I voucher baby sitter: 4 cose da sapere

22 03 2016 di Isabella Colombo
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I nuovi voucher di welfare aziendale sono detassati e possono essere usati per la tata, la colf, la badante, il nido, prestazioni sanitarie o previdenziali

Lavori tanto e fai crescere la tua azienda? Adesso ti premiano con una sostanziosa riduzione delle tasse. Per rilanciare la produttività, il governo ha appena emanato un decreto attuativo della Legge di Stabilità che prevede la detassazione dei guadagni legati al risultato (ed entrerà in vigore appena arriveranno le circolari dell’Agenzia delle Entrate). In pratica, sui premi in denaro si paga solo il 10% di tasse o, in alternativa, si possono ricevere i voucher di welfare aziendale. Ovvero, buoni da utilizzare per una serie di servizi, dall’asilo nido alla badante, che servono a facilitare l’equilibrio casa-lavoro.

«I voucher esistono già e molte aziende li usano» spiega Giampiero Falasca, avvocato e giuslavorista. «La novità è che ora si possono avere al posto del premio di produzione».

QUAL È IL VANTAGGIO PER I LAVORATORI? «Non si pagano le tasse. Se il voucher vale 100 euro, il dipendente riceve esattamente 100 euro. Il premio di produttività in denaro, invece, finisce nei redditi e viene quindi ridotto, tra tasse e contributi previdenziali, a circa 60 euro. Sul voucher, poi, l’azienda non paga la quota di contributi previdenziali aggiuntivi, previsti invece sul premio in denaro».

I “BUONI” SONO UN OBBLIGO PER LE AZIENDE? «No, il datore di lavoro può decidere se adottarli o meno, stabilire se dare solo premi in denaro o solo voucher, scegliere a quali categorie di dipendenti dare l’uno o l’altro. O lasciare l’opzione ai lavoratori. Dipende dagli accordi sindacali».

TUTTI POSSONO RICEVERE I VOUCHER? «No, solo chi matura un premio di produttività e non supera i 50.000 euro lordi di reddito annuo. Inoltre, i voucher sono detassati solo fino a 2.000 euro l’anno».

A CHI CONVENGONO? «A chi usufruisce dei servizi contenuti nell’elenco ministeriale al quale le aziende possono attingere per emettere i buoni: badante, babysitter, asilo nido, prestazioni sanitarie o previdenziali integrative. Se sono spese che il dipendente deve affrontare comunque, tanto vale pagarle con i voucher detassati anziché con denaro liquido».

NON VANNO CONFUSI CON I BUONI LAVORO  Partiti in sordina nel 2008, i voucher lavoro stanno facendo il boom: l’Inps ha confermato che nel 2015 ne sono stati usati 115 milioni contro i 69 del 2014 e i 36 del 2013. Questi buoni non hanno nulla a che fare con il welfare aziendale: valgono 10 euro ciascuno (7,5 vanno al lavoratore, 1,30 all’Inps e 0,70 all’Inail) e servono a retribuire, a ore, le prestazioni occasionali di giardinieri, babysitter, autisti e tutte quelle categorie spesso pagate in nero. «Questo successo mostra che una parte di lavoro sommerso è venuta allo scoperto» spiega il giuslavorista Giampiero Falasca. «Ma fa sospettare anche degli abusi: c’è chi usa i voucher per tenere in cantiere un operaio tutto il giorno pagandogli solo un’ora. Il governo sta studiando un sistema di tracciabilità: il datore di lavoro dovrà inviare un sms a un sistema centrale per indicare a che ora inizia e finisce la prestazione».

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