E se il curriculum fosse sopravvalutato?

13 02 2019 di Myriam Defilippi
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Sempre più spesso le aziende mettono alla prova gli aspiranti dipendenti con “gare di idee”. Chi ha la migliore va avanti nella selezione. Perché la preparazione, da sola, non basta

Prendi il curriculum, appallottolalo o incartaci le uova. Sono i consigli, simpaticamente provocatori, di alcuni post su Instagram di Just Knock, piattaforma online di offerte di lavoro. «L’ho provato sulla mia pelle: finiti gli studi, spesso le esperienze professionali mancano o sono poche» dice Marianna Poletti, fondatrice di questa start up. «E il curriculum non riflette tutte le potenzialità della persona».

Conta il profilo psicoattitudinale

Come evitare di scartare candidati sulla carta non appetibili, in realtà validi? «Le aziende sottopongono dei casi da risolvere» spiega Marianna Poletti. «Chiunque può rispondere presentando la propria idea. Una volta scelti i progetti migliori, mostriamo i curricula di chi li ha proposti e si può arrivare fino all’assunzione». L’approccio di Just Knock strizza l’occhio ai Millennials, ma ora arruola anche i senior. Non solo.

Testare la sintonia di valori e di approcci tra chi cerca e chi offre lavoro è un bisogno crescente. Tanto che The Adecco Group Italia, per reclutare i suoi futuri dipendenti, ha inaugurato Snooze, un videoracconto interattivo sviluppato con Logotel dove il candidato, in una dimensione fiabesca, quasi onirica, affronta 10 prove. Lo scopo è far “parlare” il suo inconscio e delineare il profilo psicoattitudinale.

Occorrono doti di problem solving

I nuovi modelli di selezione intercettano una tendenza: chi cerca un posto va lanciato subito nella mischia. «Con la nostra app i candidati partecipano a “business competition”: quiz di cultura generale e altri, molto tecnici, su temi come finanza e informatica» spiega Elisa Sardilli, psicologa del marketing della piattaforma Employerland, che organizza anche Recruiting day con incontri tra giovani e aziende (il prossimo è il 17 aprile a Milano).

Sfide tostissime a colpi di numeri sono invece proposte da piccole aziende e da multinazionali su Mathesia, piattaforma ospitata nel Polihub, l’acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano. «Ci ispiriamo al crowdsourcing, cioè lo sviluppo collettivo di un progetto» dice Francesca Gatti di Mathesia.

«Il nostro, però, è brainsourcing: sono attivate le migliori menti, brain appunto, matematiche a cui le aziende presentano problemi da risolvere in vari ambiti, dall’assicurativo al bancario, allo sportivo. Cruciale è trovare la soluzione, e un preventivo di prezzo, da soli o in team». Perché oggi, per avere un posto, non basta essere geniali; serve altro, a cominciare dal saper lavorare bene in gruppo.

Spazio alla creatività

Ma il curriculum conta ancora? Certo, tanto che LinkedIn, la più celebre web vetrina dei risultati scolastici e delle esperienze professionali, è in crescita: in Italia ha 12 milioni di utenti e Milano è la quinta città al mondo con più traffico su questo social. Nella ricerca "The skills companies need most in 2019" LinkedIn indica le competenze tecniche e le attitudini più richieste. Tra le seconde figurano la creatività e l’adattabilità. Il motivo? La società è in grande evoluzione e le soluzioni di ieri non risolveranno i problemi di domani.

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