Ponte Morandi di Genova: il crollo, gli indagati, la ricostruzione

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di

Eleonora Lorusso

Cosa è successo dal 14 agosto a oggi, a che punto è l'inchiesta e quali sono le prospettive aperte per la demolizione e la ricostruzione del viadotto di Genova

Aggiornamento al 13 settembre 2018

Il Decreto del Governo (e le sue lacune)

A un mese dalla tragedia, entra in vigore il decreto legge speciale varato dal Governo per la città di Genova. Secondo quanto riportano gli analisti, il decreto non affronta però le questioni centrali della ricostruzione. I due partiti di maggioranza, infatti, non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla nomina di un Commissario straordinario unico né hanno deciso chi ricostruirà il ponte sul progetto presentato da Renzo Piano, se Autostrade con Fincantieri o Fincantieri da sola, come più volte dichiarato dal vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio e dal compagno di partito, il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Come riporta il Corriere della Sera, il decreto prevede invece dei contributi fiscali «per i privati le cui abitazioni siano state dichiarate inagibili», un contributo di sostegno una tantum alle piccole e medie imprese che sono state danneggiate dal crollo tenendo conto del fatturato e del numero di lavoratori, contibuto che è esteso anche ad artigiani, professionisti e commercianti che abitano nelle zone colpite. È prevista inoltre l'istituzione di un'Agenzia nazionale che assumerà 250 giovani ingegneri per monitorare i ponti, mentre è stata introdotta una vera e propria "zona franca urbana" mediante speciali «misure di facilitazioni fiscale per le imprese genovesi e per la piena ripresa dei traffici portuali».

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Il crollo

È il 14 agosto pochi minuti prima di mezzogiorno quando crolla il ponte Morandi, il viadotto sul torrente Polcevera a Genova. A cedere è la struttura in prossimità del pilone numero 9. All'inizio si sospetta che a causare l'incidente sia la rottura di uno degli stralli, forse per colpa di un fulmine. Sulla città si sta infatti abbattendo un violento temporale. Ma solo l'incidente probatorio, disposto dalla Procura, farà luce sulle causa del crollo. I video e le immagini (comprese alcune riprese da un drone) che mostrano le primissime fasi dopo il crollo del ponte fanno il giro del mondo, tra incredulità e dolore.

Le immagini mancanti

Mancano invece pochi frammenti delle riprese delle telecamere di videosorveglianza relativi agli istanti del crollo vero e proprio. Il procuratore di Genova, Cozzi, ha dichiarato: «Ci sono stati dei problemi nelle videoregistrazioni della società Autostrade. Non posso dire che ci siano materiali di grande rilevanza o utilità. Il maltempo incideva sulla cattiva qualità delle immagini (...) La mancanza delle immagini vera e propria o l'interruzione delle immagini è dovuta, a quanto è dato di capire, a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un black out». Secondo le forze dell'ordine, che hanno analizzato le immagini, non ci sarebbero state manomissioni. Il "buco" del video, dall'arrivo di un camion al momento in cui il mezzo pesante rimane in bilico sul ponte appena crollato, sarebbe stato causato dalla forte pioggia.

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Le polemiche sulla concessione e le indagini della Procura

Sono 20 gli indagati dalla procura di Genova. Tra questi c'è Autostrade per l'Italia, la concessionaria che gestisce il tratto dell'A10: e proprio sulla legittimità della concessione (e su una sua possibile revoca) si sono sviluppate le più aspre polemiche politiche nelle settimane immediatamente successive al crollo. Sono 8 i dirigenti di Autostrade indagati: l’amministratore delegato, Giovanni Castellucci, il direttore del Primo Tronco di Genova, Stefano Marigliani e i suoi sottoposti, Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci; il direttore centrale Operation Paolo Berti, il direttore delle Manutenzioni, Michele Donferri (direttore delle Manutenzioni), Mario Bergamo (l’ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 parlò della necessità di intervenire sul ponte di fronte ad avvisaglie e scricchiolii) e il responsabile Ponti e Gallerie, Massimo Meliani.

Coinvolti anche dipendenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in particolare vertici dell’Unità di vigilanza del Mit, la struttura creata nel 2012 con il compito di controllare contratti, tariffe e progetti: il direttore generale, Vincenzo Cinelli, il suo predecessore, Mauro Coletta, e il capo Divisione tecnico-operativa della rete autostradale, Bruno Santoro.

Nel fascicolo è stato iscritto anche il nome di Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova che in passato aveva espresso pareri negativi sulla stabilità del Ponte, commenti che sono stati molto ripresi dai media subito dopo la tragedia. In seguito, Brencich è entrato a far parte della Commissione voluta dal Ministro Danilo Toninelli per far luce sulle cause del crollo, ma lo scorso 23 agosto ha rassegnato le dimissioni per via delle polemiche scatenatesi attorno alla decisione del Comitato del Provveditorato, di cui lui egli stesso faceva parte, che lo scorso febbraio valutò il progetto di rinforzo degli stralli e decise di non chiudere il ponte. Il Comitato ha agito basandosi sulla documentazione fornita da Autostrade e senza accertamenti propri.

