Ragazza soldi

Le donne sono brave a risparmiare ma non a investire

Lo dicono i dati e le storie delle nostre lettrici. Che, anche se mandano avanti la contabilità della famiglia, fanno un passo indietro sulla gestione finanziaria dei “conti di casa”

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La guida è stata realizzata in collaborazione con il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze

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Mi ricordo ancora la prima volta che sono entrata in banca. Avevo 10 anni ed ero con mia nonna. È stata lei che mi ha aperto il primo libretto di risparmi. È stata lei, classe 1919, che grazie al suo lavoro (era una delle prime imprenditrici di Genova che aveva messo in piedi una società di autoricambi), mi ha insegnato quanto è importante risparmiare, mi ha spiegato cosa sono le azioni, cosa è un mutuo, come funziona un conto corrente. Ed è stata lei che qualche anno fa mi ha regalato i suoi quaderni dei “conti di casa”, dei fogli Excel ante litteram per intenderci, dove annotava le entrate, le uscite, i guadagni e i piccoli investimenti. E, tra le righe, anche i tanti sogni che grazie ai soldi che risparmiava è riuscita a realizzare.

L'importanza dell’educazione finanziaria

Ma la mia grande fortuna, aver imparato fin da piccola le basi dell’educazione finanziaria, non è così comune. Lo so. E i numeri lo confermano. I dati della Global Financial Literacy Survey presentati il 25 giugno scorso dall’Ocse delineano un pessimo risultato in materia di competenze finanziarie per l’Italia che si colloca all’ultimo posto della classifica. Questo, però, non è l’unico primato negativo, purtroppo: le donne italiane, insieme a quelle colombiane, hanno avuto la peggiore performance tra tutti i Paesi partecipanti.

Facile da credere visto che, nonostante siamo più colte e preparate degli uomini (fra i laureati siamo la maggioranza con il 56%), troppo spesso riteniamo di dover delegare la gestione del denaro al partner. O comunque di dovercene occupare il minimo indispensabile. Come ci scrive Sarah, 43 anni, in una delle tante email che abbiamo ricevuto dopo che la nostra direttrice ha raccontato sul magazine il suo rapporto con il denaro. «Mi occupo della gestione dei miei soldi da una vita, ma nel modo più classico. Mio marito ed io abbiamo 2 conti separati e ci dividiamo a metà tutte le spese... stop! Lavoro da 20 anni e mi ritrovo alla mia età senza una minima idea riguardo a piani di risparmio o di investimento. Mi piacerebbe molto imparare a gestire quello che guadagno, ma non so da dove partire, a chi rivolgermi».


«Lavoro da 20 anni e mi ritrovo alla mia età senza una minima idea riguardo a piani di risparmio o di investimento. Mi piacerebbe imparare a gestire i soldi che guadagno, ma non so da dove partire, a chi rivolgermi»
scrive Sarah


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Più della metà delle donne lascia i soldi sul conto perché non sa come investirli

Una storia, la sua, in cui molte di noi si rispecchieranno. Da un’indagine condotta da Global Thinking Foundation (www.gltfoundation.com) emerge che tra le donne che hanno un conto corrente (il 14% non ne ha uno, nemmeno cointestato), il 68% possiede dei risparmi, ma il 56% li lascia sul conto perché non sa come investirli. «Questo succede perché da un lato c’è un modello culturale - delle “convinzioni invisibili” come le chiamo io - che scoraggia le donne ad avvicinarsi al denaro fin da bambine» spiega Nadia Linciano, responsabile Uffici studi economici della Consob e rappresentante per la Consob nel Comitato nazionale di educazione finanziaria.

Gli studi mostrano che, già da piccole, le femmine sono meno attratte dai soldi. Anche perché i genitori preferiscono darne loro “on demand”, anziché una paghetta da imparare a gestire. Dall’altro, invece, ci sono gli aspetti psicologici, fili sottili che ci trattengono. «Come una scarsa “financial self-efficacy”, ovvero quell’insicurezza che ci fa credere di non essere all’altezza di occuparci di materie apparentemente complicate come la finanza. E un’incapacità emotiva di assumerci il rischio. Noi donne cioè, rispetto agli uomini, siamo meno “over confident”, facciamo fatica a buttarci, a rischiare, ad accettare delle perdite in caso di un investimento sbagliato» continua Linciano.

