Per 25 anni Antonella Simioni si è occupata di profitti e investimenti, ha speso il proprio tempo a osservare l’andamento dei mercati, a parlare di risparmi, rischi e guadagni. Il suo lavoro di consulente finanziaria le è sempre piaciuto, però, mi spiega con un sorriso, a dicembre lascerà tutto per vestire i panni di celebrante. Lo fa già da 2 anni e ora vuole dedicarsi a tempo pieno a matrimoni, riti di benvenuto e commiati non religiosi. «Non è strano come potrebbe sembrare. Quando sei un consulente finanziario non hai a che fare solo con i numeri, perché dietro a un progetto di risparmio di una famiglia c’è tutta la sua storia, con le cose belle e i problemi. Ieri li ascoltavo per dare consigli pratici, oggi li ascolto nel momento in cui investono sui loro sentimenti o perché hanno un dolore profondo da superare».

Celebrante matrimonio
La celebrante, Antonella Simioni, ha scelto questo lavoro dopo 25 anni di carriera nel mondo finanziario.

È un mestiere appassionante e delicato

Dire che il celebrante è colui che guida la regia di una cerimonia laica non spiega la sua essenza, né il suo ruolo, perché questa figura non si limita a leggere un testo o una liturgia, cerca di darle significato. È un mestiere appassionante e delicato, dove si impara a entrare in punta di piedi nelle storie degli altri, a mettere insieme pezzi di vita. E i momenti della vita che abbiamo bisogno di raccontare pubblicamente e condividere con le persone amate sono tanti e diversi per ognuno di noi. C’è chi ha deciso di celebrare un’adozione e chi una separazione, magari proprio per rassicurare figli e parenti, per dire loro che una storia d’amore che finisce non si porta via tutto e genitori si rimane. Sempre.

Celebrante matrimonio
La celebrante è Ludovina Matteazzi.

«Noi siamo quelli che aiutano gli altri a trovare le parole» sintetizza Clarissa Botsford, celebrante dal 2013 e docente di Federcelebranti, associazione che rappresenta e forma queste figure in Italia. «Rispondiamo a un bisogno che è antico quanto l’uomo, quello di contrassegnare con un rituale gli eventi più importanti della nostra vita». «Non sai quanto ce ne sia bisogno» interviene Antonella. «Se oggi non sei una coppia di persone cattoliche, etero e al primo matrimonio, non hai diritto a un matrimonio vero, se sei ateo non c’è un funerale, se sei il figlio di una coppia multietnica non hai un rito di benvenuto. Tutto si risolve con la lettura frettolosa del Codice civile, un amico di buona volontà che fa un commiato improvvisato, un brindisi per i nuovi nati. So cosa si prova. Mio marito è francese di origine vietnamita, primo di 5 figli, zio di una moltitudine di nipoti. La nostra famiglia è un melting pot di nazionalità e confessioni diverse. E nessuno di noi due se la sente di imporre al partner i riti della propria religione».

In Italia ci sono circa 100 celebranti

In Italia sono attivi circa un centinaio di celebranti, perlopiù nelle grandi città. Non si trovano facilmente, spesso a metterli in contatto con le famiglie sono proprio le agenzie di onoranze funebri oppure i wedding planner o ancora le location per ricevimenti. Sì, perché un rito laico può essere celebrato ovunque, anche nei posti più strani. C’è perfino chi lo ha fatto sott’acqua con le bombole, raccontano i celebranti sul loro sito.

«Parlare con le persone è il cuore del mio lavoro ma è anche la fase più delicata» di Antonella. «Se preparo un commiato, cerco di sapere quanto più possibile della persona che non c’è più e di chi ha fatto parte della sua vita. E in tutto questo non posso dimenticare che chi ho di fronte porta dentro di sé un immenso dolore, e non sempre ha voglia di raccontarsi. Passo ore a preparare il discorso che pronuncerò davanti a tutti. E prima della cerimonia lo condivido con loro: è un momento emozionante e che affronto sempre con un po’ di batticuore. Sono pronta a scriverlo e riscriverlo tutte le volte che serve perché in quelle parole c’è una grande responsabilità: io sono il loro specchio, sono la persona a cui hanno affidato attimi che ricorderanno per il resto della loro vita. Certo poi c’è anche tutto il resto: studio la regia, rileggo e limo gli interventi degli altri partecipanti, sistemo la sala, i microfoni. E la mattina della cerimonia sono pronta. L’inizio è emozionante, io parto dicendo “Perché siamo qui oggi”, ed è il momento in cui parlo degli sposi o della persona che se n’è andata. Ma in una cerimonia laica c’è spazio per tutta la piccola comunità che si stringe intorno ai protagonisti. Si ride e si piange insieme, perché si è tutti in prima fila. È stato a un matrimonio così che mi sono innamorata di questa attività».