Dello stesso comitato facevano parte che anche l'ingegner Mario Servetto, anch'egli indagato, mentre la Commissione nominata da Toninelli ha avuto sin da subito vita difficile: a dieci giorni dalla nomina, il Ministero ha deciso infatti di sostituirne il presidente, il provveditore alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta Roberto Ferrazza ora anch'egli indagato, mentre recentemente si è dimesso anche il dirigente del Ministero Bruno Santoro. Avviso di garanzia anche per gli ingegneri Emanuele De Angelis e Massimiliano Giacobbi di Spea, per Fulvio Di Taddeo di Autostrade, per i collaboratori di Ferrazza Salvatore Bonaccorso e Giuseppe Sisca e per il capo Ufficio ispettivo Carmine Testa.

ponte genova

Gli allarmi trascurati?

Secondo le indagini della Guardia di Finanza, che ha sequestrato decine di documenti, sono almeno 13 coloro che si sono occupati del progetto di ristrutturazione del viadotto dal 2015, che avrebbero sottovalutato segnali di cedimento del ponte. Secondo una prima relazione dei periti del Pm, le probabili cause del crollo sarebbero attribuibili a un "cedimento strutturale all'antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all'estremità del sostegno". In almeno una occasione i dirigenti del Mit, secondo la perizia, avrebbero manifestato la certezza che sul restyling del Morandi si tempi si stessero dilatando eccessivamente.

Le segnalazioni dello stesso ingegnere Morandi

Era il 1979 quando lo stesso ingegnere che diede il nome ponte, Riccardo Morandi, avvertiva della necessità di eseguire manutenzioni sulla struttura per un "allarme corrosione" dovuto a salsedine e inquinamento. «Penso che prima o poi, e forse già tra pochi anni, sarà necessario ricorrere a una trattamento per la rimozione di ogni traccia di ruggine sui rinforzi esposti, con iniezioni di resine epossidiche dove necessario, per poi coprire tutto con elastomeri ad altissima resistenza chimica», come riportato dall'Ansa. Al centro dell’inchiesta della procura di Genova al momento ci sono soprattutto i tiranti del ponte, cioè le colonne trasversali di cemento armato con l’anima di cavi d’acciaio, che rappresentavano proprio un’innovazione introdotta da Morandi.

ponte genova Credits: Facebook@Tutela vittime ponte morandi

Il nuovo ponte di Renzo Piano

Il progetto del noto architetto genovese, oggi 81enne, non prevede invece alcun tirante, ma una struttura molto semplice, leggera e solida, con 43 "vele" a ricordare le 43 vittime dell'incidente. Bianco, in acciaio, con pannelli solari che assorbano energia di giorno per rilasciarla poi di notte, illuminandosi e rimanendo come una sorta di faro per la città della Lanterna. «Un luogo di luce", sobrio, ma non povero. Deve durare mille anni» ha aggiunto Piano, il cui ponte dovrebbe essere realizzato in 19 mesi, avendo 4 corsie da 3,75 metri più le corsie di emergenza.

A proposito di "nazionalizzazione" e revoca della concessione

All'indomani del crollo il Governo ha annunciato l'intenzione di togliere la concessione dell'A10 ad Autostrade, per affidarla ad Anas. Avviata la procedura per la decadenza della concessione, in base agli articoli 8,9, e 9bis della convenzione con il ministero dei Trasporti per "grave inadempimento", ad Autostrade sono stati dati 15 giorni per le controdeduzioni su quanto accaduto. Secondo il Governo occorrono circa 5 mesi perché la procedura di "scissione" della concessione abbia termine, con un decreto ministeriale delle Infrastrutture, di concerto con il ministro dell'Economia. Atlantia, che controlla Autostrade, ha offerto un piano di aiuti da mezzo miliardo, che include la demolizione dei monconi del ponte e la ricostruzione del nuovo ponte in acciaio in 8 mesi. Ma il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito più volte che non sarà Autostrade a ricostruire la struttura.

