donna mal di testa

In Spagna arriva il congedo mestruale. E da noi?

Il governo di Madrid pronto a varare un permesso di tre giorni al mese per chi soffre di dismenorrea. Che fine ha fatto la proposta italiana?

Da paese più tradizionalista e conservatore a uno dei più all’avanguardia sul fronte dei diritti per le donne. La Spagna è pronta a diventare il primo Stato occidentale a varare il cosiddetto “congedo mestruale”, uno speciale permesso riconosciuto a tutte le donne e in particolare a quelle per le quali i dolori legati proprio al ciclo siano tali da diventare un ostacolo allo svolgimento delle normali attività. Insomma, a quelle che soffrono di dismenorrea. La novità è contenuta in un disegno di legge sulla salute riproduttiva, che contiene anche norme sul diritto all’aborto dai 16 anni di età, e che il governo di Madrid approverà martedì 17 maggio. Si tratta di una vera rivoluzione, che arriva mentre in Italia si discute, invece, della difficoltà ad assumere donne under 40 per il “rischio” che abbiano figli e dunque vadano in maternità, diventando un costo per le aziende. In realtà anche nel nostro Paese nel 2017 era stata presentata una proposta di legge sul “congedo mestruale”, firmata dalla deputata del Pd Romina Mura, ma il testo è rimasto chiuso in un cassetto.

La proposta spagnola: congedo mestruale di tre giorni al mese

La proposta di legge spagnola sul congedo mestruale è in dirittura d'arrivo e, come riferisce il quotidiano El Pais, prevede un permesso retribuito di tre giorni durante il ciclo mestruale o a seguito dell’interruzione di gravidanza. In caso di mestruazioni particolarmente dolorose e dunque invalidanti, il congedo mestruale potrà arrivare a cinque giorni al mese, a fronte di un certificato medico. Tra le altre misure ci sono anche il diritto all’aborto per tutte le donne dai 16 anni in su (anche senza il consenso dei genitori) e il taglio dell’Iva sui prodotti per l’igiene femminile nei negozi (la famosa tampon tax), oltre alla distribuzione gratuita nelle scuole e nei centri educativi di assorbenti e prodotti analoghi. Insomma, un vero passo avanti nel campo dei diritti delle donne. E in Italia, a che punto siamo?

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La proposta italiana sul congedo mestruale finita nel dimenticatoio

In realtà anche in Italia si era discusso di un disegno di legge analogo, cinque anni fa. A proporlo erano state alcune deputate, guidate da Romina Mura (Pd), che prevedevano un solo articolo, ma chiaro: le donne con dismenorrea avrebbero potuto usufruire di un permesso retribuito per un massimo di tre giorni al mese, a fronte di un certificato medico di uno specialista, da rinnovarsi di anno in anno. A pagare le assenze sarebbe stata presumibilmente l’Inps, anche se la proposta non lo indicava in modo esplicito, perché si auspicava un dibattito, che poi non c’è mai stato. Mura oggi commenta: «Avevo proposto legge nella scorsa legislatura, considerando di intraprendere un cammino di ascolto delle parti interessate, associazioni delle malate di endometriosi e parti sociali per individuare lo strumento migliore per supportare le lavoratrici. Poi è arrivato il Covid e l’agenda politica è diventata quella di emergenza che conosciamo». E il disegno di legge è rimasto lettera morta.

I Paesi che tutelano le donne con ciclo doloroso

Può stupire, ma tra i Paesi che hanno già previsto permessi speciali per le donne che soffrono di ciclo mestruale doloroso ci sono alcuni “insospettabili”, come Cina, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan e Giappone, mentre i grandi assenti sono gli Stati occidentali. Per paradosso, proprio in questi giorni tiene banco la possibile decisione della Corte suprema statunitense di abolire la legge del 1973 che prevede il diritto all’aborto per le donne: se così fosse, si tratterebbe di un passo indietro non da poco per gli Usa. Quanto alla Spagna, Mura dice: «Sta facendo passi da gigante in materia di legislazione sociale e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. Che sia in fase di approvazione un intervento uguale a quello che avevo ipotizzato deve incentivarci e spronarci a riprendere ragionamento anche qui in Italia».

Quante sono le donne con dismenorrea

Secondo quanto riferisce El Pais, che cita i dati della Società spagnola di ginecologia e ostetricia, il 30% delle donne soffre di dismenorrea, con dolori addominali anche molto forti, diarrea, mal di testa e in alcuni casi anche febbre. «Sono tutti sintomi importanti e presupposti perché la dismenorrea sia riconosciuta come invalidante. In alcuni casi, infatti, il disturbo può essere tale da rendere difficile lo svolgimento del proprio lavoro e le normali attività quotidiane.

Troppi pregiudizi sul dolore mestruale

Il problema è che c’è molto pregiudizio: spesso la dismenorrea non è considerata una patologia, ma una variabile fisiologica, cioè un semplice dolore che può essere più o meno tollerato dalle donne, a seconda della sensibilità» spiega Antonella Vezzani, presidente dell’AIDM, l’Associazione Italiana Donne Medico. «Non è di per sé una patologia, ma il dolore molto forte è un sintomo patologico: insomma, il ciclo mestruale è fisiologico e porta con sé una serie di fastidi e scompensi, ma se il dolore rende difficile la quotidianità, questo non è più normale», aggiunge l’esperta.

La cefalea è una malattia invalidante e può esserlo anche il ciclo mestruale

A frenare leggi come quella che si appresta a varare la Spagna ci sono in molti casi diversi stereotipi, come la convinzione che i dolori possano essere una “scusa” per assentarsi dal lavoro. «Purtroppo è un pregiudizio che esiste ancora e cha radici nel passato. Io stessa ho sofferto di endometriosi, che è considerata malattia rara, anche se ora se ne parla maggiormente. Tra i sintomi ha anche il dolore mestruale e ricordo che da bambina mia madre mi diceva sempre che le mestruazioni non potevano essere un motivo per stare a casa da scuola, non era ammesso» spiega Vezzani. «Purtroppo è così. Uso una frase usurata, ma per rappresentare la realtà: l’Italia non è ancora un paese che sostiene e valorizza le donne né rispetto alle potenzialità che queste esprimono, ancora meno rispetto alle peculiarità delle patologie di cui spesso siamo vittime e che sono all’origine di invalidità temporanee e permanenti. L’endometriosi è una malattia terribile. Un inferno, un terribile fattore di marginalità che incide sulla vita privata come su quella pubblica. Troppo spesso le donne l’affrontano in solitudine e in silenzio perché, talvolta, oltre alle sofferenze se ne vergognano» sottolinea Mura.

«Va superato il pregiudizio esattamente come è accaduto con la cefalea: se un tempo veniva considerata un semplice mal di testa, oggi è riconosciuta come malattia invalidante, quando ci sono alcune condizioni. I cefalalgici (coloro che ne soffrono in modo cronico e costante, NdR) hanno il permesso per astenersi dal lavoro in concomitanza con le crisi. In alcuni casi hanno necessità di rimanere chiusi in casa, con la luce spenta – spiega la presidente dell’AIDM – Allo stesso modo per molte donne non basta un antidolorifico o un antinfiammatorio: ovviamente serve una valutazione medica, fatta caso per caso, e lo specialista non si dovrebbe limitare a certificare la dismenorrea, dunque il dolore, ma dovrebbe anche capirne le cause per aiutare chi ne soffre a superare questo problema», conclude Vezzani.

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