A scuola alle 10 per aiutare gli adolescenti

26 03 2018 di Eleonora Lorusso
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In una scuola di Brindisi da settembre 2018 si entra alle 10. Secondo molti studi, così si favorisce il rendimento dei ragazzi e ci si adatta a una società che sta cambiando. Le ragioni dei pro e dei contro

Anche in italia si potrà entrare a scuola alle 10 per andare incontro alle esigenze degli adolescenti? Nel Regno Unito è stato battezzato Teensleep ed è una realtà. In Italia potrebbe chiamarsi #Tuttaunaltrascuola, con tanto di hashtag, per far meglio conoscere un progetto che si presenta come avveniristico. A proporlo e renderlo concreto, da settembre 2018, è l'Istituto superiore E. Majorana di Brindisi, in Puglia, dove sorgerà un campus in cui la campanella suonerà alle 10 del mattino invece che alle 8.

Nella "cittadella dello studio" però ci sarò posto non solo per le attività didattiche, ma anche per quelle sportive, ricreative e culturali. Una delle novità è proprio il fatto che l'ingresso nelle aule sarà posticipato, per venire incontro alle esigenze degli adolescenti: diversi studi dimostrano come la giusta quantità di sonno nei ragazzi (almeno 8,5 ore) migliori il rendimento scolastico, le capacità cognitive, ma anche le condizioni fisiche, riducendo ad esempio stati d'ansia e depressione "I rapporti tra sonno, apprendimento e consolidamento delle conoscenze a questa età sono dimostrati" spiega a Donna Moderna Luigi De Gennaro, professore ordinario alla Facoltà di medicina e psicologia dell'Università La Sapienza, e responsabile scientifico del progetto educativo pugliese.

"In realtà si tratta solo di una parte di un progetto ben più ambizioso: le prime classi partiranno a settembre, su base volontaria e in modo sperimentale. L'obiettivo è quello di realizzare un campus nel quale l'orario di ingresso è sì posticipato, ma integrato ad attività anche pomeridiane, in uno spazio dove gli studenti avranno a disposizione spazi ricreativi, impianti sportivi, una foresteria con 87 camere da letto per i ragazzi che risiedono fuori provincia o fuori regione, oltre a una mensa e a un teatro da 600 posti" spiega Salvatore Giuliano, il Dirigente dell'Istituto Majorana.

Il campus innovativo

Grazie al crowfounding, l'Istituto pugliese ha raccolto fondi per ristrutturare un edificio della Provincia dove sorgerà il campus. Non appena l'Ente darà il via libera, inizieranno i lavori: se non saranno finiti entro settembre, la sperimentazione inizierà nella sede attuale della scuola superiore, con un inizio lezioni alle 9/9.30 e un'uscita posticipata al massimo alle 14, perché non c'è il servizio mensa che invece sarà disponibile nel campus. "Il tempo scuola sarà inevitabilmente più ampio, ma si offrirà anche la possibilità agli studenti di fare attività che al momento svolgono in altri luoghi, come sport, teatro o altro. E non ci saranno compiti" spiega il Preside. "I pendolari potranno arrivare col treno, usufruendo della fermata già esistente e magari non saranno costretti ad alzarsi alle 5 del mattino per venire a scuola se non abitano a Brindisi - spiega Giuliano - Si potrà anche offrire un alloggio in foresteria, per coloro che ora sono in affitto o ospiti da amici o parenti in città".

La polemica sull'orario

La possibilità di entrare a scuola alle 10 (o comunque dopo le 8) ha fatto molto discutere: "Oltre alle ragioni scientifiche, ce ne sono di ordine pratico: nel nostro territorio il sistema trasporti è tale da costringere molti studenti e lavoratori ad alzarsi molto presto, e partire da casa con largo anticipo per raggiunge l'ufficio o la scuola. Se posticipando l'ingresso in aula possiamo venire incontro alle loro esigenze, perché non farlo?" domanda il Dirigente. "Negli ultimi 8 anni siamo passati dall'avere un 70% degli studenti residenti e un 30% di 'fuori sede' all'esatto opposto. Per loro essere puntuali a scuola alle 8 è difficile e pesante" dice il Preside.

"Il mondo del lavoro soffre per le stesse problematiche, alle quali si aggiungono quelle legate alle turnazioni: si tratta di uno dei fenomeni più cruciali e patogeni della nostra società. Ma se per alcune categorie, come infermieri, Vigili del Fuoco e altri, non è possibile eliminare il lavoro su turni, per gli studenti si può intervenire, con l'obiettivo di migliorare anche il loro stato di salute" spiega il professor De Gennaro.

Le esperienze estere

La sperimentazione dell'Istituto Majorana segue quelle che sono in atto in alcune realtà del mondo anglosassone. In Gran Bretagna il progetto Teensleep coinvolge circa 100 scuole, che hanno posticipato l'ingresso a scuola alle 10 e i cui studenti vengono monitorati per verificare eventuali benefici in termini di miglior rendimento rispetto ai ragazzi che entrano a scuola regolarmente alle 8. Negli Stati Uniti, invece, esistono due scuole di pensiero: quella che ha portato a stabilire l'inizio delle lezioni alle 7.30 (in alcuni casi si ipotizza di far suonare la campanella persino alle 7.15) e quella, opposta, che opta per la cosiddetta Start School Later.