I lavori di demolizione

Per procedere con la demolizione occorre prima l'incidente probatorio per accertarne le cause del crollo. Poi si potrebbe procedere con l'uso del'esplosivo. Il Governatore della Regione Liguria e Commissario straordinario, Giovanni Toti, insieme al Sindaco di Genova, Marco Bucci, propendono per uno smontaggio di entrambi i monconi, est e ovest, per evitare la demolizione delle case di via Porro. Una soluzione delicata, difficile e non senza rischi per chi lo effettua, che richiede anche l'impiego di grandi gru e di tempi maggiori.

ponte di genova

La copertina dell'inserto del Corriere della sera dedicata all'inaugurazione del viadotto Morandi, 1 marzo 1964

Le vittime

Sono 16 i feriti, anche gravi, 43 le vittime. Tra coloro che hanno perso la vita ci sono famiglie intere, come quella di Roberto Robiano, 44 anni, della moglie Ersilia Piccinino, 41, e del figlio Samuele, 9anni, partiti per le ferie in direzione della Sardegna. A precipitare anche Andrea Fanfani, 32 anni, anestesista fiorentino presso l'ospedale di Cisanello di Pisa, morto insieme alla fidanzata Marta Danisi, infermiera a Sant'Agata di Militello, Messina. Tra le vittime anche tre lavoratori che si trovavano nell'isola ecologica di Campi, travolta dal pilone crollato. Nell'incidente hanno perso la vita anche alcuni stranieri (cileni, da tempo in Italia, tre albanesi, un autista romano e il collega moldavo, alcuni turisti francesi), quattro ragazzi di Torre del Greco in provincia di Napoli, così come napoletano era l'autotrasportatore Gennaro Sarnatano, 43 anni, che stava rientrando col suo mezzo dalla Francia in Italia.

Tra le famiglie distrutte anche quella di Alessandro Robotti, 50 anni, di Arquata Scrivia (Alessandria), che viaggiava con la moglie Giovanni Bottaro, di 43 anni, e quella di Andrea Vittone, 49 anni, e Claudia Passetti, 48, di rientro dal viaggio di nozze dopo il matrimonio il 23 luglio scorso, insieme ai figli di lei: Manuele di 16 anni e Camilla di 12. Andavano in vacanza all'Elba, invece, i Cecala, provenienti dalla provincia di Novara: Cristian, la moglie Dawna e la piccola Crystal. Non erano gli unici a provenire da fuori regione per raggiungere la meta delle loro ferie.

Gli sfollati

Sono quasi 600 gli sfollati dopo il crollo del ponte Morandi. In una prima fase hanno ricevuto case dal Comune e dalla Ragione grazie al contributo del Consiglio dei Ministri. In una concitata seduta di consiglio regionale, i primi di settembre, parte di coloro che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni perché in zona rossa, ha manifestato chiedendo "rispetto" e precedenza nei confronti delle imprese. Qui il nostro Gianluca Ferraris racconta le loro storie.

Le altre infrastrutture a rischio in Italia

All'indomani del crollo del ponte Morandi non c'è solo il dramma di sfollati, feriti e famiglie delle vittime. Scatta una sorta di censimento tardivo delle infrastrutture a rischio: c'è chi teme che altri ponti in Italia possano cedere. Allarmante la situazione fotografata dal direttore dell'Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Cnr, Antonio Occhiuzzi, all'Ansa: «In Italia i ponti "scaduti" e da revisionare sono circa 10mila. Gli elementi principali alla base del rischio crollo, secondo i dati, sono i volumi di traffico e l'età dei manufatti. Quando quest'ultima è superiore a 50 anni e le strutture sono ancora interessate da grossi volumi di traffico, si accende un campanello d'allarme: questi ponti sono 10mila. Purtroppo la normativa che regola le nuove costruzioni, introducendo il grado di sicurezza strutturale, è solo del 2008».

Tra gli altri ponti che finiscono sotto la lente ci sono il ponte alla Magliana a Roma, opera dello stesso Morandi; il ponte sul Po a Colorno (Parma), già chiuso e la cui riapertura è prevista a maggio 2019 dopo un intervento di messa in sicurezza il cui costo stimato dalla Provincia è di 5 milioni di euro. Sorvegliati speciali anche i due ponti sull'Arno a Firenze (uno progettato l'altro nel restauro da Morandi): il Vespucci e il San Niccolò. Rilievi sono stati eseguiti anche sui cavalcavia della Milano-Meda e su alcuni cavalcavia in Campania (il San Nicola di Benevento, opera ancora una volta di Morandi, il San Marco di Castellammare di Stabia, il Gatto di Salerno e il Manna di Ariano Irpino). L'Anas ha poi stanziato 3,4 milioni di euro per interventi di manutenzione sul ponte Morandi-Bisantis, principale strada d'accesso a Catanzaro, in Calabria. Sono invece le scosse di terremoto ad avere creato preoccupazione lungo a A24, in Abruzzo, mentre in Sicilia in passato si sono avuti crolli importanti come quello del viadotto Verdura sulla Agrigento-Sciacca, dell'Himera sulla Palermo-Catania e del Morandi-Agrigento, crollati in anni recenti o chiusi perché ritenuti troppo pericolosi.


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