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Allarme morbillo: perché sta aumentando anche in Italia

Tra gli effetti della pandemia Covid c’è una crescita delle malattie infettive “tradizionali”, soprattutto del morbillo, che registra +79% in un anno

Il morbillo torna a preoccupare. Tra gennaio e febbraio 2022 i casi sono aumentati del 79% rispetto allo stesso periodo del 2021. Tanto è bastato, nelle scorse settimane, per spingere l’Unicef e l’Oms a lanciare un appello al ritorno alla vaccinazione contro questa malattia infettiva, che è anche tra le più contagiose.

Ci siamo dimenticati del morbillo e delle vecchie malattie infettive

È uno degli effetti proprio del Covid: ci siamo dimenticati delle “vecchie” malattie infettive: «Che ci siamo dimenticati delle malattie tradizionali è evidente: purtroppo commettiamo gli stessi errori degli ultimi 30 anni» commenta Matteo Bassetti, direttore della clinica delle Malattie Infettive dell'ospedale San Martino di Genova. «L'abbiamo visto con la Sars, con l’influenza aviaria e di recente anche con la suina: sembra che si ripeta il copione con ogni problema di tipo infettivologico, per cui non appena è risolto sembra che si dimentichi tutto».

Crescono i casi di morbillo

«La pandemia di Covid-19 ha interrotto i servizi di immunizzazione, i sistemi sanitari sono stati sopraffatti e ora stiamo assistendo a una recrudescenza di malattie mortali, incluso il morbillo. Per molte altre malattie, l'impatto di queste interruzioni dei servizi sanitari si farà sentire per i decenni a venire», ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms. «Ora è il momento di rimettere in sesto l'immunizzazione essenziale e lanciare campagne di recupero in modo che tutti possano avere accesso a questi vaccini salvavita». D’accordo anche Rocco Russo, responsabile del tavolo vaccinale della Sip, la Società italiana di Pediatria: «Di recente la rivista scientifica Lancet ha pubblicato alcuni dati che mostrano come, con lo scoppio della pandemia da Covid, si è registrato un drastico calo nelle vaccinazioni che è proseguito per diversi mesi. Fortunatamente poi c’è stata una ripresa, anche se non siamo tornati ancora ai livelli di copertura pre-Covid».

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Morbillo: in Italia sotto la soglia dell’immunità di gregge

Il calo delle vaccinazioni classiche è stato generale, ma preoccupa soprattutto quello del morbillo che, come ha ricordato la direttrice generale dell'Unicef, Catherine Russell, «è più di una malattia pericolosa e potenzialmente mortale. È anche una prima indicazione che ci sono lacune nella nostra copertura vaccinale globale, lacune che i bambini vulnerabili non possono permettersi», ha affermato. «È incoraggiante che le persone inizino a sentirsi sufficientemente protette da Covid-19 per tornare ad attività più sociali. Ma farlo in luoghi in cui i bambini non ricevono la vaccinazione di routine crea la tempesta perfetta per la diffusione di una malattia come il morbillo».

Come spiega Russo, «prima della pandemia il tasso di vaccinazione contro il morbillo era cresciuto del 5%. Adesso la situazione in Italia vede una diminuzione delle vaccinazioni nei bambini entro i primi due anni di vita dell’1%, quindi ancora abbastanza contenuta. Già a cinque anni il calo è del 3%, mentre preoccupa la fascia adolescenziale dove i vaccinati contro il morbillo rappresentano l’85%, ben al di sotto della soglia del 95% che garantisce l’immunità di gregge», afferma il responsabile delle vaccinazioni della Sip.

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I motivi del calo delle vaccinazioni contro il morbillo

I motivi per i quali si è assistito a questo calo sono diversi, come sottolineano gli esperti: «La situazione italiana non è isolata: sul vaccino anti-Covid si è creata una certa diffidenza da parte di una fetta di popolazione, definita “No Vax”, come si è visto e letto sui social. In questo contesto sono tornate vecchie credenze che avevamo cercato di fugare negli ultimi 20 e 30 anni, anche con buoni risultati. Si è ricominciato a parlare di presunti legami con l’autismo, come negli anni ’90, nonostante alcune affermazioni siano state ampiamente smentite da evidenze scientifiche. Purtroppo questo ha avuto effetto su tutte le campagne vaccinali e in particolare su quella del morbillo, per il quale basta una sola dose per proteggersi per tutta la vita» spiega Bassetti.

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«L’effetto Covid si è sentito, ma io credo che ci siano state soprattutto difficoltà organizzative. Non dimentichiamo che parte del personale sanitario - medici e infermieri - era stato dirottato a reparti Covid durante la fase acuta di emergenza. Alcuni ambulatori vaccinali hanno dovuto rallentare l’attività. Poi hanno pesato il lockdown, con le difficoltà logistiche e le restrizioni, e anche il timore a recarsi in strutture sanitarie da parte dei genitori con bambini piccoli. Ora, però, si sta recuperando» commenta Russo.

Più rischi anche per rosolia e parotite

Un altro rischio, legato al calo delle vaccinazioni contro il morbillo, è di diminuire anche le coperture nei confronti di rosolia e parotite, dal momento che il vaccino è trivalente (detto MPR): «Fermare o rallentare le campagne vaccinali è un errore, sia per il morbillo che per altre malattie come appunto rosolia e parotite, ma anche poliomielite e vaiolo, come dimostra quanto sta accadendo con il vaiolo delle scimmie - spiega l’infettivologo Bassetti – non dimentichiamo che queste malattie non si eradicano mai del tutto. Può diminuire la circolazione, ma proprio come per polio e difterite potrebbero verificarsi nuovi focolai». La globalizzazione e la maggiore circolazione delle persone da diverse aree del mondo, ma anche la maggiore vicinanza tra uomo e animale potrebbero rappresentare motivi per un ritorno di alcune malattie vecchie o per la comparsa di nuove, secondo Bassetti: «Il vaiolo delle scimmie probabilmente è passato a un roditore e, vista la maggiore ‘convivenza’ a causa dell’urbanizzazione, può aver fatto il salto di specie».

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«Dobbiamo ricordare che laddove esistono vaccini efficaci non farli è incomprensibile» conclude l’infettivologo.

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