Da anni scienziati e Stati nazionali dibattono sulla fattibilità dell’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5° gradi rispetto ai livelli preindustriali. Secondo un recente studio della Columbia University, pubblicato su “Nature Climate Change”, un ostacolo al raggiungimento di questo target è la produzione mondiale di carne, latticini e riso.

Cibo e riscaldamento climatico

Il sistema alimentare produce tali quantitativi di gas a effetto serra da amplificare considerevolmente il processo di riscaldamento globale. Secondo la ricerca americana, le emissioni di gas serra dovute al consumo di cibo da parte degli esseri umani potrebbero far aumentare la temperatura media globale di quasi 1 grado entro il 2100. I valori oscillano per i diversi scenari analizzati tra 0.7 ± 0.2 e 0.9 ± 0.2 °C, soprattutto per effetto delle emissioni di metano. E stiamo parlando soltanto del cibo: a questa fonte di riscaldamento globale, vanno sommate le altre cause dell’innalzamento delle temperature, combustibili fossili in primis. Sulla base di questi dati, appare evidente come l’obiettivo dei 1,5° gradi appaia difficile da raggiungere.

siccità

Alimenti, il problema metano

“Sostenere il modello della produzione alimentare che abbiamo oggi non è coerente con il mantenimento della soglia di temperatura di 1,5°C”, ha dichiarato al “Guardian” Catherine Ivanovich, della Columbia University, che ha guidato la ricerca. “Ciò pone molta urgenza sulla riduzione delle emissioni, – ha proseguito la ricercatrice – in particolare dai gruppi alimentari ad alto contenuto di metano“.

Studiato l’impatto di 94 alimenti

La ricerca, pubblicata su “Nature Climate Change”, ha trattato i gas serra prodotti da 94 tipi di alimenti. Ne emerge, per ciascuno di essi, limpatto sul clima nel tempo. La continuazione della produzione alimentare odierna porterebbe a un aumento di 0,7°C entro il 2100 se la crescita della popolazione globale fosse bassa; di 0,9°C se la crescita della popolazione fosse elevata. “La nostra analisi – affermano i ricercatori – dimostra chiaramente che gli attuali modelli di produzione e consumo alimentare sono incompatibili con il mantenimento di una popolazione in crescita mentre si persegue un futuro climatico sicuro”.

bovini

Carne, latticini e riso

L’analisi ha rilevato che la maggior parte delle emissioni di gas serra proviene da tre fonti principali: carni animali – come mucche, pecore e capre – latticini e riso. Tutte emettono grandi quantità di metano, un potente gas serra con un potere riscaldante più di 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica.

L’incognita del consumo futuro di carne

Purtroppo questi dati previsionali potrebbero essere largamente sottostimati. Infatti lo studio presuppone che il consumo di prodotti animali rimarrà stabile in futuro. Al contrario, si prevede che esso potrebbe aumentare del 70% entro il 2050.

I provvedimenti da prendere

Gli scienziati hanno affermato che l’aumento della temperatura potrebbe essere ridotto del 55% riducendo il consumo di carne nei Paesi ricchi. Sarebbe un modo, fra l’altro, per adeguarsi alle raccomandazioni mediche degli organismi internazionali e un sistema per ridurre le emissioni del bestiame.