta di disdetta deve essere elaborata dall’agenzia delle Entrate e poi comunicata al fornitore della luce. Se così fosse, il cittadino ha diritto a chiedere il rimborso, che è legittimo e ottenibile. In caso di problemi si dovrà procedere con una diffida», spiega il presidente di ADUC.

Riproduzione riservata