Si capisce fin da piccoli che lavoro faranno da grandi?

Credits: Shutterstock
/5
di

Alex Corlazzoli

Già alla scuola materna si vedono le predisposizioni dei bambini, che andrebbero coltivate da quel momento. Ciò non vuol dire pilotare le loro passioni, ma assecondarle

I primi anni di vita di un bambino sono profetici. Spesso basta osservare un piccolo di 4-5 anni per capire che lavoro potrebbe fare in futuro. Ecco perché l’orientamento scolastico dovrebbe iniziare alla scuola dell’infanzia e i genitori dovrebbero sostenere le predisposizioni dei bambini. Ma non basta. A segnare il percorso di un bambino è anche la scuola o, meglio, chi incontrerà in aula.

L'ambiente determina il livello del linguaggio e dell'intelligenza

Partiamo dal primo dato. Quando un bimbo arriva a scuola ha già un bagaglio di informazioni che derivano dall’ambiente che lo ha circondato fino al giorno prima. Lo spiega bene Céline Alvarez in “Le leggi naturali del bambino” (Mondadori) nato dal progetto sperimentale fatto in Francia presso la scuola dell’infanzia Jean – Lurcat di Gennevilliers. “L’essere umano – scrive Alvarez – non è predeterminato a sviluppare il linguaggio, il ragionamento, l’empatia. Il bambino nasce con la possibilità di sviluppare l’intelligenza che possiede a livello embrionale”. La ricercatrice prende ad esempio il linguaggio: “L’essere umano fin dalla nascita è predisposto a costruire un linguaggio elaborato e complesso. E’ programmato per farlo ma potrebbe benissimo non riuscirci mai se l’ambiente non offre condizioni che permettono di crearlo”.

Uno studio dell’Haut Conseil de l’Education dimostra proprio quanto affermato dalla Alvarez. Centinaia di ore di interazione tra bambini e adulti sono state registrate in 42 famiglie appartenenti a contesti socioeconomici diversi. I bambini sono stati seguiti dall’età di sette mesi fino ai tre anni. I ricercatori hanno constatato che dall’86 al 98 percento delle parole usate dai piccoli di tre anni proveniva direttamente dal lessico dei genitori. Secondo questo studio i bambini provenienti da ambienti agiati ed esposti più degli altri a un linguaggio articolato avevano un quoziente intellettivo molto superiore a quello degli altri.

Il ruolo degli insegnanti

Lo sanno bene i maestri che quando accolgono i bambini in prima elementare hanno ben presente le inclinazioni degli uni o degli altri. La scuola parte da lì, da un terreno che è già stato seminato. Certo è che gli insegnanti giocano il secondo tempo della partita della crescita umana di un individuo.

Nel 1992 l’economista Eric Hanushek analizzò migliaia di dati sull’efficacia degli insegnanti e arrivò a una conclusione impressionante: uno studente nella classe di un insegnante particolarmente inefficace impara in media la metà del programma di un anno scolastico; al contrario nella classe di un insegnante molto efficace imparerebbe l’equivalente di un anno e mezzo di programma. In altri termini la differenza tra un insegnante buono e uno mediocre vale un anno intero di istruzione. Questi dati ci svelano quanto sia importante il ruolo del docente nell’appassionare e nel trasmettere una materia.

Far provare tante passioni o coltivarne una?

Spesso i bambini sono influenzati dall’insegnante nell’appassionarsi ad una disciplina o ad uno sport. La tendenza dei genitori, soprattutto nelle attività sportive, è quella di far provare di tutto e di più trasformandoli in ragazzini incapaci di coltivare una passione magari proprio quella per la quale loro sono portati.

Ho davanti ai miei occhi alunni che sono passati dal calcio al violino, dal karate al basket senza appassionarsi a nulla ma assecondando solo i desiderata di mamma e papà. Il caso più esemplare quello di un bambino di nove anni costretto ad imparare il liscio per la gioia di mamma!

Sono molti gli influencers con i quali ha a che fare il bambino in maniera più o meno esplicita ma è altrettanto chiaro che sta alla scuola e alla famiglia giocare un ruolo responsabile e rispettoso dello sviluppo dell’individuo. Non si tratta di pilotare le predisposizioni di un bambino ma di intuire, attraverso l’osservazione, le sue passioni e farne tesoro affinché un giorno possano dare frutto nella vita e persino nella scelta della scuola.

Il valore dei test attitudinali

Dovremmo tornare ad usare uno strumento che fino a qualche decennio fa era patrimonio comune nelle scuole, persino alla primaria: i test attitudinali.

Le giornate aperte e i progetti di orientamento spesso hanno sostituito i questionari dando la sensazione ai genitori di essere sufficienti a valutare la futura scuola. Ma non è sempre così anche perché quando una scuola apre le porte ai futuri allievi si presenta nel migliore dei modi come una città quando arriva in visita il Papa o il Presidente della Repubblica. Tra le esperienze da citare c’è sicuramente quella di  Torino. Qui il Centro orientamento scolastico professionale utilizza il test Arianna per individuare i percorsi scolastici più adatti ai ragazzi che devono effettuare la scelta della scuola superiore dopo la terza media.

Il test è composto da dieci prove attitudinali e da un questionario motivazionale. La somministrazione gratuita del test viene effettuata alle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado di Torino che ne fanno richiesta ed è anche possibile richiederla a livello individuale. Gli esiti vengono presentati dagli orientatori agli insegnanti attraverso incontri dedicati; vengono anche illustrati alle famiglie che ne fanno richiesta, presso le sedi scolastiche.

Arianna è in grado di evidenziare le attitudini e le potenzialità degli studenti con riferimento a cinque aree del pensiero: logico, astratto - simbolico, linguistico, strategico e concreto - spaziale. Il questionario motivazionale rileva la percezione che l'allievo ha di riuscita e motivazione allo studio, il metodo e le strategie adottate, l'apertura alle esperienze di vita e i principali interessi per attività, ambiti e lavori.

Il test è in uso da oltre 20 anni, ma è stato recentemente rinnovato, in collaborazione con i Dipartimenti di informatica e psicologia dell'Università degli Studi di Torino.

Risultati? Una ricerca svolta dalla Fondazione Agnelli ne ha evidenziato l'alta capacità predittiva confermandone l'efficacia quale strumento di orientamento.

Arianna non è l’unico test di questo genere, ne girano molti anche sulla Rete ma il merito del lavoro fatto a Torino è quello di seguire i ragazzi nel corso del loro cammino scolastico e scoprire quanto sia stato utile rispondere al questionario. In genere questi test vengono usati l’ultimo anno della secondaria di primo grado e al quinto anno delle superiori ma forse andrebbero fatti ben prima per comprendere e rafforzare le attitudini dei ragazzi. Detto in altre parole: se un 11enne dimostra di avere predisposizioni per la matematica vale la pena rafforzare queste sue competenze.

 

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te