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Saper gestire i propri soldi significa gestire al meglio la propria vita

E tutto questo nonostante, nella coppia, di solito siamo proprio noi a gestire le entrate e le uscite, in modo preciso e puntuale. «Ma per noi donne i soldi restano confinati alle piccole spese e alla gestione quotidiana della famiglia e non li pensiamo, invece, come strumento di emancipazione, libertà e realizzazione dei nostri obiettivi» spiega Claudia Segre, presidente di Global Thinking Foundation. E anche di soddisfazione personale: «Mi ricordo ancora quando una signora che ha seguito i nostri corsi di educazione finanziaria, mi ha telefonato, dicendomi: “Claudia, ho fatto il mio primo bonifico online. Sono felice, ho risparmiato e mi sento anche più bella”» prosegue Segre. Sì, perché saper gestire i propri soldi, pochi o tanti che siano, significa poter gestire al meglio tutta la propria vita, poter progettare un futuro, sentirsi più sicure. Capaci, finalmente.


«A un certo punto il mio ex marito ha deciso che non ero abbastanza sveglia per gestire la mia contabilità, così l’ho affidata a lui. Ma mi sono accorta ben presto che sbagliava i conti. Ho ripreso tutto in mano e sono riuscita a gestirlo meglio»
racconta Rossana


Proprio come è successo a un’altra nostra lettrice, Rossana. «Sono sempre stata negata per la matematica. Poi, a 22 anni e incinta, mi sono dovuta trovare un lavoro e sono finita a fare la “partita doppia” nell’ufficio di un avvocato. Da lì ho capito che potevo farcela. Mia mamma del resto mi spronava all’indipendenza. Giravano pochi soldi e lei, donna intelligente ma che non lavorava, era umiliata ogni mese da mio papà che le passava la “busta” con i soldi contati, pur essendo ben più in gamba di lui nel gestirli. Sono diventata libera professionista e il mio ex marito a un certo punto ha deciso che non ero abbastanza sveglia per gestire la mia contabilità, così li ho affidati a lui. Ma mi sono accorta ben presto che si dimenticava le scadenze e sbagliava i conti. Così ho ripreso tutto in mano e sono riuscita a gestire i miei conti, anche quando si è trattato di comprare e ristrutturare una casa per me. Non dico di essere arrivata a innamorarmi della matematica, ma penso che non ci voglia poi chissà che dote per cavarsela con i conti».

Mano donna simbolo euro

L’importante è iniziare. Ma da dove? «Per prima cosa bisogna informarsi e cominciare dai primi controlli: si mappano entrate e uscite, si individuano le spese inutili, si capisce quanto si riesce a risparmiare. Poi, esattamente come quando si ha una visita medica e si va dal dottore con una serie di quesiti, bisogna stilare un elenco di domande da fare all’intermediario per scegliere l’investimento migliore» dice Linciano. E poi? Arrivata a quel punto, per noi donne è facile: bisogna decidere. «Scardinata la mancanza di fiducia, siamo brave a risparmiare e a investire. È istinto femminile, sensibilità, lungimiranza. Noi pensiamo sempre di più al futuro, a proteggere la famiglia, soprattutto i figli» conclude Claudia Segre.


«A casa mi occupo io dei soldi. Ma, visto che così mio marito era deresponsabilizzato, ho iniziato ad affidargli piccoli compiti sull’home banking. Perché da noi il concetto di parità era sbilanciato. ma al contrario»
dice Barbara


Quindi: le donne risparmiano di più e meglio, sono più accorte, però non hanno ancora una vera indipendenza, una forza economica. Ma la strada intrapresa finora è quella giusta e inizia a dare i suoi frutti. Come dimostra l’email di Barbara: «A casa mia la situazione è esattamente speculare. Sin dall’inizio mi sono occupata io della gestione patrimoniale. Conto corrente, investimenti, bollette, dichiarazione dei redditi, Imu. Mio marito non era interessato. Solo che questo lo ha completamente deresponsabilizzato. Quindi ho iniziato ad affidargli piccoli compiti e, soprattutto, l’ho iniziato all’home banking. Perché da noi il concetto di parità era sbilanciato. Ma al contrario!».

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