Sul riscatto degli anni universitari ai fini previdenziali sono in arrivo novità e non tutte potrebbero essere convenienti per i più giovani. La manovra finanziaria, all’esame della Commissione Bilancio del Senato, prevede che dal 2031 cambino i periodi validi ai fini del conteggio previdenziale. Di fatto riscattare i periodi di studio universitario potrebbe diventare più costoso. La norma, però, non avrebbe valore retroattivo, come precisato dal Governo. Ecco come cambierebbe, in concreto, e come funziona ancora oggi (per chi intenda approfittare delle leggi più vantaggiose ancora in vigore).

Riscatto universitario: la novità

L’emendamento presentato dal Governo alla legge di Bilancio prevede che dal 2031 saranno conteggiati 6 mesi in meno tra quelli riscattati dagli anni di studio universitario, “ai soli fini della maturazione del diritto al pensionamento anticipato”. Significa che, per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) per il conseguimento dei requisiti pensionistici, invece che considerare l’intero periodo accademico riscattato, saranno conteggiati 6 mesi in meno. Dal 2032 la finestra non conteggiata salirà a 12 mesi, per arrivare a 18 mesi nel 2033, a 24 mesi per chi matura i requisiti nel 2034 e a 30 mesi per chi li matura nel 2035.

Misura non retroattiva

La misura ha scatenato la reazione dell’opposizione e anche dei sindacati, spingendo l’esecutivo a una precisazione importante: “Nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiata l’attuale situazione, qualsiasi modifica che dovesse intervenire varrà solo per il futuro. L’emendamento in questo senso dovrà essere corretto”, ha chiarito la stessa premier, Giorgia Meloni, intervenendo nell’aula del Senato. Se l’emendamento passasse così com’è, però, il riscatto della laurea diventerebbe molto meno conveniente di quanto non sia finora. Ecco come funziona adesso.

Come funziona adesso il riscatto della laurea

Il riscatto della laurea è oggi possibile, con modalità differenti a seconda dell’età e del periodo nel quale si è iniziato a lavorare. In genere la “formula base” prevede il versamento di un importo contributivo minimo di 5.360 euro per anno di durata del corso di laurea. Questo significa che per una laurea triennale si spendono circa 15mila euro, mentre per una quadriennale si arriva a circa 21mila. Si tratta di una misura che però è prevista per chi ha il metodo di calcolo contributivo, quindi si risparmia nel numero di anni di contribuzione richiesti per accedere alla pensione, ma l’assegno sarà proporzionato a quanto versato per quegli anni.

Cos’è il riscatto agevolato della laurea

Il riscatto della laurea non è una novità, anche se negli anni sono state introdotte alcune varianti, come il “riscatto agevolato”. «Il limite di età, previsto per gli under 45 nella prima formulazione del provvedimento, è venuto meno quindi teoricamente anche una persona che abbia superato i 45 anni può optare per questa formula» spiega Antonello Orlando, della Fondazione Studi Consulenti del lavoro. Ma come scegliere, allora?

Limiti e requisiti per il riscatto della laurea

Se il paletto dei 45 anni è saltato, rimane però il vincolo di aver iniziato gli studi universitari dal 1996, dunque la fascia di età è comunque quella di contribuenti relativamente giovani, meno che 50enni. Esiste poi anche un’altra limitazione, che era prevista anche in precedenza: «il periodo di studi universitari per seconde o terze lauree è riscattabile solo a patto di non aver conseguito i titoli mentre si lavorava, il che esclude generalmente i più giovani» spiega ancora l’esperto. Il riscatto è possibile per tutti gli iscritti all’Ago, l’Assicurazione Generale Obbligatoria, o a forme equiparate e sostitutive, come la gestione separata o quella dei commercianti. Riguarda, quindi, tutti i lavoratori dipendenti (sia privati che pubblici), i lavoratori autonomi, i professionisti, imprenditori, artisti, ecc.

Quale tipo di riscatto della laurea scegliere?