Gli studi

Secondo uno studio dell'Università del Minnesota, finanziata dal Centers for Disease Control and Prevention (CDCP) e condotta su 9 studenti delle scuole superiori tra Colorado, Wyoming e Minnesota, gli studenti che avevano posticipato l'ingresso a scuola dalle 7.30 alle 8.30 riuscivano a dormire nel 60% dei casi almeno 8 ore a notte, con benefici in termini di rendimento. Al contrario, gli altri andavano incontro a possibili problemi di depressione e ansia, oltre a maggiori difficoltà di concentrazione alla guida, nell'età tra i 16 e i 18 anni. Un'altra ricerca dei CDCP del 2011 ha evidenziato come una carenza di sonno aumenti il rischio di infortuni fisici e comportamenti violenti.

Anche gli studiosi dell'Università di Rochester, nello stato di New York, sono giunti a conclusioni analoghe, così come quelli della Oxford University, in Gran Bretagna.

I contrari

Ma non basterebbe andare a letto prima alla sera? E' la domanda che in molti si fanno tra coloro che non hanno accolto con favore il progetto pugliese. "Premesso che in queste cose nessuno ha la verità in tasca, non è utile innescare false polemiche" spiega a Donna Moderna Silvia Godelli, già professoressa di Psicologia Clinica presso l'Università di Bari, oggi in pensione. "Io personalmente non nascondo di essere molto perplessa, per tre motivazioni: 1) si rischia di consolidare la tendenza in atto di spostare gli orari di inizio sonno sempre più in avanti, andando a letto sempre più tardi. Si tratta di un fatto sociale e culturale, ma in contrasto con le ragioni del corpo e con una dimensione biopsichica legata ai cicli della natura; 2) sperare di risolvere in questo modo le disfunzioni organizzative della nostra società, in particolare nel settore dei trasporti urbani ed extraurbani non mi sembra logico. I problemi logistici hanno bisogno di altre risposte; 3) si rischia di generare ulteriori anomalie nell'organizzazione familiare: si crea una forbice tra l'ingresso tardivo a scuola e quello al lavoro dei genitori, riducendo il tempo condiviso. Tra l'altro mi chiedo quando i ragazzi potrebbero fare i compiti: di sera? Oppure non li farebbero proprio, andando a 'distruggere' ulteriormente la scuola?".

La questione educativa

A queste perplessità se ne aggiungono altre di natura educativa e didattica, sollevate ad esempio dal Dirigente del Liceo scientifico "Scacchi" di Bari, che ad aprile ospita la finale nazionale delle XVI Olimpiadi di Astronomia e che nelle rilevazioni OCSE-PISA 2012 ha superato la media conseguita da tutti i paesi europei e da tutti quelli dell'area OCSE in tutti gli ambiti di valutati (Lettura, Matematica e Scienze). "Il collega del Majorana, che pure è all'avanguardia da tanti punti di vista, secondo me in questo caso rischia di inseguire mode e desideri. Non sono convinto che le esigenze bioritmiche siano un valido motivo per posticipare l'ingresso a scuola, che invece rappresenta una sede del sapere e del disciplinamento, nel senso che si insegnano le discipline in modo ordinato e didattico. C'è poi una valenza morale - spiega a Donna Moderna Giovanni Magistrale - A scuola occorre studiare, fare i compiti, ma anche essere puntuali e dunque alzarsi presto, perché questo sarà richiesto anche nel mondo del lavoro. Pensare di consentire l'inizio ritardato delle lezioni per venire incontro alle esigenze dei ragazzi è a mio avviso una cosa insensata: temo che di questo passo si inizierebbe un processo a rincorsa, nel quale non basterà più neppure entrare alle 10".

"Una dimostrazione? Quando non ci sono alcuni docenti e l'ingresso viene posticipato di una o due ore, ci sono comunque decine di ritardatari" aggiunge Magistrale. "Secondo me modificare l'orario rappresenta una rincorsa a insane abitudini, mentre la scuola non dovrebbe rinunciare a uno dei suoi compiti, ovvero contribuire a educare i ragazzi, con buon senso e senza estremismi, ma anche senza cedere alle mode dei tempi" conclude il Preside.

Un nuovo modello di scuola

Da un lato, dunque, la funzione educativa della scuola, dall'altro il tentativo di creare un nuovo modello didattico: "La società è cambiata e con essa i ragazzi: oggi non si va più a letto dopo il Carosello come facevo io" dice Giuliano. "La scuola di massa è nata intorno al 1850 quando i bisogni lavorativi, sociali ed educativi erano differenti, mentre la didattica è rimasta pressoché identica. Se riuscissimo a far dormire gli adolescenti alle 21 sarebbe meglio per tutti, ma non è così, che ci piaccia o no, complice anche la tecnologia con tablet e smartphone che tengono svegli i giovani fino a tardi, anche se sono a letto".

"Il nostro progetto mira a costruire una scuola nuova e non ha eguali in nessuna parte del mondo: persino nel mondo anglosassone si sperimenta l'ingresso a scuola posticipato di mezz'ora o al massimo di un'ora, non di due. Noi analizzeremo i risultati della sperimentazione, coinvolgendo in modo attivo e partecipe gli studenti, e poi valuteremo i benefici. Se non saranno all'altezza delle aspettative, ripenseremo il progetto" conclude il professor De Gennaro.

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