Scoperto il batterio che fa dimagrire

Uno studio americano ha scoperto che un certo batterio aiuta a dimagrire. Chi non lo possiede, può modificare il microbiota intestinale con certi cibi

Qual è il miglior modo per perdere peso? Se la risposta più semplice è la dieta, questa potrebbe non essere sufficiente: meglio puntare sui “batteri buoni” dell’intestino. Ne sono convinti gli esperti internazionali, riunitisi online per l’appuntamento annuale Nutrition 2020, per fare il punto sulle novità in fatto di alimentazione. Ad emergere è proprio l’importanza del microbiota intestinale, ossia la flora batterica differente per ciascuno di noi e che, secondo una ricerca statunitense, è in grado di far perdere peso anche più della semplice dieta.

Meno calorie o cambio di alimentazione?

Secondo uno studio, condotto dalla John Hopkins Bloomberg School of Public Health che ha analizzato il risultato dell’attività del microbiota intestinale su un campione di 36 volontari messi a dieta, a parità di regime alimentare a perdere più peso sono stati coloro che avevano un particolare tipo di batterio intestinale (l’Eubacterium coprostanoligenes) e quei batteri che aiutano a produrre acidi biliari secondari, acido butirrico e acido succinico. Al contrario, nei soggetti dove prevalevano i microorganismi della famiglia delle Ruminococcacee, i risultati erano stati inferiori. L’obiettivo era dimagrire del 5%. La ricerca ha confermato il ruolo della flora intestinale nella perdita o aumento di chili.

La flora intestinale influisce sul peso

«La ricerca conferma alcuni studi precedenti che hanno mostrato come i nostri batteri possono influire sul peso. Questo perché sono in grado di utilizzare le fonti energetiche, quindi il cibo che introduciamo nell’organismo, in modo differente. Si presuppone che ci sia un equilibrio tra le moltissime specie di batteri intestinali, ma se ne prevalgono alcuni rispetto ad altri, si possono avere risposte diverse in termini di consumo energetico e quindi anche di accumulo o meno di peso» spiega Michela Barichella, responsabile dell’Unità operativa di nutrizione clinica presso il Gaetano Pini CTO di Milano.

«Possiamo ritenere quello americano come uno studio-pilota, con alcuni limiti, ma anche un risultato incoraggiante. Il campione è contenuto (solo 36 soggetti, presumibilmente con gravi problemi di obesità) e l’obiettivo del 5% di perdita di peso è più basso del 5/10% che solitamente ci prefiggiamo con i pazienti obesi, però conferma un filone di ricerca importante come quello sul microbiota, che sta crescendo negli ultimi anni. Esistono già indicazioni sul fatto che la flora intestinale ha una grande rilevanza in tutte le malattie metaboliche, dove però esiste anche una componente genetica» spiega Barichella.

Da cosa dipende il microbiota?

«L’obiettivo dei ricercatori è proprio capire come modificare il microbiota intestinale, per poi poter trattare i pazienti sovrappeso e obesi. La flora intestinale ha una componente genetica e una legata ad alcuni fattori ambientali, che vanno dal tipo di parto all’alimentazione. Per esempio, con un parto fisiologico il neonato prenderà i batteri vaginali della madre, mentre con il cesareo quelli cutanei. Anche l’alimentazione (allattamento al seno o artificiale) ha una sua influenza, insieme alla nostra dieta quotidiana» spiega l’esperta di nutrizione. Ma come si può cambiare la flora intestinale?

Si può modificare la flora intestinale?

«Non è semplice favorire un microbiota invece che un altro. Il primo step è comunque sempre un cambio di alimentazione, per arrivare a riequilibrio. Per esempio, un vegetariano avrà un microbiota completamente diverso da chi ha una dieta varia. Per questo quando si inizia un percorso di dieta si deve prima analizzare un campione fecale, che ci dà l’idea di ciò che ingeriamo. Poi si possono mettere a punto strategie differenti, come il rafforzamento di probiotici e prebiotici nell’alimentazione» spiega Barichella.

Prebiotici e probiotici per far crescere i “batteri buoni”

«Per favorire un riequilibrio della flora intestinale, che a sua volta ha un ruolo importante nella perdita o aumento di peso, sono molto importanti i prebiotici e probiotici. Sono sostanze che troviamo nella nostra normale alimentazione, come nello yogurt o nel latte fermentato, che possono far aumentare alcuni “batteri buoni”. I probiotici sono gli organismi vivi che si trovano nell’intestino, i prebiotici sono invece quelli che aiutano i batteri a proliferare. Una modifica nel microbiota può aiutarci a consumare le energie introdotte col cibo in modo differente e ottimale» spiega l’esperta.

Gli alimenti da privilegiare

Se è noto che lo yogurt contiene probiotici e prebiotici, è anche vero che non basta un vasetto per poter «rimettere a posto l’intestino», men che meno per dimagrire. «Bisogna tenere presente che per essere efficaci questi microrganismi devono arrivare vivi nell’intestino e questo non è così semplice: molta della loro carica batterica si esaurisce a livello dello stomaco. Uno yogurt, quindi, non basta, ma un’assunzione regolare può avere un effetto maggiore, soprattutto se si tratta di prodotti con una presenza maggiore di probiotici. In alcuni casi, invece, si fa ricorso alle formulazioni farmaceutiche che, essendo in microcapsule, raggiungono meglio l’intestino e dunque integrano l’alimentazione – spiega l’esperta – Per favorire i prebiotici, invece, è consigliato un consumo adeguato di fibre».

L’ultima frontiera: il trapianto fecale

Negli Stati Uniti si utilizza la tecnica del trapianto fecale, in Italia no. «Si tratta di interventi che hanno lo scopo di impiantare parte del tessuto intestinale di un paziente sano, dunque del suo microbiota, in uno “malato” con l’obiettivo di cambiare la flora intestinale di quest’ultimo» spiega la dottoressa Barichella. Si tratta di una tecnica utilizzata prima negli animali, affetti per esempio da diarrea, e successivamente nell’essere umano in casi di infiammazione delle mucose dell’intestino.  

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