L’artrite colpisce proprio tutti

05 02 2020 di Cinzia Testa
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Le malattie reumatiche non risparmiano né i bambini né gli anziani. Ma famiglie e medici spesso non riconoscono i sintomi e la diagnosi arriva con anni di ritardo. Hai dubbi o domande? Per tutto il mese di febbraio puoi rivolgerti ai nostri esperti

Finalmente è arrivato un progetto pensato per i malati reumatici più trascurati: i bambini e i pazienti senior. Si chiama “Da zero a cento” ed è stato appena inaugurato all’Istituto ortopedico Pini di Milano «In queste fasi della vita la diagnosi arriva molto tardi, anche anni dopo i primi segnali» racconta Roberto Caporali, responsabile della Reumatologia Clinica dell’istituto milanese. «La ragione è che i sintomi spesso vengono sottovalutati. Basta ascoltare le storie dei pazienti che arrivano nel nostro ambulatorio: genitori bollati come apprensivi perché i dolori del figlio, a detta del pediatra, sono quelli della crescita, e invece poi si scopre che soffre di artrite. O sessantenni liquidati con una diagnosi sommaria di inevitabili dolori da invecchiamento. Ma l’età non è una malattia, al contrario dell’artrite reumatoide a esordio tardivo».

Lo sport è una medicina per i ragazzi

La forma che colpisce più spesso bambini e ragazzi viene chiamata artrite idiopatica giovanile. Idiopatica sta a indicare che di questa infiammazione ancora non si conoscono esattamente le ragioni. I disturbi che devono insospettire sono il gonfiore all’articolazione colpita, il dolore e uno stato di rigidità più accentuato la mattina al risveglio e che migliora man mano durante la F giornata. È normale che nei ragazzini sempre in movimento il gonfiore venga giustificato con un trauma, che i dolori vengano attribuiti allaa crescita e che la difficoltà a muoversi venga imputata al troppo sport. Ma se questi disturbi non passano e sono presenti da almeno sei settimane è meglio rivolgersi a uno specialista e in particolare un reumatologo che si occupi di bambini e adolescenti.

Non tenete lontani dallo sport i bambini che soffrono di artrite. Oggi i reumatologi consigliano l’attività fisica perché aiuta i piccoli pazienti dal punto di vista sia psicologico sia fisico

Le cure sono spesso le stesse che vengono prescritte ai “grandi”, ma in formulazioni e con dosaggi differenti: antinfiammatori non steroidei, cortisone, fino ad arrivare ai farmaci biologici nelle forme che non rispondono agli altri principi attivi. Quando arriva la diagnosi si tende a mettere i ragazzini sotto una campana di vetro: per anni infatti si è creduto che lo sport peggiorasse la malattia e ci si è limitatib a portare questi piccoli malati in piscina a fare un po’ di nuoto. Ma non è così. Se il reumatologo dà il via libera, va benissimo il basket e si può praticare persino l’atletica leggera.

«Certo, nelle fasi acute il movimento va modulato in base alle articolazioni coinvolte e allo stato di attività di malattia ma bambini e teenager devono avere una vita il più possibile simile a quella dei coetanei, per non sentirsi diversi e per evitare le forme depressive e in questo l’attività fisica è insostituibile» sottolinea Rolando Cimaz, responsabile della Reumatologia Pediatrica nello stesso Istituto milanese. «Lo sport li aiuta anche durante le fasi della crescita: diventa importante nella formazione di una struttura muscolare tonica e di una buona architettura scheletrica e contrasta l’aumento di peso, che è un effetto collaterale frequente con alcune terapie antireumatiche, in particolare quelle cortisoniche».

Agli over 50 serve una cura personalizzata

L’artrite reumatoide si può sviluppare anche dopo i 50 anni e persino dopo i 70. «In più, con il trascorrere del tempo la malattia si può manifestare in modo diverso» chiarisce il professor Roberto Caporali. «Ad esempio, i dolori, la rigidità articolare e la difficoltà a muoversi possono scatenarsi nell’arco di pochi giorni in chi non ne ha mai sofferto prima. Tra gli over 70 la malattia si può localizzare non tanto e non solo nelle zone più tipiche, cioè le piccole articolazioni come le mani, ma può colpire le grosse articolazioni, come le spalle e le anche».

Per la diagnosi, la visita specialistica è indispensabile e a volte si deve ricorrere anche ad altri accertamenti come l’ecografia articolare. È inutile invece eseguire le analisi del sangue per valutare la presenza dei biomarcatori che segnalano l’artrite reumatoide. Perché nelle forme tardive della malattia spesso questi valori non risultano modificati. «Rivolgersi allo specialista è fondamentale anche per mettere a punto una terapia ad hoc» avverte il medico.

Le valutazioni da fare nei pazienti senior sono molte. «Per esempio, certi farmaci antireumatici non sono sempre indicati in caso di ipertensione, disturbo frequente negli anziani. Mentre il cortisone a basse dosi, se utilizzato nel modo corretto e solo dopo una diagnosi precisa, negli over 70 può portare alla remissione, cioè a spegnere la malattia» continua l’esperto. Può essere d’aiuto anche il movimento, con un occhio di riguardo alle donne in post menopausa. «L’artrite reumatoide è caratterizzata da un forte stato infiammatorio che può aumentare il rischio di osteoporosi nelle over 65» conclude Caporali. «Per loro dunque vale la regola di prescrivere un programma di attività fisica mirata. E di usare solo in casi limitati il cortisone, altro fattore di rischio per la salute delle ossa».

LA TESTIMONIANZA

«Nessuna assistenza per i nostri figli»

«La mia bambina aveva circa 15 mesi quando è stata ingessata a una gamba per una frattura» racconta Claudia Manessi, 44 anni, mamma di Greta e presidente dell’Associazione Leoncini Coraggiosi ODV (www.leoncinicoraggiosi.it), la prima fondata per tutelare i piccoli con malattie reumatiche e i loro genitori. «Tolto il gesso, però, non camminava e la mia pediatra l’ha subito inviata al reumatologo. Frequentando altre mamme ho capito che io ero una mosca bianca, perché la maggior parte dei pediatri non ha le conoscenze di base sulle malattie reumatiche infantili, con ritardi inimmaginabili nella diagnosi. Ma le difficoltà non finiscono qui. Ho ascoltato gli sfoghi di mamme in difficoltà sul posto di lavoro a causa delle troppe assenze per portare il figlio in ospedale. Così è nata l’idea di costituire l’associazione. In questo momento stiamo portando avanti un programma per aiutare gli insegnanti ad approcciarsi con i piccoli malati. Il prossimo passo? Chiedere più diritti. Per esempio, vorremmo la presenza di uno psicologo infantile negli ambulatori di reumatologia. E ci batteremo perché farmaci di uso comune come antidolorifici, antinfiammatori e gastroprotettori non siano più a carico delle famiglie. I nostri figli non consumano una pillola di paracetamolo ogni tanto come fanno gli altri. Spesso questi bambini hanno bisogno di questi medicinali in maniera continuativa e alla fine dell’anno sono spese che pesano».

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