Perché nel 2018 si muore ancora di morbillo?

18 04 2018 di Flora Casalinuovo
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Possibile che nel 21esimo secolo una banale malattia infettiva come il morbillo sia letale? E perché sembra che di morbillo si muoia più oggi di 30 anni fa?

Sembra un bollettino di guerra. Invece si tratta dell’ultimo bilancio sul morbillo dell’Istituto superiore di sanità: nei primi mesi del 2018 in Italia ci sono stati 411 casi, il 60% di chi lo ha contratto è stato ricoverato, il 43% ha avuto una complicanza. E 4 pazienti sono morti: l’ultimo è un neonato di 10 mesi.

Ma com’è possibile che nel 21esimo secolo una banale malattia infettiva sia letale? E perché sembra che di morbillo si muoia più oggi di 30 anni fa?

Il numero di vittime è lo stesso degli anni ’90

«Tra le malattie infettive che colpiscono i bambini, il morbillo è la più contagiosa e quella che implica maggiori problemi: per esempio le encefaliti, infezioni cerebrali che possono causare ritardi neurologici» spiega l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, professore di Igiene all’università di Pisa e autore di Informati e vaccinati (Carocci). «Ma il virus non è mutato, e nel nostro Paese non si muore di più rispetto agli anni ’90» quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha iniziato a calcolare il numero delle vittime. La differenza sta nell’informazione e nella percezione: «All’epoca queste notizie non arrivavano al grande pubblico. E le persone erano meno sensibili al tema: si riteneva il morbillo una “semplice” malattia dell’infanzia, anche perché non esisteva il vaccino».

I contagi aumentano perché non ci si vaccina

Mentre l’Oms festeggia il fatto che dal 2016 la mortalità globale sia scesa per la prima volta sotto i 100.000 casi all’anno, da noi nel 2017 i contagi sono aumentati di 6 volte rispetto all’anno precedente, toccando quota 5.000. «Morire di morbillo nel 2018 è uno scandalo, proprio perché oggi esiste il vaccino» dice l’esperto. La causa allora qual è? «La bassa copertura. In Sicilia, una delle regioni con più casi di infezione, solo 8 bambini su 10 fanno la profilassi: la copertura necessaria per fermare il virus è del 95%. Vanno poi considerati coloro che non l’hanno fatta negli anni passati, e oggi sono adolescenti e adulti che diffondono la malattia. La soluzione? Vaccinarsi. E ricordarsi che le dosi per l’immunizzazione sono 2».

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