Quota 100: quando e come andremo in pensione

23 10 2018 di Adriano Lovera
Credits: Magda Azab

Sta per essere varata l’ennesima riforma del sistema previdenziale. Dal 2019 potremo smettere di lavorare prima, a patto di prendere meno soldi. Saranno tagliati gli assegni d’oro e alzati quelli minimi. Ma le incognite non mancano. Facciamo chiarezza

Pensioni, si cambia. Con l’ultima manovra di bilancio il governo è pronto a introdurre 2 dei cavalli di battaglia dei partiti di maggioranza: la “quota 100” voluta dalla Lega e il taglio degli assegni d’oro caro ai Cinquestelle. «Si tratta di un disegno generale» avverte Carlo Mazzaferro, esperto di previdenza e professore di Economia all’università di Bologna «Mancano i dettagli attuativi e le cifre definitive». Soprattutto alla luce dei rilievi del presidente dell’Inps, Tito Boeri, secondo il quale si rischia uno squilibrio dei conti per 100-140 miliardi annui. E la manovra deve ancora ottenere il sì del Parlamento, mentre ha già incassato il no dell’Unione Europea. È la prima volta che la Commissione decide la bocciatura immediata: ora il Governo ha tre settimane per presentare le sue modifiche. Tenendo conto di queste ultime, questo, secondo gli esperti, sarebbe il quadro generale a partire dal 2019.

Cosa significa “quota 100”?

È la possibilità di andare in pensione con 38 anni di contributi e almeno 62 di età (62+38=100). L’opzione dovrebbe scattare per chi avrà maturato i 2 requisiti a febbraio. Sotto questa soglia contributiva non si scenderà, quindi non valgono altre somme, per esempio 63+37. «Nei fatti è una nuova forma di pensione di anzianità» spiega il professor Mazzaferro.

Le altre combinazioni esistenti resteranno?

Sì. Finora il governo non ha modificato il ritiro anticipato per chi ha svolto lavori usuranti (35 anni di contributi e almeno 61 anni e 7 mesi di età) né l’Ape social (30 di contributi e 63 di età, per disoccupati e altre categorie particolari). E restano in vigore le altre 2 ipotesi di pensionamento: almeno 67 anni di età e 20 di contributi oppure 41 anni di contributi a qualunque età anagrafica.

Quante persone saranno toccate dalla riforma?

Circa 400.000 gli italiani rientrano nei requisiti di “quota 100”, fra chi già ha smesso di lavorare ma si è visto allungare i tempi di riscossione dalla riforma Fornero del 2012 e chi è ancora in attività. «Si tratta per lo più lavoratori pubblici o dirigenti che andrebbero in pensione con importi fra 1.500 e 2.500 euro mensili» dice Mazzaferro.

Il pensionamento anticipato comporterà assegni più bassi?

Sì. Secondo l’Inps, l’anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero fa perdere circa il 4% l’anno di erogazione (quindi il 20% nell’ipotesi di uscita a 62 anni). Se tutti gli interessati aderissero, la misura costerebbe alle casse pubbliche 7 miliardi il primo anno, e altri 17 miliardi fino al 2021.

Le nuove norme valgono per tutti i lavoratori?

No. «La novità» risponde Mazzaferro «riguarda gli iscritti all’Inps, mentre le casse previdenziali private, che contano 1,5 milioni di professionisti iscritti, seguono ciascuna regole diverse». Nulla esclude tuttavia che possano adeguarsi all’Inps.

Come avverrà il taglio alle “pensioni d’oro”?

«Di questa misurasappiamo poco» ammette il professore. Il governo vuole ridurre le pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese, che sono circa 44.000. Ci sono 2 ipotesi per ottenere la riduzione: la prima è legata all’età contributiva, con un taglio del 2% dell’assegno per ogni anno di anticipo rispetto a 67; la seconda è il blocco della rivalutazione delle pensioni in base al tasso di inflazione.

Che fine fa “Opzione donna”?

Il governo manterrà in vigore per tutto il 2019 la misura che permette alle donne di andare in pensione a 58 anni, se dipendenti, e 59 se autonome, a patto di avere 35 anni di contributi. «Occorrerà però chiarire se i requisiti debbano essere maturati entro il 2018 o se il 2019 valga anche come periodo utile al conteggio» dice l’esperto. La soluzione, inoltre, comporta un taglio del 20% circa sull’assegno pieno.

Arriva anche la pensione di cittadinanza

Novità anche per chi pensionato lo è già. L’esecutivo vuole portare a 780 euro tutti gli assegni che oggi sono inferiori. Si calcola siano 4,4 milioni. Ma solo 780.000 italiani godranno appieno della misura perché si terrà conto dell’intero nucleo familiare, della soglia Isee e degli scaglioni già ipotizzati dalle misure di sostegno simili. Per esempio 2 coniugi con la “minima” non avrebbero diritto a 1.560 euro (780 per 2) ma a 1.170 euro, lo stesso importo concesso dal reddito di cittadinanza alle coppie senza figli. E per chi ha la casa di proprietà scatterebbero riduzioni al bonus.

I numeri

217,9 La spesa annua dell’Inps, in miliardi di euro, per l’erogazione delle pensioni in Italia (dato 2017). 33 Il saldo negativo, sempre in miliardi, fra contributi e uscite. Nel 2019, con le nuove misure, potrebbe superare i 40 miliardi totali.

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