Per semplificare è bene ricordare che sono tre le possibilità ora a disposizione: il riscatto ordinario, quello agevolato per chi ha iniziato gli studi universitari dopo il 1996 e quello gratuito per gli inoccupati. Nel primo caso l’importo dovuto è calcolato su base contributiva e non retributiva, quindi non legato all’ultimo stipendio ma a quanto si è versato nella propria vita lavorativa. Nel secondo caso la base imponibile è riferita al minimo imponibile previsto per commercianti e artigiani, che nel 2019 corrisponde a 15.878 euro. Per chi sceglie questa possibilità la cifra da versare è dunque pari a 5.200 euro per ogni anno di riscattare.

È possibile poi riscattare la laurea anche per i giovani ancora senza lavoro, dunque inoccupati. Questa somma annuale viene moltiplicata per l’aliquota Ago dei lavoratori dipendenti, pari al 33%, e poi per gli anni da riscattare. Nel riscatto agevolato, invece, si considera come base imponibile il minimo annuo previsto per la categoria. Le modifiche al Decreto hanno lasciato la possibilità di chiedere un pagamento in 60 rate, pari a 5 anni.

Ecco alcune simulazioni concrete.

Laurea: a ogni profilo il proprio riscatto

1) Donna/uomo over 45 con reddito di 40 mila euro

Se ipotizziamo 4 anni di studio, dopo il 1995 e senza che il soggetto abbia lavorato durante il periodo universitario, ecco quanto costerebbero i due tipi di riscatto:

– Riscatto tradizionale: 52.800 euro

– Riscatto agevolato: 20.960 euro

– Risparmio: pari al 60%

– Pensione con riscatto ordinario: 200 € di aumento mensile lordo sulla pensione (dato dalla maggior contribuzione);

– Pensione con riscatto agevolato: 80 € lordi di incremento mensile.

Ai fini pensionistici, dunque, il riscatto agevolato conveniente in termini di risparmio economico per la cifra da versare, contribuisce però meno all’assegno pensionistico. Rimane il vantaggio di “anticipare” la pensione in entrambi i casi.

2) Donna/uomo under 45, dunque potenziale giovane donna manager con reddito intorno ai 30mila euro

Se ipotizziamo una laurea di 5 anni (3+2) come da nuovi ordinamenti, ecco cosa accade:

– Riscatto ordinario: 49.500 euro

– Riscatto agevolato 26.200 euro

– Risparmio: 47%

– Pensione con riscatto ordinario: 190 euro di aumento lordo mensile;

– Pensione con riscatto agevolato: 100 euro di incremento mensile lordo.

(p.s. in entrambi i casi i valori sono calcolati sulla base di un coefficiente di trasformazione ‘medio’ del 5% senza rivalutazione dei contributi)

3) Inoccupato o 30enne

Quando a pagare sono i genitori o i nonni, per permettere di accumulare periodi di contribuzione ai fini pensionistici del figlio/figlia o del/della nipote.

Ipotizziamo il caso di una laurea triennale.

– Riscatto ordinario: non richiedibile (per assenza di contributi già versati)

– Riscatto agevolato: 15.720 euro

– Risparmio: (non confrontabile)

– Pensione: 60 euro lordi mensili in più sull’assegno pensionistico.

«C’è da evidenziare che i casi 1 e 2 generano oneri deducibili dal reddito per i beneficiari. Questo significa che hanno anche il vantaggio di “alleggerire” le tasse da versare in sede di dichiarazione dei redditi. Solo nel terzo caso, invece, si genera un onere detraibile al 19% fruibile dalla mamma o nonna che ha fiscalmente a carico il figlio o nipote» spiega l’esperto, Antonello Orlando.

La vecchia proposta di riscatto gratuito

Ad oggi sembra ormai tramontata, invece, la precedente proposta di riscatto gratuito della laurea. La Germania lo fa già: i giovani possono riscattare i periodi di studio universitario, ai fini pensionistici, senza costi. In Italia si era iniziato a ragionare nel 2022 su questa possibilità che avrebbe avuto un duplice vantaggio: poter conteggiare anche il periodo accademico nel computo degli anni contributivi, ma anche incentivare i ragazzi a studiare. Come sottolineava l’allora presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che l’aveva proposto, «Ora abbiamo il riscatto light che è un passo avanti, si riscatta la laurea nel modello contributivo con 20-22mila euro. Riscattare la laurea vorrebbe dire incentivare i giovani a studiare».