Una celebrazione collettiva

Una celebrazione collettiva, dove ci si sente invitati e non spettatori: forse è soprattutto questo che la differenzia da certi riti, anche religiosi. «Ma le cerimonie laiche non sono antireligiose» precisa Liana Moca, presidente di Federcelebranti. «C’è posto per tutti, per interventi e preghiere di ogni tipo. Sabato mattina ho tenuto un matrimonio civile: lo zio di lei, un frate cappuccino, ha letto un passo di Sant’Agostino, poi sono arrivati i colleghi di lui, un parà, degli omoni che hanno recitato tutti insieme la preghiera dei paracadutisti. Non c’erano esclusi, condividevamo ciascuno con il suo modo la stessa cosa. E noi celebranti ci accorgiamo se abbiamo raggiunto l’animo delle persone. C’è sempre un dettaglio, un particolare che lo rivela. A un matrimonio che ho celebrato ho visto il testimone alzarsi, dopo la firma. Non capivo dove andasse: l’ho seguito con lo sguardo, ha raggiunto sua moglie e l’ha baciata».


Di cerimonie non religiose c’è sempre più richiesta. Nel 2019 i matrimoni non celebrati in chiesa sono stati il 52,6%, in quasi 2 unioni su 10 uno dei componenti della coppia è straniero e spesso segue una religione diversa


«Dicono che i veri professionisti non piangono mai. Ma a me succede» continua Antonella. «Mi ha lasciato il segno la vicenda di una coppia: il marito era morto per una malattia durante il lockdown e sua moglie ha voluto un commiato in suo ricordo mesi dopo, insieme ai pochi che era possibile coinvolgere, vista l’emergenza sanitaria. Ricordo ancora perfettamente le parole che lei ha letto durante la cerimonia: lui le aveva fatto recapitare una lettera il giorno del suo compleanno, nel tentativo estremo di consolarla e rimanerle accanto. E lei a quel punto doveva lasciarlo andare, doveva ricominciare da sola, trovare in quella cerimonia il modo per salutarlo».

Il ruolo del celebrante

Difficile restare distaccati in questi casi. Ma la regola numero uno del celebrante, avverte Clarissa Botsford, è ricordarsi il proprio ruolo: «Non sei né uno psicologo né un confessore. Quando la cerimonia si conclude esci di scena, ricordando a te stesso che il tuo compito è finito. Però lo fai consapevole che questa esperienza ha arricchito più te che loro».


Il celebrante può officiare il matrimonio civile al posto del sindaco, deve però ottenere una delega (basta inviare una richiesta al Comune). La cerimonia può tenersi in Municipio o in un altro locale del Comune. Per le location private serve un regolamento ad hoc


Come si diventa celebranti

I celebranti laici a Londra operano almeno dal 1892. Questa professione è diffusissima nel Regno Unito: già riconosciuta dalla Stato in Scozia, in via di accreditamento in Inghilterra. In Italia siamo ancora agli inizi. Federcelebranti è all’opera per regolarla e definire la figura e l’attività del celebrante. L’associazione è l’unica che offre percorsi formativi ad hoc. «Il corso base prevede 60 ore, in parte in presenza in parte online» spiega Richard Brown, console onorario d’Inghilterra in Sicilia, celebrante e docente della Federazione. «Comprende nozioni di tecnica: si insegna a raccogliere informazioni con le domande giuste, a scrivere testi e parlare in pubblico, oltre che a gestire le emozioni».

Chi aspira a diventare officiante deve puntare su empatia, dialettica, ma anche spirito organizzativo. Veri registi della cerimonia, i celebranti creano uno script dell’evento, ne definiscono i tempi e si coordinano perfino con i fornitori tecnici, dagli addetti alle luci a chi si occupa del sottofondo musicale. Non esiste un tariffario, ma in genere per un matrimonio si chiedono dai 500 ai 1.000 euro, per i commiati 300.