La salute parte dall’intestino: l’importanza del microbiota

27 07 2018 di Ilaria Amato
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Il microbiota è la rete di microbi e batteri presenti nell’organismo, in particolare nell’intestino, che protegge da tante malattie. E si forma in un momento preciso della nostra vita. Ecco le ultime novità della ricerca, dal test ai trapianti

Il microbiota, vale a dire l’insieme di batteri, miceti e virus che abitano il nostro corpo, e in particolare l’intestino, è il protagonista della medicina di oggi. «Si tratta di una rete complessa di migliaia di microbi, del peso di circa un chilo, paragonabile a un vero e proprio organo che gioca un ruolo cruciale non solo nella digestione, ma anche in tutte le funzioni dell’organismo a livello del metabolismo e delle difese immunitarie» afferma Antonio Gasbarrini, docente di Gastroenterologia presso l’università Cattolica e direttore dell’Area di Gastroenterologia del Policlinico Gemelli di Roma dove, di recente, è nata una Microbiome clinic. È il primo centro attivo in Italia dove diversi specialisti quali gastroenterologi, microbiologi, infettivologi e nutrizionisti studiano le patologie legate al microbioma. Ma perché è così importante? Ce lo spiega l’esperto.

Perché il microbiota è il futuro?

«Un numero sempre più consistente di studi non lascia dubbi in merito al fatto che una composizione diversificata ed equilibrata del microbiota è fondamentale per il nostro benessere. La sua funzione sulla salute è di primaria importanza, in quanto educa e controlla il sistema immunitario, ci permette di metabolizzare e assorbire in modo corretto le sostanze nutrienti del cibo che mangiamo e ci protegge dall’invasione degli agenti patogeni, cioè da quei fattori che ci fanno ammalare».

Cosa dicono le ultime ricerche?

«Le indagini più recenti hanno messo in evidenza che questa rete di microbi influenza molte delle nostre funzioni: da quelle endocrine al sistema nervoso centrale. In più le ricerche provano che un microbiota alterato può avere un ruolo nel determinare obesità, diabete, malattie autoimmuni come la colite ulcerosa o la sclerosi multipla, ma anche malattie neurodegenerative quali il Parkinson o l’Alzheimer. I dati sono così incredibili che si parla di “microbiota revolution” e la medicina di oggi si potrebbe dividere in pre e post era del microbiota».

Qual è la scoperta più interessante al momento?

«Un nuovo filone che sta cambiando tutte le conoscenze sulla salute della persona e sulle cause che originano le malattie è quello relativo alla composizione del microbiota del bambino. Si è scoperto che nei primi anni di vita avviene un vero e proprio imprinting genetico del microbiota, che poi determina il nostro stato di salute nel resto dell’esistenza: lì è scritto se siamo predisposti verso alcune malattie o no. È un momento cruciale nella vita di un individuo, avviene entro i 4-6 anni, e per questo vanno evitati tutti i fattori che possono alterarlo».

Quali fattori influiscono sul microbiota da bambini?

«Oltre all’uso protratto di antibiotici e a un’alimentazione poco equilibrata, lo stress e la conflittualità tra i genitori sono elementi determinanti: hanno il potere di indebolire il microbiota che, solo se ha una grande ricchezza di geni e tutte le componenti in equilibrio, è capace di far funzionare bene il sistema immunitario e il metabolismo. Mentre un microbiota con poche specie batteriche diviene “fragile” e a quel punto un patogeno colonizzatore, cioè un agente che genera una malattia, può prendere il sopravvento».

Oggi ci si può sottoporre a un test per il microbiota con l’analisi delle feci. È affidabile?

«Al momento direi che sono ancora esami in sperimentazione. Il problema è che è molto difficile interpretare i risultati di certe analisi. Bisogna avere estese conoscenze microbiologiche, cliniche e immunologiche per evitare di dare risposte confuse o anche pericolose ai pazienti».

Come si sta evolvendo la ricerca sul microbiota? Si parla di trapianto: quando serve?

«Il trapianto di microbiota è una straordinaria opportunità, specie nelle malattie antibiotico resistenti. Per ora si usa per i pazienti affetti da diarrea da clostridium difficile, una patologia debilitante, soprattutto negli anziani e, in certi casi, è un salvavita. Nel futuro, poi, questi studi potranno avere un ruolo nella cura di malattie autoimmuni, metaboliche e forse addirittura nella lotta ai tumori, permettendo alle cure oncologiche di ultima generazione, l’immunoterapia, di essere più efficaci. Nell’intestino c’è l’80% del sistema immunitario, ma se mancano alcuni batteri, una parte di cellule “protettive” non si attiva. Ristabilendo l’equilibrio avremmo migliori risultati».

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