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Canone Rai: come disdire a giugno

Il Canone Rai si può disdire fino a giugno: in che casi è possibile non pagarlo più, quali moduli inviare e a chi

In attesa che sia modificata la modalità di pagamento del canone Rai (non più nella bolletta della corrente elettrica come avviene al momento) si continua a versare la propria quota annuale, generalmente entro il 31 gennaio. Nel frattempo, però, un nuovo step del passaggio al digitale terrestre per qualcuno ha significato non riuscire più a vedere diversi canali della tv pubblica.

Non vedere più la Rai non vuol dire poter disdire il canone

Da qui la richiesta di poter disdire il canone. Un’opzione che è possibile percorrere entro giugno. Ma attenzione: il fatto di non vedere più qualche canale non è di per sé un motivo valido per non pagare più il canone.

Qui vi spieghiamo in quali casi si può fare domanda, a chi e in che tempi.

Disdire il canone Rai: si può fino a giugno

In teoria la disdetta all’abbonamento Rai andrebbe effettuata entro il 31 gennaio per tutto l’anno in corso. Ma forse non tutti sanno che è possibile effettuarla anche nei sei mesi successivi, quindi con scadenza al 30 giugno. Molti italiani si stanno rivolgendo in queste settimane alle associazioni dei consumatori: «Le richieste di disdetta, specie in questo periodo, sono all’ordine del giorno, in molti lamentano disservizi. Ma alla base c’è un fraintendimento: disdire l’abbonamento Rai è possibile, entro giugno per l’anno in corso, ma non per problemi nelle trasmissioni o perché insoddisfatti dei contenuti. Lo si può fare solo se non si possiede più un televisore, perché il canone è un’imposta diretta motivata dal solo fatto di possedere l’apparecchio. Se si fosse chiamata imposta forse questo equivoco non ci sarebbe. Purtroppo il canone è una delle imposte più odiate dagli italiani» chiarisce Vincenzo Donvito, presidente dell’ADUC.

Chi può disdire il canone Rai

«Esiste un apposito modulo per chiedere la disdetta dell’abbonamento e va utilizzato quando nessun componente della famiglia possiede apparecchi televisivi in nessuna delle abitazioni per le quali chi firma la richiesta è titolare di utenza elettrica per uso domestico» chiarisce Donvito. Può accadere anche in caso di regalo, vendita, rottamazione, furto ecc., oppure se una persona anziana viene ricoverata in una RSA o altra struttura di lunga degenza.

Per la radio si paga il canone Rai?

«Un chiarimento ulteriore riguarda la radio: nonostante la Rai abbia propri canali, ascoltabili da chiunque, per questo tipo di apparecchio non è prevista una imposta. Un tempo c’era quella sulle autoradio, ma è stata abolita. Solo coloro che “usano la radio” a scopo di lucro, come nei locali, ristoranti, ecc., sono tenuti al pagamento – avverte il presidente dell’ADUC - Diverso il caso di chi usa la tv come schermo del pc: anche se non fosse collegato all’antenna, per il solo fatto di possederla, si è obbligati a pagare il canone. In caso contrario si commette evasione fiscale».

Come disdire il canone Rai

Per disdire il canone Rai è sufficiente scaricare l’apposito modulo sul sito dell’Agenzia delle Entrate, compilarlo e rinviarlo alla stessa Agenzia o via raccomandata a/r in plico senza busta, con allegata una copia del documento di riconoscimento (l’indirizzo corretto è: Ufficio di Torino 1 – S.A.T Sportello Abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino). Altrimenti si può scannerizzare e inviare telematicamente attraverso il sito dell'Agenzia delle entrate utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel, direttamente o attraverso intermediari (commercialisti, ragionieri, centri di assistenza fiscale, etc.). Infine, è possibile usare la posta elettronica, purché certificata (pec) e con sottoscrizione mediante firma digitale, all'indirizzo cp22.sat@postacertificata.rai.it.

«Noi consigliamo anche di fornire le “prove” del fatto che non si possiede più una tv, per evitare lungaggini in caso di controlli, soprattutto a breve, quando il canone Rai sarà scorporato dalla bolletta della luce, per tornare a essere pagato separatamente» spiega Donvito. Nello specifico, può essere utile allegare anche una dichiarazione sostitutiva che attesti i motivi della disdetta (ricovero o denuncia in caso di furto, ecc.).

C’è un rimborso dopo la disdetta?

«In teoria non sarebbe necessario chiedere alcun rimborso perché, comunicando la disdetta, dovrebbe scomparire dalla bolletta la quota mensile o bimestrale (9 o 18 euro) relativa al canone. Ma è prevedibile che ciò non accada immediatamente, perché la richiesta di disdetta deve essere elaborata dall’agenzia delle Entrate e poi comunicata al fornitore della luce. Se così fosse, il cittadino ha diritto a chiedere il rimborso, che è legittimo e ottenibile. In caso di problemi si dovrà procedere con una diffida», spiega il presidente di ADUC.

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